Ciclocross

Siamo noi a doverci inchinare

02.02.2020 15:44

Mathieu van der Poel senza pietà conquista il suo terzo Mondiale di ciclocross a Dübendorf: in testa sin dalla prima curva. Sul podio un bravissimo Pidcock e Aerts, giù per la prima volta Van Aert


E pensare che qualche matto stamattina aveva fatto circolare la voce che la prova élite dei Mondiali di ciclocross era a rischio annullamento per il peggioramento delle condizioni metereologiche. Ma come? Proprio quando arriva il bello, lo neghiamo al pubblico? Ci sarebbe gente che sarebbe disposta a vedere una corsa nell’occhio di un ciclone, piuttosto che tornare a casa senza aver visto Mathieu van der Poel passargli vicino. Anche perché Mathieu sarebbe capace di cavalcare l’uragano, o più correttamente, essere egli stesso l’uragano.

Una corsa in un giro
Era oggettivamente una giornataccia a Dübendorf. Le condizioni sono peggiorate progressivamente in avvicinamento alla corsa élite, soprattutto per quanto riguarda il vento. Ciclocross, lo chiamano. Comunque non una passeggiata di salute, ma una corsa da selezione naturale. Non essendoci margine per lasciare spazio ai rivali, Mathieu si è subito caricato il compito di fare lo spettacolo, comprimendolo in neanche 10’: si è messo in testa sin dal rettilineo iniziale, sin dalla prima curva, senza mai mollare la prima posizione. I minuti iniziali li ha dedicati a mettere in fila il gruppo, ad un ritmo forte e costante, non facile da sostenere: ne sa qualcosa Tim Merlier, che per stare al passo con gli altri è incespicato sulle scale.

Ma è sui “panettoni” artificiali che Mathieu fa veramente la differenza, salendoci sopra con una naturalezza fuori dal comune. Dopo i primi due, il solo Toon Aerts riesce a stargli dietro, con non poche prove di equilibrismo; nelle fasi finali del circuito Mathieu non fa che finire di affondare il colpo, per generare il definitivo distacco. Il primo giro termina col tempo siderale in queste condizioni di 9’05”, gli altri sono già tutti sparpagliati: Toon arriva dopo 12”, Eli Iserbyt dopo 16”, Vanthourenhout dopo 22”, Van Aert dopo 27”. La corsa per il primo posto è già conclusa.

La prova élite degli umani: che Pidcock!
Con la corsa per il primo posto finita, coloro che lottavano per il secondo hanno optato saggiamente per appallottolarsi e tirare un po’ di fiato, dopo le fatiche del primo, tiratissimo giro. Davanti ci sono, con l’eccezione di Hermans e Merlier, tutti i belgi: oltre ai sopra citati è del lotto anche Laurens Sweeck. E l’inglese Tom Pidcock, partito come spesso gli capita in maniera abbastanza tragica, ma poi rimessosi in carreggiata abbastanza in fretta. Secondo e terzo giro scorrono in stasi, ma alla fine del terzo Tom Pidcock piazza un attacco di quelli che fanno male, in faccia a tutti e cinque i belgi: l’inglese prende un margine di pochi secondi, che non verrà più recuperato da nessuno. La botta di Pidcock fa male innanzitutto a Iserbyt, grande delusione di giornata, che dimostra ancora una volta di patire le. Condizioni difficili; anche Sweeck va in difficoltà, mentre Toon Aerts tenta una reazione al termine del quarto giro, con Wout Van Aert che tenta di andargli dietro.

Si attiva così una lotta a distanza per il podio tra tre atleti, ossia Pidcock, Aerts e Van Aert, che resta viva nonostante queste posizioni non vengano mai invertite. Aerts avvicina molto Pidcock nel corso del quinto giro, poi nel sesto perde un po’ di tempo al cambio della bici, tanto da trovarsi Wout alla sua ruota. Il povero Van Aert deve però fare i conti con la sfortuna, forando e ritrovandosi all’ultimo giro appaiato con Sweeck e fuori dalla lotta per il podio.

Distacchi siderali per tutti
In tutto questo, Van Der Poel pur rallentando molto i tempi sul giro ha continuato a guadagnare quasi sino alla fine. Il distacco finale sul secondo sarà più alto rispetto agli standard.di magnanimità dell’olandese: Pidcock arriva dopo 1’20”, Aerts si conferma bronzo mondiale a 1’45”. Il distacco di Wout Van Aert, visibilmente dispiaciuto (dopotutto è la prima volta che finisce fuori dal podio di un mondiale, non gli era successo nemmeno da juniores!), è già oltre i due minuti, 2’04”. E poi: Laurens Sweeck a 2’32", Michael Vanthourenhout a 3’12”, Corné van Kessel a 3’52”, Tim Merlier a 4’32”, Quinten Hermans a 4’48”. Eli Iserbyt alla fine è decimo, e paga ben 5’11”. Cinque minuti e undici secondi. Che mazzata!

Oggi le hanno prese un po’ tutti, anche Lars van der Haar e Joris Nieuwenhuis che sono finiti fuori dalla top ten in undicesima e dodicesima posizione. L’unico che può dirsi un attimino soddisfatto è l’atleta locale Timon Ruegg, tredicesimo a 7’18”. Gli altri, hanno dovuto lottare per non farsi doppiare, e oltre la ventiquattresima posizione non ci sono riusciti: è il caso dei nostri, Nicolas Samparisi e Cristian Cominelli, bloccati nel corso del quinto giro quando erano rispettivamente trentesimo e trentunesimo.

Si chiude così un Mondiale iniziato e finito nel segno dei Paesi Bassi: con 4 ori, 2 argenti e 2 bronzi, hanno nettamente staccato il Belgio, andato a medaglia solamente nelle gare di oggi (1 oro, 1 argento e 2 bronzi). Per l’Italia quest’anno niente di buono: le prove aumentano ma siamo a secco da ormai sei anni, e ciò che è di peggio, la Lechner, autrice di quell’argento ottenuto ad Hoogerheide nel 2014, resta l’atleta più valida del nostro movimento. Magra consolazione, non sembra che il resto del mondo fuori da Belgio e Paesi Bassi, al di là di qualche caso sporadico, riesca a fare tanto meglio.
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