Marco Villa e Filippo Ganna © UCI
Marco Villa e Filippo Ganna © UCI

Diario Berlinese #4 – Giovani e ancor più giovani leoni

Un’altra straordinaria impresa di Filippo Ganna, l’impressione che il futuro sia sempre più dalla parte degli azzurri, e soprattutto la prospettiva del sabato notte di festa a rendere più dolce il clou del Mondiale…

Filippo Ganna piace a tutti, non c’è chi non lo riconosca come un grande campione, e vorrei vedere che non fosse così, dopo quattro titoli mondiali in cinque anni non mi sono stupito neanche un po’, ieri sera, nel vedere l’intero velodromo, tifosi tedeschi e di tutte le altre nazionalità, osannare il piemontese in un urlo unisono e brividoso. La sua finale dell’Inseguimento, peraltro, me l’ero gustata casualmente accanto al gruppetto dei suoi familiari, non vi dico il delirio. Tutto perfetto in questa serata berlinese, pure l’avversario coi suoi baffi scenografici e la sua aria retrò ha contribuito a creare un contesto difficilmente dimenticabile. (Mi riferisco a Ashton Lambie, lo specifico per quei malaugurati che si fossero persi il tutto).

Ganna d’oro, tripudio azzurro, festa tricolore che coinvolge ovviamente (e giustamente) tutto lo staff, e festa di prospettiva anche, perché in finale (per il terzo posto) ci è arrivato anche un altro italiano, Jonathan Milan, uno che a 19 anni ha fatto un tempo che nessuno prima a quell’età, scendendo sotto il muro dei 4’10” in qualifica (4’08” e spiccioli, per la non-precisione). Insomma Ganna non ha ancora 24 anni e già ha un erede…

Il terzo azzurro dell’Inseguimento, Davide Plebani, si era fermato in qualifica al decimo posto, ancora non del tutto ripreso dai recenti acciacchi; Milan la finalina l’ha poi persa contro il francese Ermenault ma va bene così, ha già fatto più dello sperabile.

Così come ha fatto più dello sperabile Letizia Paternoster, altra punta di diamante della nostra terza giornata di Mondiali, impegnata nell’Omnium ma contro un battaglione di avversarie. C’è stata un po’ di fortuna, perché un paio di rivali fortissime sono subito uscite di scena a causa di una caduta nello Scratch: Laura Trott per essere appunto caduta (e classificata in fondo alla prova, 2 soli punti per lei); Kirsten Wild per averla causata, quella caduta, venendo quindi relegata (4 punti).

Le cose si facilitavano per Letizia, che è poi passata dal consueto balbettio nella Tempo Race, una prova che proprio non le entra sottopelle. Meglio, molto meglio l’Eliminazione, condotta con piglio sicuro e da cui è uscita al secondo posto della generale (alle spalle di una Kajihara oggi in stato di grazia), anche grazie alla clamorosa controprestazione di Jennifer Valente, che s’è fatta una dormitona ed è stata eliminata praticamente subito. La somma ha fatto il totale, e nella Corsa a punti conclusiva Paternoster ha marcato più che altro la Wild, rischiando qualcosa certo, perché a un certo punto un gruppetto pericolosissimo pareva sul punto di guadagnare il giro (e quell’azione avrebbe ricacciato l’azzurra giù dal podio), ma lo stellone ieri sera non ha smesso di brillare, per cui quel tentativo è poi imploso, e da lì in avanti la trentina ha avuto buon gioco a controllare, difendendo coi denti l’argento, e pure con brillantezza, se è vero che l’ultimo sprint, quello da 10 punti, se l’è aggiudicato proprio lei. 121 Kajihara, 109 Letizia alla fine, 100 tondi la terza, la polacca Pikulik.

Arrivo a questo punto dell’articolo e mi ricordo di non aver ricordato che Ganna ha di nuovo abbassato il record dell’Inseguimento. Rimedio: 4’01″934 in qualifica. Boom! In finale invece si è rilassato nell’ultimo giro, quando ormai la vittoria era in tasca, ma avrà altre occasioni per provare ad abbattere quel muro dei quattro minuti (ieri ha abbattuto i 4’02”, che poco non è). Magari se trova uno sponsor adatto potrebbe fare come il mitico Bubka, migliorare il primato di 10 centesimi in 10 centesimi… No, ok, non apriamo il discorso sugli sponsor mancanti nel ciclismo. Magari ci faccio un CicloVerb prossimamente.

