Sam Bennett supera Jasper Philipsen al Tour Down Under © Getty Images
Sam Bennett supera Jasper Philipsen al Tour Down Under © Getty Images

Treno per Bennett, tre no per Viviani

Tour Down Under, la Deceuninck inizia subito a stappare champagne: il neoarrivato Sam batte Philipsen e Baska, Elia deve accontentarsi del quarto posto

È come quando all’università sei fidanzato con una coetanea (o sei fidanzata con un coetaneo, il concetto è il medesimo); poi vi lasciate, tu piangi per qualche giorno o settimana, te ne fai una ragione, ed entri in una fase in cui assapori l’essere single, trombi qua e là, non hai vincoli, non hai orari e nessun caporedattore a cui rendere conto, ma c’è una parte di te che sente come una mancanza di qualcosa, sì, ti manca qualcosa. Poi dopo qualche anno ti rifidanzi, ma tu nel frattempo ti sei laureato e la nuova lei è un’universitaria, e ti guardi allo specchio e ti dici: ma davvero avrò la forza di riaffrontare tutto daccapo, i suoi esami, i suoi momenti no, la lunga preparazione della tesi, le feste degli studenti, le canne quando capita, i seminari noiosi, i cocktail-ciofeca col gin dell’Eurospin, i libri fotocopiati sparsi per casa, concetti del passato che ritornano presenti, e questo e quello? Avrò la forza? Di arrivare alla fine di questo percorso, avrò la forza?

Tutto questo, mutati i necessari parametri da mutare, è la prima tappa del Tour Down Under; di ogni santo Tour Down Under. Quando il frizzo e il lazzo della nuova stagione si mescolano all’ubbia del dubbio, al “come ci arrivo al Lombardia, stavolta?”, e un anno di più te lo sei messo dietro le spalle, ripensi a quelli passati, guardi ai mesi a venire, e intanto fugge questo reo tempo, e prima che tu te ne renda conto la poesia della malinconia ha lasciato il posto alla curiosità del cromatismo delle nuove maglie in gruppo.

E ripensi anche a quando non c’erano le immagini in streaming a ravvivare le tue notti di gennaio, quando tutto si risolveva col livetext di CyclingNews, che dovevi fare i conti strani per capire a che ora sarebbe finita, perché tra qui e Adelaide il fuso orario è dispari, c’è una mezz’ora che balla, del tipo che qui son le 3 e lì le 12.30… Son problemi esistenziali di una certa rilevanza. Ma ora non te li poni più. Non hai neanche il dilemma dello streaming pirata latore forse di virus, perché con questi fantastici canali YouTube di ciclismo si vive da papa, GCN in questo caso. Benedizioni!

 

La tappa: Rosskopf è il più convinto dei fuggitivi
Cinque giri di circuito da 30 km l’uno, tra Tanunda – sede di partenza e di arrivo – e Angaston, dove a ogni tornata si alternano uno sprint intermedio e uno del Gpm. Ogni anno, a sentire i nomi delle località ormai parte del corredo di famiglia, dopo due decenni di Tour Down Under, ti ripeti “prima o poi ci andrò”, certo stavolta l’Australia non è in cima all’elenco delle mete turistiche da sogno, ma gli incendi sono distanti dalla regione in cui si disputa questa bella corsa. Un pensiero ai koala lo dedichi lo stesso.

Daryl Impey invece pensa subito a monetizzare, tanto che sprinta al primo traguardo volante e incamera i primi 3″ di quella che spera sarà una cavalcata vincente come quelle degli ultimi due anni. La sua Mitchelton-Scott ha vinto 5 delle ultime 8 edizioni del TDU, le prime tre con Simon Gerrans (la squadra si chiamava ancora Orica-GreenEDGE). Subito dopo la volatina (battuti Chris Lawless – Ineos – e Nathan Haas – Cofidis), al km 18 parte la fuga del giorno con tre australiani e un americano. I tre sono Michael Storer (Sunweb), Dylan Sunderland (NTT) e Jarrad Drizners (UniSA); mister stelle e strisce è Joey Rosskopf, della CCC, che poi sarà anche l’ultimo a essere ripreso dal gruppo: ai -55 molla i compagni di fuga portando il margine dal minuto e mezzo canonico a sfiorare i due minuti, ma è cosa di pochi chilometri (stavamo per scrivere: “è un fuoco di paglia”), poi il gruppo riduce il gap, quindi lo riprende ai -35.

