Esultanza originale per Dorigoni a Schio © Alessandro Billiani
Esultanza originale per Dorigoni a Schio © Alessandro Billiani

Un tricolore dall’accento tedesco

I campionati nazionali di Schio ci confermano che gli altoatesini Jakob Dorigoni ed Eva Lechner sono i crossisti italiani del momento. Tutti i titoli

Un connubio ormai consolidato dal 2014, quello tra Jakob Dorigoni e il tricolore: era il campionato italiano Allevi, si correva a Orvieto. L’allora poco noto Jakob non era neanche favorito, ma andò a vincere sui laziali Antonio Folcarelli e Diego Guglielmetti. Poi fece doppietta nella categoria juniores, tra Pezze di Greco e Monte Prat; e poi ancora i successi da under 23 a Silvelle, Roma, e a l’Idroscalo. E quest’anno la decisione, praticamente naturale,  di correre tra gli élite. Naturale e motivata, dato che non scopriamo oggi che Dorigoni è il miglior interprete maschile del ciclocross, e forse l’unico che ha margini di crescita ad alto livello, considerando quanto visto da parte di Gioele Bertolini nelle ultime due stagioni: un Gioele che oggi, seppur tonico e in buona condizione, non è riuscito a controbattere al più giovane rivale.

Anche tra le donne, la sfida attesa si è risolta con una vittoria schiacciante: dopotutto nelle ultime gare Eva Lechner era apparsa molto più in condizione di Alice Maria Arzuffi. Il duello è durato giusto un giro, il tempo necessario per la Lechner per prendere le misure ed accelerare sulle ricche contropendenze del percorso di Schio. Il suo primato di longevità non ha eguali (ovviamente, data la giovinezza della disciplina al femminile) ma sarà duro da battere anche nel futuro: perché 11 campionati nazionali di ciclocross, in 12 anni, se non altro richiedono molto tempo a disposizione. Prima o poi l’Arzuffi riuscirà nel campionato nazionale a mettere le sue ruote davanti alla Lechner, ma non è questo il giorno.

Due note su Schio: percorso, clima e il ciclocross made in Italy
Prima di addentrarci nelle gare, merita due righe la location di Schio, ed il percorso scelto per disputare questo campionato italiano di ciclocross. Vedendo l’allestimento di un campionato italiano, balzano agli occhi le differenze nelle scelte fatte per un’altra location storica del ciclocross, quella di Silvelle, che quest’anno è stato oggetto di un campionato europeo, e di seguito è stata “internazionalizzata” con diversi accorgimenti sul percorso per venire incontro al piattume altimetrico: pista più larga, meno gimkana, in generale percorso più vario del solito,  il tutto poi reso più bello dal potente fango.

Schio ha subito un trattamento contrario: è un tracciato che viene sfruttato ormai da 10 anni, e quando è stato sede di tappa per il Master Cross si dilungava su una interessante collinetta, con scale naturali e discese da biker. Già negli ultimi anni questa parte è stata trascurata, utilizzando per i campionati nazionali solo contropendenze minori, usate andando a formare delle vere e proprie ripetute in saliscendi: un percorso sì faticoso, ma troppo simmetrico e regolare per permettere attacchi e tentativi di recupero, dove bisogna solo stare attenti a non sbagliare, come farà notare Dorigoni che confessa di trovarsi più a suo agio in pista nelle recenti frequentazioni belghe: insomma, siamo spesso ancora lontani dalla varietà che propone il ciclocross internazionale.

Gara élite decisa quasi in partenza
Tornando alle gare, la prova maschile élite è stata forse quella più regolare e indirizzata sin da subito, al di là delle difficoltà tecniche. Dorigoni non ha atteso: ha attaccato sin dal primo giro, per evitare di portarsi un pericoloso avversario come Gioele Bertolini alla ruota per tutta la gara. Una scelta tattica che ha pagato: difatti Bertolini (Esercito) si è presentato con una buona gamba e ha spinto per tutta la durata della prova, mantenendo la distanza tra sé e Dorigoni sempre intorno ai 10-15 secondi: sarà con 16” che il portacolori della Selle Italia Guerciotti arriverà a vincere il suo primo titolo nazionale nella massima categoria.

