La vittoria di Natnael Tesfatsion nella quarta tappa del Tour du Rwanda © Tour du Rwanda
La vittoria di Natnael Tesfatsion nella quarta tappa del Tour du Rwanda © Tour du Rwanda

Tesfatsion: tattica, gambe e un pizzico di astuzia

Al Tour du Rwanda il gruppo viene sorpreso da una maxi fuga da lontano: il 20enne eritreo vince la tappa e prende la maglia con margine. Ravanelli “vede” il podio

Nella quarta tappa del Tour du Rwanda è finalmente arrivato il giorno buono per la nazionale dell’Eritrea che, dopo essere rimasta a mani vuote nelle prime tre frazioni, oggi in un colpo solo si è presa la vittoria parziale e la maglia di leader, mettendo anche una serissima ipoteca sulla vittoria finale. L’eroe del giorno è stato il 20enne Natnael Tesfatsion, un ciclista in grado di andare forte su tutti i terreni e che ha iniziato la stagione 2020 con il piglio giusto: un mese fa in Gabon ha vinto una tappa della Tropicale Amissa Bongo chiudendo poi secondo in classifica generale beffato per appena 1″ per via degli abbuoni, qui in Ruanda invece era stato due volte settimo e una volta quarto nei primi giorni e oggi non voleva lasciare nulla per strada.

Come si era già ben notato nei primi giorni, l’Eritrea è indiscutibilmente una delle formazioni più forti ed in forma in gara in questo Tour du Rwanda: stiamo infatti parlando della nazionale di un paese dove c’è molta passione per ciclismo e dove i tecnici posso scegliere tra un bacino abbastanza ampio, inoltre il percorso ricco di salite in alta quota si adatta a questi corridori abituati a vivere a 2000 metri, ed infine bisogna considerare che per loro questo è forse il periodo più sentito di tutta la stagione che, dopo Gabon e Ruanda, culminerà con i Campionati Africani a fine marzo. Oggi gli eritrei sono partiti per prendere tutto sfruttando la superiorità numerica ai piani alti della classifica: Tesfatsion è stato colui che ha esultato alla fine, anche se con una piccola macchia nell’onore come vedremo, ma Mulubrhane, Yemane, Tesfom e Tewelde erano tutti pronti ad entrare in azione se lo scenario tattico fosse cambiato.

Duecento chilometri senza pianura e subito attacchi
Come già accaduto accaduto l’anno scorso, gli organizzatori del Tour du Rwanda hanno scelto di inserire nel percorso una tappa dal chilometraggio e dal dislivello complessivo decisamente importanti: stavolta la scelta è ricaduta su un tracciato di 206.3 chilometri da Rusizi e Rubavu percorrendo praticamente l’intera sponda ruandese del Lago Kivu. A differenza del 2019, quello di oggi non era proprio definibile come un vero tappone di montagna paragonabile a quelli alpini dei grandi giri: fin dai primi chilometri era infatti su un continuo su e giù, destra e sinistra, più simile ad una classica del nord. In altri contesti sarebbe potuta essere una tappa anche poco interessante, ma qui al Tour du Rwanda si corre con soli 5 corridori per squadra, troppo pochi per pensare di tenere sotto controllo la corsa facendo affidamento solo alle proprie forze.

E come era prevedibile, nonostante i 200 e più chilometri da affrontare, fin dalle prime pedalate ci sono stati attacchi in gruppo: dopo un primo tentativo dell’etiope Tesfay, al chilometro 10 sono andati via in 5 tra cui l’eritreo Sirak Tesfom, l’anno scorso quinto nella classifica finale. Cinque uomini potevano essere controllabili, ma l’alta andatura ed i continui controscatti hanno fatto sì che il gruppone si ricompattasse e che poi al chilometro 21 partisse una nuova fuga: stavolta erano in sette e tra loro c’erano Natnael Tesfatsion (Eritrea) che era quarto in classifica, Simone Ravanelli (Androni) che era quattordicesimo e Kent Main (ProTouch) che era ventesimo; insomma un’azione pericolosa che lo è diventata ancora di più nei chilometri seguenti quando da dietro sono rientrati altri corridori.

Simone Ravanelli all'attacco nella 4a tappa del Tour du Rwanda © Cicloweb.it
Simone Ravanelli all’attacco nella 4a tappa del Tour du Rwanda © Cicloweb.it

La Nippo Delko non controlla e la fuga va
Al chilometro 30 di gara avevamo così al comando un drappello di 20 corridori con un minuto di vantaggio sul plotone. Il gruppo di testa era quindi formato dai già citati Tesfatsion, Ravanelli e Main, dal dorsale numero 1 Joseph Areruya (Rwanda), anche lui pericoloso in classifica generale, e quindi da Pim Ligthart e Paul Ourselin (Total), Hendrik Kruger e Gustav Basson (ProTouch, come Main), Omer Lahav e Freddy Ovett (Israel), Bruno Araujo e Carlos Oyarzun (BAI Sicasal), Salim Kipkemboi e Mekseb Debesay (BikeAid), Moise Mugisha (Skol Adrien Academy), Cristopher Jurado (Terengganu), Grigoriy Shtein (Vino Astana Motors), Temesgen Buru (Etiopia), Eric Manizabayo (Benediction) ed il croato Dusan Rajovic (Nippo Delko).