 

Le interviste col blooper
Ieri avevo in programma due interviste, una con annessa scenetta della birra con Marco Villa, l’altra improntata al sentimento con Miriam Welte. Dal punto di vista giornalistico è andato tutto sostanzialmente bene, i problemi sono i dietro le quinte che qui mi sento obbligato a svelare. A Villa avevo spiegato l’altra sera la mia intenzione di fare un’intervista davanti a due belle birre, e lui si era detto disponibile. Naturalmente se inviti un ct (ma anche un non ct) a bere una birra, è sottinteso che paghi tu. Peccato che oggi, mentre emergevamo dai sotterranei diretti a uno dei punti ristoro del velodromo, mi sia reso conto, in cima a una scalinata di 780 gradini, di aver lasciato i soldi nell’area stampa. Prima di fare una delle mie solite figure da perecottaro, ho chiesto al mio ospite di aspettarmi un attimo, e mi sono scapicollato giù per le scale rischiando la morte, e poi, una volta recuperato il portafogli, di nuovo su facendo i gradini a quattro a quattro per non far aspettare troppo quel sant’uomo, a cui di lì a poco tra l’altro sarebbero partiti i ragazzi del Chilometro.

Tutto quel moto inatteso, unito ai consueti 32-33°C del velodromo, ha attivato in me una sudorazione esagerata, per cui mentre Villa rispondeva alle mie domande io ero occupato a tergermi mezzilitri dalla fronte imperlata. Ma questa operazione restava fortunatamente fuori campo, al contrario di quella che in maniera impietosa sarebbe andata invece in scena più tardi, al cospetto di Miriam Welte.

La gentilissima olimpionica di Londra 2012, pluriiridata e tanto cara e dolce, doveva sedermisi accanto nella mia postazioncella, e un attimo prima che ciò avvenisse, volendo evitare di creare tra noi un sistema di decompressione a causa dell’alito da bockwurst che da giorni mi porto appresso (la mia dieta diurna è di fatto una sequela mai finita di hotdog), ho buttato in bocca una gomma da masticare, con l’idea furbissima di ingoiarla dopo qualche secondo, giusto il tempo per una rinfrescata rapida. Purtroppo quella dannata Vigorsol s’è frantumata tra i miei denti, con quel che ne è conseguito in termini di tentativi di liberarmene in diretta, per cui non vi stupirete di vedere un cammello ruminare nel video che mogiamente allego qui sotto. Non so se farò altre interviste da qui a domenica.

 

La marcia in più dei giovani
Pensando a Ganna e Milan mi viene da riflettere su cose profonde. Ad esempio, cosa saremmo noi tutti se non avessimo intorno ragazzi più giovani di noi? Semplice: saremmo noi i giovani. Ma, lasciando da parte le einsteinate e venendo alla nostra umile vita di tutti i giorni: saremmo in grado di fare quello che fanno questi ventenni? Tipo il nostro Marco A., che l’altroieri s’è fatto 12 ore di treno Novara-Berlino, resistendo peraltro a digiuno senza battere ciglio quando la tipa del pub di turno ci diceva che non c’era da mangiare, ma solo da bere e solo birra, e solo birra Berliner.

Oggi il nostro eroe se n’è andato in giro per la città, poi prima di tuffarsi nel clima iridato del velodromo s’è tuffato fisicamente nella piscina attigua (quella della struttura DDR di cui vi parlavo ieri), proprio così, si era portato il costume da bagno da casa proprio per farsi un tuffo a Berlino. Come non amare l’impavido spirito di questi virgulti, mentre noialtri siamo avviati da tempo a un mesto declino psicofisico? (Parlo per me ma pure per Fabio e Tiziano, anche se non vorranno ammetterlo).