Più divertente la lotta per la terza posizione: sono presto emersi dal lotto tre atleti, ossia Luca Braidot (Carabinieri), Nicolas Samparisi (Ktm Alchemist) e Cristian Cominelli (Cycling Café Racing Team). Il goriziano Braidot (col gemello Daniele che si ritirava) nelle fasi iniziali sembrava favorito, ma rispetto ai più allenati rivali ha dimostrato di essere carente di ritmo gara, andando così a chiudere in quinta posizione ad 1’48”. Se la giocavano dunque Samparisi e Cominelli, col primo che riusciva a guadagnare un piccolo margine nel corso del penultimo giro, e a tenerlo fino alla fine (ritornando al discorso dell’impossibilità di attaccare…). Samparisi giunge terzo a 58”, Cominelli quarto ad 1’02”.

Lontani gli altri: Stefano Sala (Selle Italia) sesto a 2’35” precede il sempreverde Martino Fruet (Team Lapierre), Stefano Capponi è ottavo a 2’56”, al nono posto un altro eterno come Enrico Franzoi a 3’14”, e a chiudere la. Top ten Mirko Tabacchi a 3’51”.  Due note di colore: il tredicesimo posto del non più verde Andrea Tiberi, che molti ricorderanno come atleta olimpico nella MTB, giunto a 5’11”, non male per un’atleta che è praticamente un esordiente nel ciclocross. Ed il diciassettesimo di Davide Martinelli, a 7’01”, il quale resiste come piacevole eccezione di professionista che si cimenta con le discipline invernali.

L’undicesima per Eva, Arzuffi sottotono
I 4 giri della prova femminile, corsa in contemporanea da élite, under 23 e juniores  (un peccato per i bassi numeri, a livello di partecipazione), sono stati giusto un attimo più combattuti, ma sin dalla partenza è emerso che Eva Lechner (Esercito), come da pronostico, aveva una condizione superiore a quella di Alice Arzuffi (Fiamme Oro), oltre a trovare un percorso più adatto alle sue caratteristiche da biker abile a sfruttare fino in fondo la bicicletta nei saliscendi. Al secondo giro ha chiuso la gara, attaccando e mantenendo le distanze sulla brianzola, fino a chiudere con 57” di vantaggio.

Anche nella gara femminile alla fine il duello più acceso si è rivelato quello per il terzo posto: a metà gara è sembrato che Silvia Persico (L’Equilibrio MTB) ne avesse più delle altre, per poi scivolare in sesta posizione finale. L’allungo decisivo l’ha invece piazzato l’elbana Alessia Bulleri (Merida Italia Team), che ha chiuso ad 1’11” dalla Lechner, precedendo Rebecca Gariboldi (Cingolani) ad 1’31” ed Anna Oberparleiter (Team Lapierre), altra atleta partita molto bene che ha pagato sulla distanza, ad 1’37”.

Under 23: Folcarelli al primo tricolore
I ripetuti successi di Jakob Dorigoni combaciano con le ripetute sconfitte per il laziale Antonio Folcarelli (Race Mountain Folcarelli), coetaneo e rivale più costante tra tutti a livello nazionale. Con Dorigoni che ha deciso di saltare la categoria, è giunta la sua unica occasione per far suo il tricolore, in una gara, quella degli under 23, che lo vedeva tra i principali favoriti ma non come favorito numero 1. Una prova che è risultata forse la più divertente tra quelle odierne, anche a causa della spettacolare maxicaduta che ha coinvolto il gruppo alla partenza: protagonista in negativo Gabriele Spadoni il quale partito in testa, è scivolato sulla prima semicurva, tradito da un fondo reso infido dal ghiaccio in scioglimento.

A 40 km/h è finito per terra mezzo gruppo: chi ne ha pagato le conseguenze peggiori sono stati il compagno di squadra di Spadoni Luca Cibrario ed il favorito principale, Filippo Fontana, finito nella pancia del gruppo, che non è riuscito a ritrovare le prime posizioni e si è visto costretto al ritiro. La caduta si è rivelata invece un incredibile jolly per Marco Pavan (D’Amico-UM Tools), il quale si è ritrovato improvvisamente in testa da solo, per poi venire raggiunto dal tricolore 2019 degli juniores, Samuele Leone (Team LaPierre), coi due che al primo giro cumulavano già un importante vantaggio di 20” sugli immediati inseguitori.

