La Groupama-FDJ in allenamento © Groupama-FDJ
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Le squadre 2020: Groupama-FDJ

Poche modifiche per i francesi, che si affidano sempre alla coppia Pinot e Démare. La crescita di Gaudu, Madouas e Sarreau determinante per salire di livello

Come da tradizione, è la Groupama-FDJ a meritarsi la palma di formazione del massimo circuito a mantenere maggiormente inalterato l’organico. Sarà per il clima di famiglia che si respira sin dallo staff, con numerose parentele tra dirigenti, ds, preparatori e corridori, sarà per la stabilità a livello di sponsor e colori, sarà per la presenza nei ranghi del personale di molti ex atleti convertiti in nuove mansioni, ma è inevitabile pensare al team parigino come un monolite che raramente cambia. Sono solamente tre i volti nuovi, due dei quali provenienti dal vivaio, e sono tre (gregari) i partenti, due dei quali al termine di una lunga e onorata carriera. Non muta neppure l’architettura della squadra che continua a poggiare su due pilastri, ossia Démare e Pinot; dietro di loro iniziano ad offrire un valido contributo giovani cresciuti nella filiera come Gaudu, Madouas e Sarreau a cui si somma un Küng che pare definitivamente pronto a salto di qualità.

ROSA
Bruno Armirail (Fra, 1994), William Bonnet (Fra, 1982), Alexys Brunel (Fra, 1998), Mickaël Delage (Fra, 1985), Arnaud Démare (Fra, 1991), Antoine Duchesne (Can, 1991), Kilian Frankiny (Svi, 1994), David Gaudu (Fra, 1996), Kévin Geniets (Lux, 1997), Jacopo Guarnieri (Ita, 1987), Simon Guglielmi (Fra, 1997), Ignatas Konovalovas (Ltu, 1985), Stefan Küng (Sui, 1993), Matthieu Ladagnous (Fra, 1984), Olivier Le Gac (Fra, 1993), Fabian Lienhard (Sui, 1993), Tobias Ludvigsson (Sve, 1991), Valentin Madouas (Fra, 1996), Rudy Molard (Fra, 1989), Thibaut Pinot (Fra, 1990), Sébastien Reichenbach (Sui, 1989), Anthony Roux (Fra, 1987), Marc Sarreau (Fra, 1993), Miles Scotson (Aus, 1994), Romain Seigle (Fra, 1994), Ramon Sinkeldam (Ned, 1989), Benjamin Thomas (Fra, 1995), Léo Vincent (Fra, 1995)

L’ANALISI

Thibaut Pinot
Thibaut Pinot

CORSE A TAPPE: Inevitabile iniziare l’analisi con Thibaut Pinot, da quasi un decennio il punto di riferimento principale dell’intero team. Il ritiro all’ultimo Tour de France rappresenta l’ennesimo duro colpo al morale del ventinovenne che, però, non si demoralizza e tenterà anche nel prossimo mese di luglio di salire sul podio finale; sarà questo il suo unico grande giro dell’anno mentre per il resto è da segnalare la presenza, per la prima volta in carriera, alla Paris-Nice. Ad assisterlo alla Grande Boucle, in un ruolo di gregario di lusso, troverà spazio David Gaudu, pronto a ricevere maggiori responsabilità non solo nelle prove di una settimana, dove ha già saputo lottare per il successo. È un elemento che trova meno riconoscimento di quanto meriti l’elvetico Sébastien Reichenbach, aiutante come pochi e che, nelle poche occasioni in cui ha ricevuto luce verde, ha ottenuto risultati incoraggianti: non è da escludere a priori una sua partecipazione al Giro d’Italia. Qualche segnale positivo lo ha mostrato nel 2019 Kilian Frankiny, ma l’altro rossocrociato deve ulteriormente migliorare per rispettare le promesse che lo accompagnavano tra gli under 23. Un buon gregario capace di destreggiarsi nelle corse minori è lo svedese Tobias Ludvigsson mentre c’è curiosità per capire quale possa essere l’approccio alla categoria del neopro’ Simon Guglielmi, ottavo all’ultimo Giro Baby.

Arnaud Démare
Arnaud Démare

VOLATE: Dopo un 2019 salvato solo dalla vittoria al Giro d’Italia, Arnaud Démare è ancora la principale bocca da fuoco dei transalpini per gli arrivi a gruppo compatto: la Milano-Sanremo, conquistata tra le polemiche nel 2016, è sempre chiodo fisso e obiettivo per il ventottenne, che dovrebbe ripresentarsi alla Corsa Rosa puntando quantomeno a riproporre il medesimo bottino. Il nativo di Beauvais può contare su due dei migliori apripista in circolazione, vale a dire il piacentino Jacopo Guarnieri e il neerlandese Ramon Sinkeldam, quest’ultimo capace all’occorrenza di disputare la propria volata negli appuntamenti di secondo piano. Sinora è stato utilizzato principalmente nelle prove francesi, ma pare essere giunto il momento per affidare a Marc Sarreau maggiori chance: una vittoria in uno sprint World Tour deve essere l’obiettivo del ventiseienne. Come suo apripista è stato messo sotto contratto l’elvetico Fabian Lienhard, che con il suo spunto non indifferente avrà l’occasione di ben destreggiarsi. È più cronoman, ma qualche volata la disputa anche Romain Seigle.

Stefan Küng
Stefan Küng

PAVÉ: Il sorprendente podio ottenuto nell’ultima prova iridata ha rilanciato verso un’altra dimensione la carriera di Stefan Küng: da giovane l’elvetico era ritenuto il naturale erede del connazionale Cancellara, ma tra cadute in serie e problemi vari tale pesante ruolo non era mai stato veramente occupato. Il buon primo anno in Groupama ha ridato vigore a tali speranze; a mancare è un risultato di spessore da ottenere sulle pietre, terreno in cui il ventiseienne ha mostrato buoni sprazzi ma senza riuscire a concretizzare. Sostanzialmente il medesimo discorso che vale per Arnaud Démare, che sinora ha sempre inseguito vanamente un piazzamento o una vittoria sull’amato pavé. Come loro spalla non ci sono gregari di nome, ma in ogni caso Ignatas Konovalovas, Olivier Le Gac e Miles Scotson possono risultare utili alla causa.

Valentin Madouas
Valentin Madouas

CLASSICHE: Come cresce bene Valentin Madouas! Nella prima parte del 2019 il ventitreenne è stato presenza fissa nelle posizioni d’avanguardia sia nelle corse a tappe, terminando tredicesimo al debutto al Giro d’Italia, che in numerose gare in linea, con l’ottava piazza all’Amstel Gold Race come biglietto da visita. Una sua conferma in questo tipo di gare è ampiamente nelle potenzialità di un corridore atteso a qualche exploit. Per le gare più dure sono ovviamente della partita sia Thibaut Pinot che David Gaudu, senza dimenticare Rudy Molard, atleta dalla regolarità impressionante (tre corse non terminate in quattro anni) e dai risultati per nulla banali, come testimonia la top ten all’ultimo Il Lombardia. Ormai si sta specializzando come gregario ma Anthony Roux va sempre tenuto d’occhio; ad occupare virtualmente il suo posto è Benjamin Thomas, eccellente su pista, a cronometro nonché puntuale sui brevi dentelli. La linea verde è rappresentata dal lussemburghese Kévin Geniets, già a suo agio nel 2019, e dal neopro’ Alexys Brunel, vincitore dell’ultima Paris-Tours under 23 a cui serve abbinare la continuità al talento di cui dispone.

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