Poi però quando il ventenne incontra il quindicenne di turno (riecco Einstein) diventa lui il vecchio della scena: sulla metro del ritorno ieri sera – eravamo già al venerdì, aria di bisboccia, di tirartardi – un nutrito gruppo di teenager con cassa altoparlante a diecimila watt cantavano e ballavano (sì, proprio sul treno della metro!) e in quell’ondata di hip hop il nostro under quasi sembrava prossimo alla pensione…

Confesso che avrei tanto voluto seguirli, quei ragazzini, quando sono scesi alla loro fermata, ma magari ci rifacciamo stasera, ché le gare finiscono più presto, e si unirà a noi un altro amico di Cicloweb, direttamente dal nostro forum, e dato che vive proprio a Berlino ci potrà indicare un luogo di perdizione dove tirare l’alba: le vie del disagio sono infinite!

 

Alla quarta giornata vogliamo il quarto posto!
Cominciamo dal medagliere, perché dopo 3 giorni su 5 abbiamo già superato il totale di Pruszkow 2019: 1-1-1 fu un anno fa in Polonia, qui a Berlino siamo per ora a 1-2-1. Le costanti: Filippo oro nell’Inseguimento, Letizia argento nell’Omnium. Un altro bronzo dall’Inseguimento poi, l’anno scorso fu Plebani nell’individuale, quest’anno il quartetto maschile. E nel 2020 ci aggiungiamo l’argento di Consonni nello Scratch. Ma ci sono due giorni per rimpinguare le casse.

Lo #strivefor4 che sognavo ieri è saltato sulla controprestazione di Lamon nel Chilometro (oro all’olandese Ligtlee sui francesi Lafargue e D’Almeida) e sull’andamento un po’ moscio della Corsa a punti, indirizzatasi assai presto su un binario abbastanza predefinito, con Scartezzini che non ha trovato la chiave a brugola per inserirsi nel meccanismo (alla fine il neozelandese Strong ha avuto ragione dello spagnolo Mora e dell’olandese Eefting).

Oggi la possibilità di medaglia è tutta sulle gambe di Elia Viviani, impegnato nell’Omnium e destinato a lottare con il mondo, nel vero senso della parola. La gara sarà una parata di stelle, e una serie di parate di colpi da parte del veronese, se vorrà raggiungere il podio. Fare elenchi di dieci nomi e poi lasciare fuori l’undicesimo che comunque potrebbe vincere l’oro con un colpo di mano non avrebbe gran senso. Ne cito allora solo tre, facendo violenza alla mia indole compilativa: Cameron Meyer, Jan-Willem Van Schip, Roger Kluge; vi assicuro che se li moltiplicate per tre non esaurite il computo dei possibili favoriti.

A ben pensarci però, cabala vorrebbe che si tifasse per il quarto posto di Elia. Il perché andate a cercarvelo da soli, nella vostra memoria o su Wikipedia; qui sul tema non leggerete altro per oggi.

Leggerete invece due righe sulle prove veloci: nei 500 metri Miriam Vece proverà a ripetere la qualificazione alla finale che ottenne a Pruszkow, e siccome rispetto a un anno fa è abbastanza migliorata, non vedo perché non dovrebbe riuscirci. Nella Velocità maschile invece non abbiamo nessuno, e allora potremo supportare il trinidense Nicholas Paul, non tanto perché da qualche mese è il recordman dei 200 metri lanciati, quanto perché è nel nostro stesso hotel del Team Cicloweb, e il suo allenatore, che tutte le sere tira le 2 a mettere in fila – con profondi sospiri – dati e numeri su foglietti di blocnotes, merita una vera soddisfazione. Forza Nicholas, almeno i quarti!

Infine la Madison femminile, riecco Letizia Paternoster e con lei Elisa Balsamo, e vista la startlist una top five sarebbe già gran cosa, sperare in una medaglia mi pare invece un azzardo. Perché chi tieni giù dal podio, le danesi (Leth-Dideriksen)? Le australiane (Cure-Edmondson)? Le olandesi (Wild-Pieters)? Le americane (Valente-Jastrab)? Le britanniche (Barker-Evans)? Sì, una top ten sarebbe già gran cosa, sperare in una top five mi pare invece un azzardo…

Questo improvviso bagno di understatement vi sembrerà strano da me, ma sono stato malamente influenzato da Villa, che ieri definiva a mezza voce “un tempo positivo” il quasi record del mondo del quartetto, quello che invece io e Renato Pozzetto avremmo battezzato più sobriamente “eau la madona!”. Ma probabilmente non è un caso se il ct è Marco Villa e non io. O Renato Pozzetto.

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La vignetta di Pellegrini

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