Ceylin Del Carmen Alvarado e Mathieu Van Der Poel: i due dominatori della stagione di Ciclocross vestono Alpecin-Fenix © Cor Vos
Ceylin Del Carmen Alvarado e Mathieu Van Der Poel: i due dominatori della stagione di Ciclocross vestono Alpecin-Fenix © Cor Vos

Inchinatevi a sua maestà

Le pagelle della stagione di ciclocross: oltre Van der Poel, grande annata per Iserbyt e Toon Aerts. Donne: Del Carmen Alvarado studia da dominatrice, stagione a metà per le azzurre

Mathieu van der Poel – 10
Altra stagione pressoché perfetta per il re del ciclocross, nonostante abbia tardato l’esordio per dare più spazio alla stagione su strada e recuperare al meglio dalle fatiche stagionali. La perfezione passa anche dal fatto di essere stato sconfitto, almeno una volta, e dal modo in cui si sono impreziosite alcune vittorie: di questa stagione ricorderemo con piacere l’Europeo di Silvelle quando non era al 100%, le rimonte  nella Coppa del Mondo a Tabor e a Koksjide, e soprattutto il duello all’ultimo respiro con Toon Aerts nella Coppa del Mondo a Namur, un manifesto per la disciplina. Da Namur in poi, con Mathieu ormai al 100% della condizione, tutte le gare sono state dominio assoluto: per il mondiale di Dübendorf ha voluto fare qualcosa di speciale, l’inchino al traguardo racchiude il senso di tutto questo. Lunga vita al signore del Ciclocross, in attesa di un degno avversario su tutti i terreni.

Eli Iserbyt – 8.5
L’atleta di vertice più cresciuto nella stagione 2019-2020: terminato il suo apprendistato nella categoria under 23, il capitano della Pauwels Sauzen si è affermato come dominatore incontrastato, almeno finché Van Der Poel non è rientrato sulla scena: fino ad allora, 7 vittorie in 9 gare. Un dominio che avrebbe potuto portarlo a dominare tutti e 3 i challenge, ed invece vincerà solo il DVV Trofee: la Coppa del Mondo la perde nonostante 4 vittorie di tappe a causa di un errore di valutazione sul freddo a Namur che lo costringe al ritiro, mentre sul Superprestige pensa l’assenza alla prova di Boom, sacrificata proprio per la Coppa del Mondo. Riassunto di un Iserbyt che è sembrato maturo dal punto di vista fisico (vedere la bella vittoria del Koppenbergcross come esempio), ma che deve lavorare ancora molto dal punto di vista tattico e mentale: molti i giri a vuoto nel corso della stagione, come capitato ad esempio nel Mondiale.

Toon Aerts – 8
L’outsider per eccellenza del ciclocross, colui che ha preso un po’ nei nostri cuori il posto di Kevin Pauwels: il belga che pur senza avere le stimmate del campionissimo, riesce ogni stagione a emozionare e far soffrire rivali più blasonati. Negli ultimi 2 anni, Aerts è stato l’unico in grado di sconfiggere Mathieu van der Poel, su quei rari percorsi che possono permettere di mettere in difficoltà il campione olandese: da questo punto di vista Ronse collocato in inverno è risultato una bella scoperta. Anche per lui menzione speciale per la prova leonina di Namur, dove ha rischiato di lasciarci la Coppa del Mondo, e invece stringendo i denti e ignorando le costole urlanti è tornato 4 giorni dopo a Zolder, a portare a casa quella manciata di punti che poi risulteranno fondamentali  per il successo finale.

Laurens Sweeck – 7.5
Se Aerts può essere paragonato a Pauwels, Laurens Sweeck ha più un ché di Klaas Vantournout: un atleta che si trasforma sulla sabbia, dove sa esaltarsi e sfornare prestazioni di alto livello. Come nella gara di Zonhoven, dove solo per un errore si accontenterà del secondo posto. Ma saprà togliersi lo stesso grandi soddisfazioni: già a inizio stagione bronzo europeo, in diverse gare è l’ultimo a cedere da Van der Poel, poi vince un importantissimo titolo nazionale, che lo galvanizza in vista del finale di stagione. A Middelkerke, difatti, riesce un po’ a sorpresa a portarsi a casa un Superprestige corso sulla regolarità. Un’annata da ricordare, per il biondino di Schriek.

Tom Pidcock – 7
Anche per lui, come per Van der Poel, è stato quasi un “dritto” dalla stagione del cross a quella su strada, e ad un certo punto è sembrato che ne sentisse il peso; al netto di diversi podi, e di ottime gare nei percorsi più difficili tra cui il Koppenbergcross e Namur, non pochi i giri a vuoto, causati spesso e volentieri da partenze un po’ troppo da sornione. Ma si è rifatto con gli interessi con una grandissima gara al Mondiale, dove ha annichilito con una sparata notevole i rivali per l’argento: le qualità insomma ci sono tutte e chissà che negli anni, crescendo, non sarà in grado di confrontarsi in più occasioni contro Van Der Poel.

Wout van Aert – 7
Un altro avrebbe messo una bella X sulla stagione del ciclocross dicendo arrivederci al 2021, e concentrandosi sulla strada. Un altro, non chi ama questa disciplina come Wout van Aert e pochi altri: pur limitandosi a 7 gare, ha lasciato il segno nelle emozioni del pubblico, a cominciare dal bellissimo rientro dell’Azencross, dove dopo la prima curva ci ha tenuto a mettersi davanti a tutti, fino a terminare al ritorno al successo nel Krawatencross, prova del DVV; nel mezzo, la delusione di esser sceso dal podio del mondiale per la prima volta nella sua carriera, tra l’altro anche a causa di una discreta dose di sfortuna.

