Alberto Bettiol in azione alla Milano-Sanremo 2019 © LaPresse
Alberto Bettiol in azione alla Milano-Sanremo 2019 © LaPresse

Alberto Bettiol: «Mi piacerebbe tornare al Giro d’Italia»

Il corridore toscano è intervenuto a Milano all’EF 55° Bday, raccontando le emozioni della passata stagione e le ambizioni di quella che sta per iniziare

Sono passati poco più di nove mesi, da quel magico 7 aprile 2019: il giorno in cui Alberto Bettiol ha ottenuto la sua prima vittoria tra i professionisti. E non in una corsa qualunque, bensì alla Ronde van Vlaanderen. Da quel momento la sua stagione, o meglio la sua carriera, è completamente cambiata perché i riflettori del ciclismo mondiale si sono spostati anche su di lui. All’inizio della nuova decade, Bettiol sta per incominciare la sua settima stagione tra i professionisti, la seconda con la maglia dell’EF Pro Cycling. In occasione dell’EF 55° Bday, avvenuto nella giornata odierna nella sede di Milano dell’organizzazione leader nel settore dell’educazione all’estero, il toscano si è raccontato ai presenti.

Non si poteva non partire dal successo nella classica fiamminga per scoprire alcuni retroscena di quel trionfo. «Nelle settimane precedenti, con il team avevo studiato nei minimi dettagli il finale della corsa. Sapevo per l’esattezza che dovevo scattare dove si trovava una casa bianca. Per farmi partire mi hanno spronato tantissimo i membri della squadra, sia sulla strada che dall’ammiraglia. Mi fischiavano addirittura le orecchie. Quando sono stato all’attacco in solitaria per più di mezzora non mi sono voltato. Sentivo solamente la radiolina per sapere il distacco. Andavo a tutta ed avevo in testa solo una cosa: proseguire con il mio ritmo».

L’inverno di Bettiol è stato molto tranquillo. «Quest’anno non ho fatto le ferie, ma ho preferito stare in Italia. Tutto l’anno sono via da casa. Un giorno mi metterò a fare il conto delle ore passate in aereo». Un atleta in questa fase dell’anno deve evitare di mangiare troppo. «Noi corridori dobbiamo sempre stare attenti alla dieta. Madre natura mi ha creato con delle belle doti, ma poi ci sono degli aspetti negativi ed uno di questi è che aumento di peso facilmente. Durante l’anno devo stare sempre molto attento all’alimentazione. Il ciclismo è diventato sempre più maniacale».

Gli allenamenti, ovviamente, non mancano. «A dicembre abbiamo fatto due training camp, uno in California e uno in Spagna. In quest’ultima occasione, abbiamo indossato per la prima volta la nuova maglia, che è molto simile a quella della passata stagione. Il prossimo ritiro sarà sempre a Girona, dal 16 al 20 febbraio, durante il quale ci sarà il Media Day e faremo la foto di gruppo. Questa sarà l’unica occasione dell’anno in cui ci troveremo tutti assieme noi trenta corridori».

Presto sarà ora di tornare a correre. «Debutterò all’Étoile de Bessèges» dice «il 5 febbraio, poi correrò le Strade Bianche, vicino a casa mia. Successivamente prenderò parte alla Tirreno-Adriatico, alla Milano-Sanremo e alle classiche del Nord, ricalcando il programma della passata annata». Non ha ancora svelato se prenderà parte al Giro d’Italia. «Dopo la Ronde van Vlaanderen, insieme alla squadra, valuteremo quali corse fare nei mesi successivi. Attualmente non so ancora quali grandi giri correrò in questa stagione».

Però il percorso della corsa rosa stuzzica molto l’appetito del toscano. «Il Giro è impegnativo, anche per via della logistica. Si partirà dall’Ungheria e poi, senza giorno di riposo, ripartiremo dalla Sicilia. Nella mia squadra hanno calcolato che arriveremo in hotel all’una di notte. Poi, a partire della sesta tappa, si inizierà a risalire la penisola. Mi spiace che non si toccherà la mia terra. In carriera ho preso parte alla corsa rosa una sola volta, nel 2016, e mi piacerebbe rifarla».

Inoltre al Giro ci sono anche tre cronometro che si addicono alle qualità di Bettiol. «Non mi alleno molto per le prove contro il tempo. Quando sono in forma, riesco a dimostrare a tutti che posso rendere anche in questa specialità. Ancora non mi va giù il campionato italiano a cronometro della passata stagione perso per meno di un secondo».

In un evento targato EF è d’obbligo parlare anche del rapporto tra i corridori e la lingua. «In gruppo si parla prevalentemente in inglese. Il mio approccio però è sempre in italiano, un po’ di campanilismo ci vuole. Però, se scopro che il ragazzo con cui sto dialogando non capisce la nostra lingua, allora incomincio a parlargli in inglese».

Stesso discorso anche all’interno del team. «La lingua inglese è diventata fondamentale dappertutto. Sono rimasto l’unico azzurro in rosa, ma nello staff ci sono quattro meccanici, un direttore sportivo e un autista italiano. Essendo una squadra molto internazionale, da quest’anno le email arrivano, oltre che in inglese, anche in spagnolo. Ancora non ce l’ho fatta a convincere la mia squadra a scriverle anche in italiano». In gruppo però ci sono parole italiane che tutti capiscono. «A parte le parolacce, quando qualcuno grida “gruppetto”, ogni corridore comprende subito cosa vuol dire. Anche se ultimamente viene chiamato sempre di meno. Non molla mai più nessuno».

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