Proprio in questa fase iniziale c’è stato l’errore decisivo della Nippo Delko e si è vista anche la mancanza di esperienza dei suoi due giovani talenti africani. La squadra francese era già ridotta a soli quattro elementi per il ritiro di un malato Rémy Rochas nella seconda tappa, quindi a maggior ragione sarebbe stato quasi impossibile tenere a bada una fuga così numerosa che per svariati motivi poteva stare bene a tutte le altre squadre: sarebbe bastato che anche uno solo tra il leader Biniam Girmay e l’etiope Mulu Hailemichael, o anche lo spagnolo José Manuel Diaz che era ben messo, si fossero inseriti passivi in questo tentativo, e la fuga si sarebbe annullata da sola senza obblighi di lavoro sulle spalle della Nippo. Invece i tre sono rimasti in gruppo, e davanti c’era Rajovic che era già lontanissimo in classifica e che non poteva essere d’aiuto in alcun modo.

I battistrada prendono il largo, Mugisha fa esplodere il drappello
In questi chilometri di indecisione del plotone, la fuga ha guadagnato fino a più di otto minuti e la reazione della Nippo Delko è stata terribilmente tardiva: Rajovic si è rialzato dalla fuga solamente dopo 90 chilometri di tappa con quattro gran premi della montagna già alle spalle. Bisogna ammettere che la squadra francese ha fatto un buon lavoro riducendo fino a 2’40” ai piedi della salita più impegnativa di giornata, quella del Congo Nil Center: davanti però erano ancora 19 e hanno iniziato a scattare ed a darsi battaglia, dietro invece gli stremati Rajovic e Diaz nulla hanno potuto quando le pendenze di sono fatte più cattive. I giochi non si sono chiusì lì perché ancora per alcuni chilometri il gruppo maglia gialla è rimasto a 2’30” dai battistrada, dove accordo ce n’era poco, ma a 52 chilometri dall’arrivo la tendenza è cambiata con lo scatto del giovane Moise Mugisha.

Il 23enne della Skol Adrien Cycling Academy è senza dubbio uno dei giovani ruandesi da seguire dopo un 2019 che l’ha visto vincere tappe sia al Tour de l’Espoir che al Tour du Faso ed oggi era super motivato nel dare una soddisfazione alla squadra che fa qui il debutto come formazione Continental: nella prima parte di corsa, pur non essendo lontano in classifica generale, era rimasto un po’ coperto ma entrati nella fase decisiva ha spalancato il gas e ha subito fatto selezione nel gruppo di testa. L’unico corridore in grado di seguire l’accelerazione di Mugisha è stato l’eritreo Natnael Tesfatsion, leader virtuale della corsa fin dal primo momento: i due hanno dimostrato di avere decisamente un altro passo rispetto agli ex compagni di fuga ed hanno scavato velocemente un gap di 45″ sugli ex compagni di fuga.

Tesfatsion non collabora e va a vincere la tappa
In base alle situazioni di corsa e di classifica, ci si sarebbe aspettati la più classica delle collaborazioni tra i due uomini al comando della corsa: Tesfatsion a dare tutto per la classifica generale, Mugisha a collaborare con la promessa di una vittoria di tappa che avrebbe mandato al settimo cielo i tantissimi tifosi locali. E invece salendo l’ultima salita di giornata, Gishwati Forest, è stato proprio Mugisha a fare quasi tutto il lavoro con Tesfatsion passivo a ruota: l’Eritrea era partita per prendere tutto ed il piano è stato seguito fino in fondo. Anche a costo di non guadagnare il più possibile sulla maglia gialla, visto che l’interessante sudafricano Kent Main è riuscito a rientrare sui due quando mancavano circa 15 chilometri all’arrivo, praticamente tutti in discesa: gli altri inseguitori erano invece a più di due minuti, il gruppo a quasi cinque.

Molto bello il numero della ProTouch che ieri ha perso tre minuti per un errore in discesa e che oggi è andato a riprendersi un bel po’ di tempo con un’azione molto ben orchestrata, vista la presenza in fuga di altri due compagni di squadra che lo hanno supportato quasi fino all’ultima salita. Lo stesso Main ha poi provato a fare il colpaccio con un attacco gli ultimi due chilometri per provare a sorprendere Tesfatsion e Mugisha: sulle prime sembrava avercela fatta, ma nelle ultime centinaia di metri è arrivato come un fulmine Natnael Tesfatsion che si è preso la vittoria di tappa con 1″ su Main e 8″ sul generosissimo Mugisha.

Tesfatsion leader, e ora chi lo scalza da lì?
Dietro al terzetto di testa, i primi inseguitori sono giunti a 2’24”: nell’ordine si sono piazzato Hendrik Kruger, Grigoriy Shtein, un bravo Simone Ravanelli che ha forato quando era in fuga e ha dovuto spendere energie per rientrare ed Eric Manizabayo; poco più sfilacciati sono arrivati anche Joseph Areruya (2’26”) e Temesgen Buru (2’29”). Il gruppo maglia gialla, abbastanza numeroso a testimonianza che fosse una tappa più difficile da controllare che selettiva, è arrivato a cinque minuti di distanza con Davide Gabburo a vincere la volata che gli è valsa la decima posizione.

A metà del Tour du Rwanda 2020 la classifica generale vede quindi Natnael Tesfatsion nettamente al comando con 2’11” su Moise Mugisha, 3’15” su Kent Main, 3’44” su Simone Ravanelli e 3’46” su Joseph Areruya, tutti protagonisti della fuga di oggi; per provare invece l’ex leader Biniam Girmay bisogna scendere alla sesta posizione e ad un ritardo di 4’41”. A differenza della Tropicale Amissa Bongo, qui sembra durissimo poter scalzare Tesfatsion dal primo posto, ma nelle tappe che restano c’è sicuramente la possibilità di inventarsi qualcosa: le gambe le hanno, ma adesso la nazionale dell’Eritrea dovrà dimostrare di essere anche una squadra unita attorno al primo capitano ed in grado di controllare la corsa.

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