Caleb Ewan batte Sam Bennett a Murray Bridge © Team Sunweb
Caleb Ewan batte Sam Bennett a Murray Bridge © Team Sunweb

Ewan parte meglio e arriva prima

Tour Down Under, seconda affermazione in quattro giorni per Caleb, stavolta Bennett deve arrendersi. Dainese (quinto) inizia a brillare. Impey avvicina Porte in classifica

Domani al Tour Down Under si disputa la Glenelg-Victor Harbor, e questa identica tappa venne pure affrontata nel 1999, nel corso della prima edizione della corsa australiana, e la vinse Stuart O’Grady, che conquistò anche la classifica generale di quella neonata competizione. O’Grady lo ricordiamo tutti per aver vinto una Parigi-Roubaix, in pochi lo rammentano come protagonista (e vincitore) nel giorno della fuga bidone che rivelò Thomas Voeckler al Tour del 2004, e più di qualcuno – tra gli appassionati più nerdie – lo ritroverà sulle copertine dei ciclomagazine a partire dall’anno prossimo, allorquando diventerà direttore generale del Tour Down Under, andando a chiudere un cerchio importante, e sostituendo colui che per 22 anni è stato il deus ex machina della gara oceanica: Mike Turtur.

A Turtur, questo poco conosciuto patron (già pistard negli anni ’80 con tanto di titolo olimpionico), bisogna fare caterve di complimenti per aver inventato questa corsa e per averla guidata attraverso oltre due decenni a una crescita tangibile ed esemplare. La politica dei piccoli passi ha pagato assai bene, e oggi il TDU è una realtà praticamente inscalfibile nel panorama del World Tour: essere la corsa d’apertura della massima serie del ciclismo, rappresentare un buon motivo – per tanti ciclisti – per anticipare di qualche giorno la preparazione onde essere presenti e attivi in questa sei giorni intorno ad Adelaide, essersi ritagliato una propria ben identificabile storia&letteratura nel nuovo millennio delle due ruote, sono obiettivi che 20 anni fa in pochi avrebbero pronosticato per il Tour Down Under. Per far bene, O’Grady potrà limitarsi a non stravolgere nulla di quanto fatto da Turtur, il quale ancora nel 2022 sarà supervisore, prima di farsi definitivamente da parte.

Piazziamo in apertura questo sentito omaggio al quasi 62enne Mike perché non è che tutti i giorni possiamo partire con la schietta cronaca, comunque l’intro non può dirsi tale se non contiene almeno il nome del vincitore della tappa di turno: e allora: oggi è toccato di nuovo a Caleb Ewan, già a segno mercoledì a Stirling, e destinato alla lunga (in carriera) a diventare il pluritappista della corsa, se è vero che a 25 anni ha già 9 successi parziali al TDU, uno in più di Richie Porte (che però a Willunga pareggerà…), tre in meno del grande Robbie McEwen e la metà esatti dei 18 dell’attuale recordman André Greipel, tuttora in corsa (e oggi ottimo quarto). Vedremo poi come proseguirà la rincorsa di Caleb nei prossimi anni, per il momento vediamo come prosegue la cronaca della frazione odierna.

 

La fuga parte solo dopo la caccia agli abbuoni
Con due traguardi volanti nei primi 40 km della Norwood-Murray Bridge, quarta tappa del Tour Down Under 2020, la Mitchelton-Scott si è fatta latrice del desiderio di Daryl Impey di provare a incamerare qualche dividendo in termini di abbuoni, e ha così tenuto la corsa impedendo fughe per tutta la prima ora. Il sudafricano in effetti non ha vinto né il primo né il secondo tv, quello è stato Jasper Philipsen (UAE Emirates); Impey si è però piazzato rispettivamente terzo (dietro anche a Mads Pedersen, che trekkava manovre di disturbo in favore di capitan Porte) e secondo (precedendo Rob Power della Sunweb), il che vuol dire 1+2=3″ che dimezzano il distacco in classifica da Richie in ocra.