Corné van Kessel e Quinten Hermans – 6
I due Telenet Fidea Lions, trasferitisi a gennaio alla Circus-Wanty Gobert, sono capofila della schiera dei “regolaristi” del ciclocross, che sono più o meno sempre nella top ten dei maggiori ciclocross e festeggiano se giungono a podio: per l’olandese 4 terzi posti nei circuiti più importanti, quello che probabilmente ricorderà con più piacere (e tanto freddo) sarà quello ottenuto a Namur. Per il belga un’ottima partenza, spesso alle spalle di Iserbyt, per poi ritrarsi un po’ nella seconda parte di stagione.

Michael Vanthourenhout – 5.5
Spud sembrava uno di quelli destinati a fare il salto di qualità, invece pur denotando buone capacità atletiche non riesce realmente ad emergere; soffre anche un po’ la rivalità interna nella Pauwels-Sauzen con il delfino Iserbyt, che sfocia nello sfogo della gara di Kotrijk, dove schiaffeggia davanti a tutti il compagno reo di aver dormito sull’attacco di Van der Poel.

Lars van der Haar – 5.5
Sempre più in calo l’atleta di Woudenberg, che neanche a 30 anni sembra sempre meno in grado di competere ad alti livelli: solo un paio di buone gare a novembre, per poi ritrovarsi sempre nelle retrovie senza riuscire a rimontare nella seconda parte come faceva spesso e volentieri un tempo. Ci si augura una ripresa.

Ceylin del Carmen Alvarado – 10
La giovane caraibica cresciuta nei Paesi Bassi aveva già fatto vedere nelle precedenti stagioni di che pasta fosse fatta, ma in quest’annata ha decisamente svoltato completando la sua maturazione atletica. Dopo Sanne Cant, è la prima vera specialista della disciplina apparsa nel mondo femminile: fisicamente perfetta, potente quanto basta per spingere sui percorsi veloci, possiede anche una tecnica sopraffina, che molti maschietti le invidierebbero. Ed è sulla tecnica che ha fatto la differenza, con un ruolino di marcia che non si discosta di molto da quello del compagno di squadra Mathieu van der Poel. Ben 16 le vittorie stagionali, con titolo di campionessa del mondo, Superprestige e DVV.

Annemarie Worst – 9
Grande salto in avanti anche per la neerlandese diretta da Bart Wellens, in quella che può essere considerata la stagione del ricambio generazionale. 10 le vittorie ottenute, alcune battendo la Del Carmen Alvarado al termine di lunghissimi testa a testa, e tra le altre cose anche la palma di vincitrice della Coppa del Mondo, ottenuta dopo una lotta serratissima; la settimana dopo Hoogerheide sarà però la rivale a festeggiare, lasciandola in stato catatonico per il mondiale perso in volata.

Yara Kastelijn – 7.5
Nella schiera delle dominatrici stagionali inseriamo anche l’altra stellina della 777, che si è fatta valere specialmente nella prima parte di stagione, ottenendo tre vittorie di prestigio nel giro di 2 settimane: Superprestige Gavere, Koppenbergcross ed infine Europeo. Dopodiché sui terreni più invernali le connazionali hanno dimostrato di avere ben altro passo.

Lucinda Brand – 7.5
In un ciclocross femminile che ormai si è specializzato anch’esso, c’è comunque qualche stradista di ritorno che riesce ancora a farsi valere: avvalendosi di un calendario limitato, il ruolino di marcia della potente passista della Trek-Segafredo è comunque pauroso, 3 vittorie in Coppa del Mondo e mai sotto la 4a posizione. Anche al mondiale lotta come un leone fino alle ultime curve, accontentandosi di un meritato bronzo.

Eva Lechner – 7
Con i suoi 35 anni la bolzanina è una delle decane della disciplina, ma non ha alcuna intenzione di desistere: la stagione 2019-2020 sarà una di quelle che ricorderà con più piacere, dato l’insperato argento agli Europei di Silvelle. Con la presenza permanente nei circuiti belgi, la Lechner si sta regalando una seconda giovinezza.

Alice Maria Arzuffi – 6.5
La stagione della brianzola è cominciata alla grandissima: l’importantissima vittoria al Superprestige di Boom ottenuta davanti alla Lechner lasciava presagire una stagione di primo piano, così come gli appuntamenti successivi; invece nella seconda parte di annata, così come l’anno scorso, c’è stato un evidente calo. Alice ha dei picchi notevoli, in alcuni frangenti risulta tra le migliori al mondo soprattutto della sabbia, ma ha anche dei grossi limiti (quello della partenza al rallentatore su tutti, ma più in generale una minore disinvoltura rispetto alle rivali) che difficilmente si scrollerà di dosso, rendendola non più di un outsider. Ma anche per gli outsider ci sono grandi soddisfazioni, nel corso della carriera.

Sanne Cant – 5
Il regno è finito? Parrebbe proprio di sì. Dopo 3 anni consecutivi, l’alter ego femminile di Sven Nys ha abdicato nettamente al mondiale, ma era una cosa abbastanza telefonata, considerando l’involuzione nel corso di tutta la stagione, dove ha sempre faticato a tenere le ruote delle primissime sfruttando più abilità ed esperienza che gambe.

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