Dietro però, c’è chi aveva i mezzi atletici per recuperare: parliamo di Folcarelli e di Davide Toneatti (DP66), il quale però ha dovuto inseguire il laziale e non è mai riuscito ad entrarci in contatto. Così Folcarelli saltava Pavan e raggiungeva Leone, che ha lottato per due giri per restare a contatto col più quotato rivale, per poi esplodere; la corsa si chiudeva con Folcarelli vincitore per 13” su Toneatti, e Marco Pavan più che soddisfatto quarto classificato a 43”, mentre Leone terminava ad 1’14”. Quinto posto per Federico Ceolin (Selle Italia Guerciotti) ad 1’29”.

Juniores: salta Agostinacchio, De Pretto doma la concorrenza
Lascia ben sperare per il futuro la prova maschile juniores: a vincere è uno dei due favoriti, il trevigiano Davide De Pretto (Borgo Rinascita Ormelle), “rinato” anche lui dopo esser stato reduce da un po’ di acciacchi e malanni nel periodo natalizio. E dietro a De Pretto, classe 2002, tanti atleti di classe 2003: l’abruzzese Lorenzo Masciarelli, il pugliese Ettore Loconsolo, il friulano Bryan Olivo.

Anche se è mancato il più interessante tra tutti al momento, il valdaostano Filippo Agostinacchio, vittima di una sorta di macumba: caduto più volte nel corso del primo giro, ha pagato sia a livello di mezzo meccanico che nella gestione nervosa, finendo per ritirarsi. Davanti ci pensavano Masciarelli e l’interessante Loconsolo a far sudare il titolo a De Pretto, atleta locale (è di Piovene Rocchette), il quale senza lasciarsi intimidire ha preferito non aspettare lo sprint aprendo il gas al penultimo giro. De Pretto vince con 13” su Masciarelli (Team Callant) e 36” su Loconsolo (CPS). Al quarto giunge Kevin Calligaro a 1’09”, precedendo Olivo ad 1’20”.

Under 23 donne: rivincita per Francesca Baroni
Non vinceva un tricolore dal 2016, anno in cui sorprese la Casasola nella prova juniores sul Monte Prat: da allora solo podi per la toscana Francesca Baroni, la quale nell’attuale stagione aveva comunque dimostrato di avere quasi sempre una marcia in più sulle rivali.

Era partita male in questa occasione, con Sara Casasola (DP66) e Gaia Realini (Vallerbike) che erano riuscite ad avvantaggiarsi in partenza, ma sulla distanza la Baroni ha fatto emergere un altro passo, raggiungendo e poi staccando la Casasola nelle fasi finali: 17” i secondi che separeranno le due speranze azzurre classe 1999, che ora andranno a giocarsi le loro carte in un difficile mondiale di categoria. Per la Realini, molto più giovane, la soddisfazione di giungere terza a 39” alla prima apparizione nella categoria, precedendo nettamente le altre atlete della Selle Italia Guerciotti Nicole Fede e Alessandra Grillo, giunte rispettivamente a 2’44” e 3’22”.

Juniores donne: il futuro è di Lucia Bramati
Che sia un’atleta di probabile avvenire, questo lo sappiamo: che riuscisse a dominare la prova nazionale al primo anno, beh questo era un po’ meno scontato. Lucia Bramati, figlia di Luca, crossista azzurro tra i più importanti di sempre e detentore dell’omonimo Team Bramati con la quale la segue, è stata una delle più interessanti atlete da seguire nella giornata odierna: un bel fisico slanciato e adatto al ciclocross, ancora tutto da potenziare, e molto tirato in quanto a magrezza, forse un po’ troppo per una ragazza che in fondo ha ancora 16 anni.

Intanto ce la godiamo così, con una botta iniziale che ha steso le avversarie, su tutte la favorita Carlotta Borello (Cicli Fiorin) che ha recuperato nella seconda parte, ma non a sufficienza, chiudendo a 22”. Terzo posto meritato per l’aostana Nicole Pesse, a 37”, che ha decisamente distanziato Letizia Marziani (Merida Italia Team), giunta ad 1’39”, ed Alice Papo (DP 66), arrivata a 2’37”.

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