Espletata la trafila degli sprintini, via libera alla fuga, partita con cinque animatori, a cominciare dalla maglia a pois Joey Rosskopf (CCC), nel mirino il Gpm di metà percorso (obiettivo tranquillamente centrato), e con lui James Piccoli (Israel Start-Up Nation), la coppia Movistar Sergio Samitier-Jorge Arcas, e Laurens De Vreese (Astana) che ci aveva già provato a inizio tappa.

Vantaggio massimo per loro 3’30” fino a quando la Trek-Segafredo si è limitata a controllare senza affanni la situazione, la quale (situazione) è poi precipitata quando sono passati a servire le portate i team dei velocisti: ai -27, dopo una breve agonia cronometrica, il gap è stato azzerato, la fuga annullata, la corsa reimpostata sulla lunghezza d’onda del volatone.

 

Stavolta Ewan non sbaglia il posizionamento
Il TDU non ha mancato di darci anche oggi le nostre cadute quotidiane, ad esempio il citato De Vreese si è ritrovato per terra con Mitchell Docker (EF), Eduard Prades (Movistar) e Szymon Sajnok (CCC) ai – 8; poco prima, ai 15 km, George Bennett (Jumbo-Visma) si era sfilato a causa di un problema meccanico, ma poi con l’aiuto dei suoi il quinto della generale è riuscito a riportarsi dentro.

La volata sarebbe stata più o meno priva di storia, se Caleb Ewan non avesse imbroccato quella volta su cinque in cui riesce a posizionarsi bene in partenza di sprint: perché se così non fosse stato avremmo assistito a un altro monologo Deceuninck-Quick Step con Sam Bennett agevole monopolizzatore del rettilineo d’arrivo; e invece stavolta il pistacchietto della Lotto Soudal è salito sul treno Dec, subito alle spalle di Sam, e ha fatto davvero la differenza, come sa fare in certe giornate top, imbastendo con l’irlandese un testa a testa negli ultimi 100 metri in cui ha ricordato al collega come il titolo di sprinter numero uno sia tuttora motivo di contendere: ce ne sono quattro o cinque che, a seconda della giornata, possono ambire al titolo, che è come dire che nessuno in sostanza emerge nettamente sugli altri.

Tra i quattro-cinque c’è ovviamente anche Elia Viviani, che però oggi non ha proprio sprintato, di fatto, alle prese con gli acciacchi frutto della caduta dell’altro giorno. Ha sprintato invece, per la terza volta nella tappa, Jasper Philipsen, terzo dopo aver vinto i due traguardi volanti; fuori dal podio di giornata André Greipel (Israel) che comunque pare un altro rispetto al 2019, e Alberto Dainese (Sunweb), che come da pronostici sta subito crescendo di colpi all’esordio nel World Tour. Dal sesto al decimo si sono piazzati Martin Laas (Bora-Hansgrohe), Giacomo Nizzolo (NTT), Erik Baska (Bora), Marc Sarreau (Groupama-FDJ) e Michael Mørkøv (Deceuninck).

La classifica è smossa dagli abbuoni intermedi, come ampiamente spiegato: Richie Porte resta in maglia ocra, Daryl Impey si avvicina a 3″, e si avvicina pure il terzo, Rob Power, 8″ il suo distacco; a 11″ c’è Simon Yates (Mitchelton), a 14″ George Bennett, a 15″ Diego Ulissi (UAE), Simon Geschke (CCC), Rohan Dennis e Dylan Van Baarle (entrambi della Ineos), a 23″ Lucas Hamilton (Mitchelton).

Domani stessa pasta e fagioli da Glenelg a Victor Harbor, 149 km che ricalcano parzialmente l’andamento della tappa odierna: due traguardi volanti nel primo terzo di gara, un po’ di saliscendi per alimentare la fuga, e finale da ruote veloci anche se la salita di Kerby Hill a 20 km dalla fine promette un minimo di rimescolamento.

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