In mezzo, ovvero nello spazio della fuga, Drizners si è preso il secondo traguardo volante e il primo Gpm, ha voglia di fare il ragazzo, 20 anni, fresco campione nazionale under 23, probabilmente sentiremo riparlare di lui. Rosskopf fa in tempo a conquistare il secondo Gpm prima di essere ripreso.

 

La volata: treno perfetto per Bennett
I team dei velocisti fanno il loro lavoro, Lotto Soudal si spende per Caleb Ewan che l’altro giorno ha vinto il Criterium davanti a Elia Viviani, per il quale ovviamente si spende a propria volta la Cofidis. E c’è anche la Deceuninck-Quick Step per Sam Bennett, e pure la Israel Start-Up Nation per André Greipel: proprio lui, dall’alto del record di 18 tappe vinte in carriera al TDU, l’anno scorso lo vedevamo affacciato alla finestra pensionistica, invece ha trovato un altro ingaggio, il vecchio nonché simpatico Gorilla.

Ci si arriva velocissimi, alla volata. Il gioco lo impostano i soliti di sempre, i Deceuninck, Shane Archbold porta la sua improbabile coda a trenare come terz’ultimo vagone, dà il cambio a Michael Mørkøv che resta un sublime lanciatore, Sam Bennett un anno fa era il più messo in discussione tra i top sprinter, stranamente poco visto dalla Bora in cui militava, oggi si ritrova nei panni del finalizzatore del treno più veloce del west.

Praticamente è rubare le caramelle ai bimbetti, sprintare così: tanto va forte il meccanismo del superteam belga da risucchiare davanti quelli che, nell’adrenalico ultimo chilometro, hanno avuto la fortuna e la bravura di salirci, su quel treno: Jasper Philipsen (UAE Emirates) ed Erik Baska (Bora-Hansgrohe). Il giovane fiammingo osa pure tentare di anticipare la volata di Sam, che però lo rimette a posto con due pedalate; a Baska già il terzo posto va benissimo per ora, anche considerando quelli che si lascia dietro, a partire da Elia Viviani quarto.

Ecco, Viviani: il treno che fu suo lo vede da dietro, forse lo rimpiange per qualche istante, mentre è lì intruppato col fido Simone Consonni che arriva dalle retrovie a provare a riportarlo su, in qualche modo; ma non basta, Elia deve poi inventarsi uno slalom spericolato tra spallate agli avversari e pelo alle transenne per arrivare a giocarsi un posticino sul podio di giornata, ma in tre gli dicono no, e lui resta ai margini della festa perché davvero è partito troppo indietro. Ancora peggio si muove Caleb Ewan, disperso nel mucchio prima di un centometri finale in extrasistole che lo proietta al settimo posto. Tra i due si inseriscono Greipel, quinto, e Kristoffer Halvorsen (EF), sesto. Nei dieci chiudono anche Marc Sarreau (Groupama-FDJ), Sam Welsford (UniSA) e Alberto Dainese, al primo piazzamento in maglia Sunweb. Primo di tanti, s’intende. Al 16esimo e 17esimo posto chiudono Andrea Vendrame (AG2R La Mondiale) e Diego Ulissi (UAE).

La classifica sorride a Sam Bennett, primo con 4″ su Philipsen e 6″ su Baska, ma pure a Daryl Impey, quarto a 7″ (stesso distacco di Drizners quinto), seguito da Lawless e Sunderland a 8″, Haas e Storer a 9″, Viviani e tutti gli altri a 10″. Domani torna un arrivo superclassico, quello di Stirling, con strada che tira all’insù: una volta ci vinse Diego Ulissi (nel 2014), l’ultima – due anni fa – fu Ewan a festeggiare; e Caleb è il logico favorito anche domani, anche se questo Bennett fa impressione. Partenza da Woodside, 135.8 km di sviluppo tappa.

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