Natnael Tesfatsion sul gradino più alto del podio finale © Tour du Rwanda
Natnael Tesfatsion sul gradino più alto del podio finale © Tour du Rwanda

Buon Natnael a tutti!

L’eritreo Tesfatsion vince il Tour du Rwanda 2020: l’ultima tappa con Mount Kigali e Mur de Kigali va allo spagnolo José Manuel Diaz

Per la terza volta in dodici edizioni della corsa, è un corridore proveniente dall’Eritrea ad aggiudicarsi la classifica generale finale del Tour du Rwanda: dopo Daniel Teklahaymanot nel 2010 e dodici mesi dopo il trionfo di Merhawi Kudus, ad esultare è il 20enne Natnael Tesfatsion che è riuscito a portare a casa il successo più prestigioso della sua giovane carriera fino a questo momento. La nazionale dell’Eritrea era annunciata come una delle squadre più forti in gara qui in Ruanda e non ha tradito le attese correndo con grande intelligenza tattica e maturità, cosa per niente scontata visto che stiamo parlando di un gruppetto di cinque ragazzi in cui il più “vecchio” ha solo 25 anni ed il più giovane appena 18.

Questa stagione è iniziata molto bene per Tesfatsion che il mese scorso aveva vinto una tappa alla Tropicale Amissa Bongo e aveva vestito per cinque giorni la maglia di leader salvo poi essere beffato per appena 1″ di abbuono nella tappa conclusiva, complice anche un suo errore di calcolo: una sconfitta bruciante, ma è anche da questi episodi che un giovane corridore impara e aumenta il proprio bagaglio di esperienza. Il ricordo di quell’atroce epilogo era ancora troppo fresco nella mente del giovane talento eritreo che nelle interviste al termine della corsa ha rivelato di non essere riuscito a prendere sonno stanotte: tutto però è andato per il verso giusto anche in questa difficile tappa conclusiva e dopo il traguardo s’è scatenata la festa. Adesso nel suo programma ci sono i Campionati Africani a fine marzo, ed a seguire volerà in Italia assieme al connazionale Henok Mulubrhane per unirsi per il secondo anno alla NTT Continental.

Salite che vedremo ai Mondiali del 2025?
La tappa finale del Tour du Rwanda 2020 si è disputata su un percorso di appena 89.3 chilometri, ma con ben sette gran premi della montagna che tenevano incertissimo l’esito della corsa. Dopo appena 6.7 chilometri i corridori sono transitato una prima volta sulla linea d’arrivo posta in cima allo strappo di Rebero, una rampa di 1200 metri al 8.2% medio caratterizzata da un pavé: da qui iniziava un circuito di 41.3 chilmetri da affrontare due volte, con la durissima ed inedita salita del Mount Kigali e l’ormai celebre Mur de Kigali, prima di tornare a Rebero. C’era grande attesa per la salita di Mount Kigali che complessivamente viene descritta come 5.8 chilometri al 6.4%, ma che di fatto di tratta di tre rampe durissime collegate da brevi tratti in cui rifiatare: l’ultima parete in particolare, un rettilineo al 12%, è quella più impegnativa e spaventosa.

Se la candidatura per ospitare i Campionati del Mondo su strada del 2025 andrà a buon fine (e qui c’è molta fiducia), gli organizzatori locali spingeranno proprio per avere l’accoppiata Mount Kigali e Mur de Kigali nei giri decisivi almeno della prova élite maschile, magari dopo un tratto iniziale in linea non banale, soprattutto se verrà approvata la partenza da Gisenyi nel distretto di Rubavu. Ad “inaugurare” il Mount Kigali è stato l’estone Rein Taaramäe che è partito all’attacco fin dai primi chilometri per dare un senso ad una corsa in cui sperava di essere protagonista e che invece dopo sette tappe lo vedeva con 46 minuti di ritardo in classifica: l’estone della Total Direct Energie è passato da solo al primo passaggio sull’arrivo, ha guadagnato fino a cinque minuti sul plotone e con questa cavalcata solitaria si è assicurato almeno la maglia dei gran premi della montagna.

