La russa Daria Shmeleva © SwPix
La russa Daria Shmeleva © SwPix

Una stangata allo sport russo

Nuove manipolazioni dell’antidoping e la WADA colpisce duro: per quattro anni niente Giochi Olimpici, Mondiali e altre grandi competizioni internazionali. E per il ciclismo è una vera mazzata

A distanza di quattro anni il mondo dello sport russo si ritrova nuovamente fuori dalle competizioni più prestigiose: nella giornata di ieri è arrivata infatti l’attesa decisione della WADA, l’agenzia mondiale antidoping, dopo le ultime inchieste e ancora una volta la Russia è stata esclusa dai Giochi Olimpici, sia quelli estivi di Tokyo 2020 che quelli invernali di Pechino 2022. Non è stato un fulmine a ciel sereno perché c’era un netto sentore che potesse arrivare una nuova pesante sanzione, ma quella che ieri si è abbattuta sulla Russia sportiva è stata una vera e propria mazzata.

Per i prossimi quattro anni, infatti, lo stop riguarderà non solo le rassegne a cinque cerchi, ma anche Campionati del Mondo ed altri eventi maggiori (Europei, Coppe del Mondo…) organizzati dalle federazioni sportive affiliate alla WADA, quindi non più solo l’atletica come era stato nel precedente quadriennio. A salvarsi potrebbero esserci solo gli Europei di Calcio del 2020 – con la città di San Pietroburgo ad ospitare alcune partite – mentre tutto il resto sarebbe attualmente a rischio: inoltre la Russia non potrà ospitare rassegne internazionale, né si potrà candidare ai Giochi Olimpici del 2032 a cui alcune città, la stessa San Pietroburgo in primis, avevano fatto più di un pensierino.

Prove di nuovi manipolazioni dell’antidoping
Dopo la precedente squalifica avvenuta poco prima dei Giochi Olimpici di Rio 2016, originata dal celebre Rapporto McLaren, la WADA aveva tenuto sotto stretto controllo tutto il mondo dello sport russo, chiedendo trasparenza sui dati dei laboratori antidoping (quello di Mosca in particolare) ed una totale riorganizzazione di tutto il sistema dei controlli antidoping nel paese. Dopo una parziale riapertura nel 2018, la situazione è nuovamente precipitata quest’anno: le analisi consegnate dalla RUSADA, l’agenzia antidoping russa, non hanno convinto i colleghi della WADA e gli investigatori hanno raccolto ulteriori prove sulla manipolazione e sulla sparizione di file e documenti, oltre ad un maldestro tentativo di fabbricare nuovi dati. Ricordiamo che a differenza di alcuni casi “occidentali”, vedi la recente chiusura del Nike Oregon Project, qui si sta parlando di manipolazioni organizzate direttamente sotto agli occhi di Comitato Olimpico ed Enti Governativi.

A quanto si apprende, in questo nuovo filone di indagine, potrebbero essere circa 150 gli atleti di tutti gli sport ad aver beneficiato di coperture all’interno del sistema russo: alcuni di questi sarebbe quelli già coinvolti tra il 2015 ed il 2016, altri invece sarebbero atleti fin qui considerati “puliti”. Questo è un fattore importante perché il documento votato ieri all’unanimità dai 12 membri del comitato esecutivo della WADA, consentirà la partecipazione ad atleti indipendenti a patto che riescano a provare la loro estraneità la sistema: chi vive e si allena all’estero, ha sicuramente più possibilità di farla franca e di continuare a gareggiare.

Addio a medaglie quasi sicure in pista
La Russia ha una ventina di giorni di fare ricorso ed a quel punto la partita finale si giocherà al TAS di Losanna, e staremo a vedere cosa succederà. Certo è che, se la sanzione verrà confermata, anche nel ciclismo ci saranno importanti ripercussione anche a breve termine: per quanto riguarda la strada i russi erano qualificati per Tokyo con tre corridori per la prova maschile (uno per la cronometro) e con un’atleta in campo femminile, quindi i prossimi sviluppi saranno importanti per capire chi eventualmente potrà essere convocato come indipendente (chi ha squalifiche passate è fuori) o se quei posti dovranno essere riassegnati.

Ma è soprattutto nel ciclismo su pista che la Russia avrà le conseguenze peggiori: da qui a Tokyo la strada è ancora abbastanza lunga, ma la coppia della Velocità a Squadre femminile composta da Anastasiia Voinova e Daria Shmeleva – a proposito, auguri di pronta guarigione a quest’ultima che si è rotta sei costole in Coppa del Mondo a Cambridge – è una garanzia di medaglia in tutte le competizioni internazionali e dopo l’argento a Rio 2016, l’obiettivo per la trasferta giapponese sarebbe senza dubbio quello di conquistare l’oro. Anche in campo maschile le migliori carte da medaglie arriverebbero delle discipline della velocità e ci sarebbe l’incredibile caso di Shane Perkins, australiano di nascita che dopo la mancata convocazione a Rio 2016 ha cambiato nazionalità scegliendo proprio la Russia per puntare a Tokyo 2020: un’esclusione sarebbe per lui una beffa atroce.

Una mazzata per il ciclismo su strada già in crisi?
Se in Russia in qualche modo il ciclismo su pista riesce ancora a competere ai massimi livelli, ben diverso è il discorso per il ciclismo su strada che ormai da alcuni anni sembra essere in una fase di regressione in cui a tenere in piedi la baracca sono una manciata di talenti isolati: la squalifica per quattro anni da tutte le grandi competizioni internazionali potrebbe essere un vero colpo di grazia ad un movimento in difficoltà, che quest’anno deve fare i conti con la chiusura di una squadra come la Katusha e con quella sorta di “italianizzazione” operata dalla Gazprom-Rusvelo che per la prima volta si è aperta anche agli stranieri.

La crisi in tema di squadra non aiuta, ma per capire il futuro del ciclismo russo bisognerà anche vedere cosa decideranno di fare quei corridori più in vista del mondo a cui non farà certo piacere questa squalifica, proprio dal punto di vista sportivo: la tre volte medagliata olimpica Olga Zabelinskaya, dopo la partecipazione a Rio 2016 agguantata all’ultimo, aveva intuito bene la situazione e avendo anche una squalifica per doping alle spalle si è affrettata a cambiare nazionalità per essere sicura di poter essere a Tokyo, sebbene sotto la bandiera dell’Uzbekistan.

Ma Zabelinskaya ha quasi 40 anni e un’ultima occasione di fronte, gli altri invece cosa faranno? Il talento Pavel Sivakov rischierà di stare a guardare o di correre come indipendente, con quanto supporto non si sa, o prenderà licenza francese essendo di fatto cresciuto lì? E poi abbiamo Vlasov, che con il passaggio all’Astana potrebbe aprirsi nuove porte, e ancora le emergenti Maria Novolodskaya, Anastasia Chursina e Aigul Gareeva in campo femminile che dovranno riflettere bene sul loro futuro e la Federazione Russa, guidata dall’ex professionista Vyatcheslav Ekimov dovrà essere brava a dare loro garanzie importanti nonostante le sanzioni. Altrimenti saranno dolori per l’intero movimento.

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