Damiano Cima festeggia sul podio la vittoria a Santa Maria di Sala © LaPresse
Damiano Cima festeggia sul podio la vittoria a Santa Maria di Sala © LaPresse

Damiano Cima: «Bisogna crederci fino in fondo»

Intervista al nuovo acquisto della Gazprom RusVelo, vincitore in questa stagione della diciottesima tappa del Giro d’Italia

Vincere una tappa in un grande giro ti cambia la vita. Ed è quello che è successo in questa stagione a Damiano Cima: l’autore di una delle vittorie più inaspettate della storia recente del Giro d’Italia. All’ultimo km della tappa che si concludeva a Santa Maria di Sala il suo destino, e quello dei compagni di fuga Mirco Maestri e Nico Denz, sembrava segnato. Invece il portacolori della Nippo-Vini Fantini-Faizanè è riuscito a resistere all’arrivo a folle velocità del gruppo e a beffare i grandi favoriti di giornata.

Per il bresciano classe 1993, questo è stato il successo più importante della sua carriera, dopo che nella precedente stagione aveva vinto in Cina la prima tappa e la classifica generale del Tour of Xingtai e la sesta frazione del Tour of China I. Terminati questi due anni con la Professional italo-nipponica, la prossima stagione militerà nella compagine russa della Gazprom-RusVelo per andare alla caccia di altri importanti traguardi.

Damiano, che significato ha avuto per te il successo della diciottesima tappa del Giro d’Italia?
«Vincere una frazione della Corsa Rosa è stato molto importante sia per me che per la squadra. Nell’ultimo km ho cercato di mantenere la calma il più possibile, sapendo di avere una sola cartuccia e che avrei dovuto usarla nel migliore dei modi. Nello sport, così come nella vita, è essenziale crederci sempre fino in fondo. Questa vittoria è stata la conferma che non ci si deve mai accontentare, anzi bisogna dare il massimo in ogni occasione»

Qual è il messaggio più bello che ti hanno inviato dopo quella vittoria?
«Ho apprezzato tutte le chiamate e i messaggi che ho ricevuto. Mi ha fatto particolare piacere il numero, dato che sono stati veramente in tanti a scrivermi. Quel giorno mi sono emozionato molto e alla sera ho festeggiato insieme a tutti i miei compagni di squadra, lo staff, gli sponsor, i miei procuratori, mio fratello e la mia fidanzata»

Il 30 maggio non sarà l’unica data del 2019 che ricorderai per tutta la vita, perché un valore importante lo ha anche il 26 ottobre
«Esattamente. Posso dire che due mesi e mezzo fa ho vissuto il giorno più bello di quest’anno. Sposarmi è stata la mia vittoria più bella»

Proprio in quelle settimane, oltre ad essere diventato il coniuge di Veronica, hai sposato il progetto della Gazprom-RusVelo. Cosa ti ha spinto a scegliere questa squadra?
«Ho scelto questa formazione russa perché ho ritenuto molto importante il progetto che sin da subito mi avevano proposto. La sede della squadra è vicino a casa e questo mi permetterà di essere seguito con maggior cura»

A quali corse pensi di partecipare nella prima parte della prossima stagione?
«La mia squadra non ha ancora deciso nei dettagli il mio programma di corse del 2020. In questo mese mi sto allenando con dedizione per essere trovare pronto e il mio obiettivo è quello di migliorarmi ancora. In quest’ultime due annate sono cresciuto parecchio e per questo motivo ho il desiderio di continuare di questo passo»

Secondo te ci sono buone probabilità di vedere la squadra al via del prossimo Giro d’Italia?
«Attualmente non sappiamo ancora se riceveremo o meno la wild card della prossima edizione. Nel caso dovessimo partecipare, mi piacerebbe prendervi parte per continuare a misurarmi con i grandi campioni del ciclismo mondiale»

In questi giorni sei in ritiro con la tua nuova squadra, cosa state facendo per iniziare a fare gruppo?
«Proprio adesso siamo in Spagna, a Calpe, per gettare le basi della prossima stagione. Tra un’attività e l’altra, passo del tempo insieme ai miei nuovi compagni di squadra per conoscerli meglio e socializzare con loro»

Qual è la difficoltà più grande che hai incontrato in queste prime due stagioni da professionista?
«Non conosco molto bene l’inglese, anche se mi piacerebbe impararlo. Tuttavia, non è facile ritagliare del tempo facendo coincidere tutti gli impegni ciclistici»

In queste due annate non hai corso solamente in Europa ma anche in Corea del Sud, negli Stati Uniti, in Cina ed in Giappone
«Ho viaggiato tanto e in qualsiasi Paese in cui sono stato ho imparato qualche cosa di nuovo. Gli abitanti di questi posti vivono il ciclismo con più tranquillità e serenità rispetto a noi europei»

Come alla Nippo-Vini Fantini-Faizanè, anche in questa nuova avventura, ti seguirà tuo fratello Imerio, il quale in un’intervista a Cicloweb due anni fa disse che sei un ragazzo molto generoso ma alcune volte troppo diretto. Invece te cosa ci puoi raccontare di lui?
«Dal mio punto di vista lui è molto cocciuto. Se Imerio si mette in testa una cosa, è difficile fargli cambiare idea»

Quanto è importante correre nella stessa squadra di tuo fratello?
«Essere nella sua stessa formazione è fondamentale per la mia crescita. Disputare delle corse con lui mi permette di dare quel qualcosa in più»

Cinque anni fa su Instagram hai pubblicato una foto con la seguenti parole di Pietro Mennea: “lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole lavoro e sacrificio quotidiano nello sport come nella vita”. Che valore ha per te questa affermazione?
«Ha un significato veramente importante. Infatti, è una delle mie frasi preferite perché rispecchia il mio modo di pensare»

Archivio

La vignetta di Pellegrini

L’angolo della polemica

Versione stampabile