Mugisha attacca sul Mount Kigali
Nel corso del secondo giro è uscita fuori la condizione fisica precaria di Taaramäe che ha iniziato a perdere tantissimo, complice anche una netta accelerazione da parte del gruppo che è passato molto sfilacciato alla seconda ascesa di Rebero. Sulla seconda ascesa del Mount Kigali il corridore estone della Total Direct Energie è addirittura stato ripreso e lasciato sul podio dal ruandese Eric Manizabayo (Benediction) che poco prima era uscito da un gruppo principale ormai sempre più vicino. A circa un chilometro dal gran premio della montagna, nel gruppo maglia gialla c’è stato anche l’atteso attacco di Moise Mugisha (Skol), secondo in classifica generale, che ha tentato il tutto per tutto per ribaltare la classifica.

In precedenza Mugisha aveva forato e aveva dovuto spendere qualche energia più dovuto per tornare in gruppo, anche perché le caratteristiche del percorso non permettevano un attimo rilassamento, ma con il suo scatto è riuscito subito a fare la differenza trovando anche la collaborazione di Manizabayo: tra connazionali, sebbene di squadre diverse, un piccolo aiuto è normale ed anche l’Eritrea aveva “amici” con maglie differenti. Ad ogni modo il vantaggio di Mugisha non è mai salito oltre i 30″ e nel gruppo maglia gialla un grande lavoro è stato fatto da Henok Mulubrhan che ha giustamente sacrificato le ambizioni personali di vittoria di tappa per mettersi a disposizione di una causa più grande.

Diaz beffa Mugisha negli ultimi metri
Nel finale di corsa Moise Mugisha ha capito che per la generale non ci sarebbe stato molto da fare, anche perché il gruppo inseguitore ridotto ad una decina di uomini era sempre lì ad una ventina di secondi di distanza. Sul muro finale di Rebero il giovane ruandese della Skol Adrien Cycling Academy ha dato fondo a tutte le sue energie per andare a caccia di una vittoria di tappa che sarebbe stata meritatissima dopo il terzo posto nel tappone di Rubavu: ed invece per il secondo anno consecutivo il Tour du Rwanda si chiude senza successi dei corridori di casa, perché il povero Mugisha è stato beffato dal 25enne spagnolo José Manuel Diaz, scalatore interessante che proprio da quest’anno è in forza alla Nippo Delko Provence. Diaz è rientrato su Mugisha e lo ha saltato negli ultimi metri andando a cogliere la sua prima vittoria da professionista: la gioia di uno è quindi la delusione dell’altro per 3″ di amarezza che non cancellano comunque una corsa grandiosa con il secondo posto nella generale.

L’ordine d’arrivo evidenzia bene la durezza di questa tappa nonostante il chilometraggio ridotto: i corridori sono arrivati al traguardo tutti sgranati uno dall’altro con il sudafricano Kent Main (ProTouch) terzo a 7″, il nostro Simone Ravanelli (Androni) quarto a 11″, lo svizzero Patrick Schelling (Israel) quinto a 22″, l’eritreo di passaporto svedese Awet Andemeskel (Israel) sesto a 24″, il francese Paul Ourselin e l’etiope Mulu Hailemichael a 31″, poi gli eritrei Natnael Tesfatsion e Henok Mulubrhan a 39″ ed infine il colombiano Jhonatan Restrepo undicesimo a 43″, dopo che aveva speso molto in precedenza per cercare il podio finale.

Il podio della generale resta invariato
Nella grande battaglia finale gli uomini che sono saliti sul podio della classifica generale sono state gli stessi che questa mattina occupavano le prime tre posizione provvisorie: maglia gialla quindi a Natnael Tesfatsion con Moise Mugisha capace di riavvicinarsi e di chiudere secondo a 54″, un gap che deve andare a ricercarsi nel passaggio a vuoto in quel di Rusizi. La terza posizione è andata invece allo svizzero Patrick Schelling che nel finale se l’è vista brutta: Kent Main lo ha attaccato a più riprese, lo ha staccato negli ultimi metri ed alla fine la differenza tra i due è stata di appena 2″, 1’32” contro 1’34” i distacchi.

L’Androni-Sidermec può sicuramente dirsi soddisfatta di questo Tour du Rwanda con i quattro successi di tappa di Jhonatan Restrepo ed il primo posto nella classifica a squadre: nella generale invece il migliore è stato Simone Ravanelli, quinto a 2’03”, con Jhonatan Restrepo invece settimo a 2’25” mancando per un soffio la sesta posizione di Quintero.

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