Georgia Baker e Annette Edmondson dopo la Madison di Brisbane © UCI
Georgia Baker e Annette Edmondson dopo la Madison di Brisbane © UCI

Dominio aussie… ma fino a un certo punto

Coppa del Mondo, a Brisbane i padroni di casa contano più sconfitte che vittorie nella seconda giornata. Ancora bravissima Miriam Vece, Balsamo-Fidanza difendono la leadership azzurra nella classifica di Madison

Se l’Australia sperava di fare filotto oggi nelle quattro finali della prova di Coppa del Mondo di Brisbane, potendo contare su quattro punte di diamante nelle rispettive specialità, il suo bilancio non potrà dirsi che negativo: fedeli alle aspettative le splendide Edmondson-Baker nella Madison, ma Glaetzer si è dovuto inchinare a Quintero nel Keirin, la Morton ha ceduto alla Wai Sze Lee nello Sprint, per non parlare di Cameron Meyer, che nell’Omnium non ha saputo andare più su del quinto posto. Un’ennesima riprova dell’ottimo livello di queste gare di CDM, nelle quali nulla viene conquistato con facilità, o per caso, o per diritto divino.

In questo contesto l’Italia, pur se in una fase di sinusoide bassa della stagione, trova lo stesso un paio di sorrisi: il primo riguarda Miriam Vece, capace di segnare un nuovo record italiano della Velocità, oltre che di raggiungere – come sette giorni fa in Nuova Zelanda – gli ottavi di finale nel complicatissimo torneo degli sprint. Il secondo motivo di allegria è dato dalla difesa della leadership azzurra nella classifica di Coppa della Madison femminile. Viste le avversarie che le coppie italiane si trovano via via ad affrontare, la continuità della nostra nazionale è degna di stima e ammirazione anche se magari i successi nella specialità latitano.

 

Miriam Vece, ogni settimana un record
Miriam Vece ha preso un bell’andare nelle prove della Velocità individuale in CDM: se a ogni appuntamento sforna un nuovo record italiano, possiamo ritenerci sempre più soddisfatti del suo operato. A Brisbane il limite sui 200 metri è stato abbassato da 10″844 a 10″832, una limatura di 12 millesimi che permette all’azzurra di restare non diciamo nell’élite della disciplina, ma in una galassia di seconde linee nella quale lei continua a muoversi verso l’alto.

Se una settimana fa a Cambridge aveva staccato l’ottavo tempo in qualifica, stavolta la concorrenza era superiore sicché nonostante il primato migliorato si è dovuta accontentare della 13esima posizione. Il che ha significato un percorso più accidentato nei turni a eliminazione diretta rispetto alla tappa neozelandese: e se ai sedicesimi la cremasca ha battuto la hongkonghese Hoi Yan Jessica Lee, agli ottavi si è trovata davanti una delle regine dello sprint, la russa Anastasiia Voinova, che senza tanti complimenti s’è sbarazzata di lei. La continuità a questi livelli è la parte mezzo piena del bicchiere per Miriam; la speranza è che goccia dopo goccia, quel bicchiere divenga sempre più dissetante.

Il torneo è stato dominato dall’iridata Wai Sze Lee: l’atleta di Hong Kong ha vinto le qualifiche e poi ha fatto percorso netto contro l’ucraina Olena Starikova ai quarti, la citata Voinova in semi e l’australiana Stephanie Morton in finale. Il bronzo è andato alla Voinova che ha piegato la colombiana Martha Bayona nella finalina. La classifica di Coppa è virtualmente appannaggio di Wai Sze Lee, che guida con 2000 punti contro i 1525 della Starikova; la quale dovrebbe conquistare l’ultima tappa (e sperare che la Lee non ci sia) per operare il ribaltone, ma seppur forte l’ucraina non è pronosticabile come vincitrice in quel di Milton tra un mese.

 

Nella battaglia dell’Omnium vince Gate, Plebani resta ai margini
Continua a parlare neozelandese l’Omnium: dopo le due vittorie di Campbell Stewart nelle precedenti due tappe di Coppa, stavolta è toccato ad Aaron Gate fare la voce grossa imponendosi abbastanza nettamente al termine delle quattro prove. Secondo nello Scratch alle spalle del giapponese Eiya Hashimoto e davanti al tedesco Roger Kluge, Gate ha vinto la Tempo Race, guidando alla caccia del giro (riuscita) un drappello con lo stesso Hashimoto, poi secondo, e con il greco Christos Volikakis, terzo alla fine. A metà gara Gate e Hashimoto guidavano con 78 punti, seguiti a distanza dall’ucraino Roman Glasysh a 60, da Kluge e dal francese Morgan Kneisky a 54.

Giù di tono fin qui il beniamino di casa Cameron Meyer, rispettivamente 12esimo e 13esimo nelle due prove; in chiaroscuro Davide Plebani, settimo nello Scratch ma solo 17esimo nella Tempo Race. L’azzurro non avrebbe poi migliorato le cose, cogliendo altri due 17esimi posti nelle restanti prove e chiudendo l’Omnium in 16esima posizione con 46 punti.

