Giovanni Carboni © Bardiani CSF Faizanè - Paolo Codeluppi
Giovanni Carboni © Bardiani CSF Faizanè - Paolo Codeluppi

Carboni: «Una vittoria al Giro, il team la merita»

Intervista all’uomo forte della Bardiani CSF Faizanè, reduce da una buona stagione e desideroso di migliorarsi ancora

Le prime esperienze contro i professionisti le ha fatte nel 2014, quando diciannovenne iniziò la propria carriera internazionale con la Area Zero in gare non banali come Lugano e Camaiore. Da allora Giovanni Carboni ne ha fatta di strada: prima le prestazioni alla Unieuro Wilier Trevigiani e poi quelle al Team Colpack hanno permesso al marchigiano di meritarsi la chiamata, avvenuta nel 2018, da parte della Bardiani CSF.

Il suo rendimento in seno alla Professional emiliana è stato già buono nel primo anno ed ulteriormente migliorato nel 2019, nel quale è emerso come una delle poche note liete del team. Forte di un contratto blindato sino al 2021, il nativo di Fano si appresta ad affrontare l’anno dell’ulteriore salto di qualità, quello in cui, già a partire dall’avvio stagionale fra Challenge Mallorca e Volta a la Comunitat Valenciana, è chiamato a dimostrare di essere pronto per entrare nel novero delle certezze del ciclismo italiano.

Col nuovo anno arrivano responsabilità maggiori per te, anche in virtù dei risultati
«Va bene così, perché vuol dire che le due stagioni passate sono state positive, in particolar modo lo è stata quella che si è da poco conclusa. Mi fa molto piacere, avere responsabilità e pressioni in più mi motivano per continuare a migliorare e crescere»

Tornando un attimo sul 2019, il Giro è stato solo la punta dell’iceberg di una stagione sicuramente convincente
«È stato un anno continuo. Sono soddisfatto di quanto fatto a partire dal Giro, perché per me era ovviamente l’obiettivo principale: la squadra mi ha dato la possibilità di arrivarci nelle migliori condizioni e sono rimasto contento per aver mantenuto le aspettative che ci eravamo posti alla vigilia. E sono felice di aver sorpreso e fatto ricredere qualcuno nell’ambiente. La condizione con cui sono uscito dalla Corsa Rosa era davvero buona e mi ha permesso di ottenere buoni risultati nelle gare seguenti (sesto sia al GP di Lugano che a La Route d’Occitanie, ndr). Un rammarico risiede nella caduta patita nell’ultima tappa del Tour of the Alps, perché una top ten (al mattino era ottavo in graduatoria, ndr) mi avrebbe dato una ulteriore soddisfazione, anche se dentro di me sono conscio che ero lì a giocarmela»

Sei un classe ’95, per cui ti stai avviando alla fase della piena maturità agonistica. In cosa pensi di dover ancora migliorare? E dove credi di avere margini di crescita?
«Sicuramente devo migliorare sulla resistenza nelle tre settimane, così come in un’altra caratteristica in cui sono molto carente, ossia nella punta di velocità in salita. Ora, come ho quasi sempre fatto nella mia carriera, salgo regolare del mio passo e mi manca la capacità di cambiare ritmo. Certo, riesco a rimanere spesso e volentieri davanti ma non sempre sono riuscito ad essere nel vivo della corsa. Ed è proprio questo aspetto che stiamo curando in modo particolare in questa preparazione. Compiendo questo step, aggiungerei un mattone importante alle mie capacità»

L’anno nuovo porta molti cambiamenti nella Bardiani CSF Faizanè. Quali sono le tue speranze per il 2020?
«Il Giro d’Italia rimane naturalmente il principale obiettivo e avendolo già affrontato quest’anno, mi aspetto di avere quel qualcosa in più per provare a curare la classifica, capendo quale sia il mio valore nel corso tre settimane. Rimane sicuramente il desiderio di vincere una tappa: questa nuova squadra, con i tanti cambiamenti e l’investimento degli sponsor, merita un successo importante in Italia, ripagando così i partner degli sforzi con una visibilità che solo una vittoria di tappa al Giro può regalare»

Tra i venti elementi della rosa, sei ormai uno con la maggior militanza. Come vivi il rinnovamento del gruppo?
«Un grande cambiamento ci voleva. Inutile nasconderlo, la passata stagione non è stata buona per la squadra. Essere l’uomo che può portare il risultato di spicco, anche se per me ottenere la vittoria è più difficile che per un velocista, mi mette quella giusta pressione che fa credere nel lavoro quotidiano e dà una ulteriore motivazione in allenamento per tirare fuori la grinta in corsa e crederci fino all’ultimo».

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