L’Eliminazione è stata vinta dallo svizzero Claudio Imhof davanti a Meyer, che ha qui regalato un primo squillo lasciando intravedere la possibilità di una grande rimonta nella prova conclusiva; problemi sia per Gate (solo 12esimo) che per Hashimoto, caduto e poi nono: risultati che hanno permesso ad alcuni inseguitori di riavvicinarsi, con una situazione che a tre quarti di gara vedeva Hashimoto a 102, Gate a 96, Kluge a 90, Kneisky a 88 e Volikakis a 78; Meyer risaliva fino a 72, settimo.

La Corsa a punti è stata praticamente un monologo di Gate, sempre a punti nei primi sei dei 10 sprint totali, e con la ciliegina di un giro conquistato a metà gara con Meyer, Kluge, Volikakis e il kazako Artyom Zakharov. Solo nel finale ci sarebbe stata un’altra caccia positiva, quella del bielorusso Yauheni Karaliok, comunque lontano dalle prime posizioni. Meyer ha provato ancora negli ultimissimi giri a conquistare un secondo giro che l’avrebbe lanciato sul podio, ma non è riuscito nell’intento, mentre Hashimoto, forse fiaccato dai postumi della precedente caduta, non è stato troppo efficace nel corso della prova.

La classifica finale vede così Aaron Gate vincitore a 134 punti, Kluge secondo a 116, Hashimoto terzo 113, Volikakis quarto a 103 seguito, a quota 100, da Meyer e Zakharov. A una tappa dal termine, in Coppa del Mondo Kluge è primo con 1360 punti, seguono Volikakis a 1100, il messicano Ignacio Prado a 1050, Zakharov a 1045 e Campbell Stewart a 1000 (chi vince conquista 500 punti).

 

Australiane ingiocabili nella Madison, ma la testa di Coppa resta azzurra
Liscia come l’olio la Madison femminile, con l’Australia che, nel tripudio del pubblico di Brisbane, ha vinto senza problemi: su 12 sprint, Annette Edmondson e Georgia Baker sono andate a punti in 11, rilassandosi solo nel finale mentre la coppia francese tentava un’impossibile caccia che – qualora fosse andata a segno – le avrebbe permesso di scavalcare le padrone di casa. Le quali, proprio insieme alle transalpine e a Stati Uniti e Hong Kong, hanno pure conquistato un giro, a 30 tornate dalla conclusione. Proprio questa caccia ha indirizzato inesorabilmente la gara, dato che le quattro nazionali protagoniste dell’azione hanno chiuso ai primi quattro posti: 56 punti per l’Australia, 51 per la Francia (distanza minore di quanto abbiano mostrato i valori in campo, e determinata in parte dai 10 punti dell’ultimo sprint, vinto da Claire Copponi-Marie Le Net mentre le aussie, come scritto più su, si limitavano a sgambettare rilassate in gruppo), e poi 32 per gli Usa e 22 per Hong Kong.

Per l’Italia, qui in ballo con Elisa Balsamo e Martina Fidanza, la consolazione di essere stata la prima coppia tra quelle che non hanno preso il giro: 12 punti per le azzurre (due sprint vinti e uno chiuso al terzo posto) e quinta posizione finale davanti alla Cina, con lo stesso punteggio ma con un piazzamento peggiore all’arrivo, e alla Polonia a 11. Un quinto posto che è meno amaro di quanto possa sembrare, dato che consente all’Italia di conservare la testa della classifica in CDM, anche se l’Australia arriva di gran carriera: 1540 punti per le azzurre, 1500 per le aussie, a poi troviamo la Polonia a 1400 e la Cina a 1380. Tutto sarà in ballo nella tappa finale in Canada.

 

Il Keirin delle mille cadute ha un epilogo a sorpresa
L’altra prova di giornata era il Keirin maschile, segnato da più di una caduta: clamorosa quella nella batteria del primo turno con il giapponese Tomoyuki Kawabata che con uno scarto vietato ha fatto andare giù il malese Azizulhasni Awang, il polacco Krzysztof Maksel e l’australo-russo Shane Perkins; Awang si è fermato acciaccato, Kawabata è stato squalificato dalla gara. In semifinale altro capitombolo pesante, vittima il thailandese Jai Angsuthasawit, uno degli astri nascenti della specialità.

E anche la finale non poteva restare esente da ruzzoloni: stavolta è toccato al russo Denis Dmitriev e al trinidense Kwesi Brown toccarsi e saggiare dolorosamente le proprietà del parquet australiano. Matthew Glaetzer, spinto dei tifosi di casa, era convinto di aver fatto il più per vincere la prova, ma ha dovuto fare i conti con la tenacia e il ritorno del colombiano Kevin Quintero (appena 21enne) che l’ha bruciato dopo un bel testa a testa. Bronzo al ceco Tomas Babek davanti al neozelandese Jack Carlin. Lotta a due in Coppa con Dmitriev primo a 1525 e Angsuthasawit secondo a 1320; più distanziati Quintero (1070) e Perkins (1055).

La terza giornata di Brisbane avrà luogo domani con le gare di Velocità e Madison maschile, Keirin e Omnium femminile. Francesco Lamon e Michele Scartezzini proveranno a ripetere la bella Madison di Cambridge, Miriam Vece si misurerà anche nel Keirin, mentre rivedremo nell’Omnium Vittoria Guazzini, già impegnata nella specialità la scorsa settimana. Diretta su Eurosport Player a partire dalle 8.30.

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