Quintana al 5° successo stagionale © ASO/Fabien Boukla
Quintana al 5° successo stagionale © ASO/Fabien Boukla

Ciao Ciclismo, è stato bello

La Parigi-Nizza è andata avanti oltre ogni aspettativa (e buonsenso?), regalandoci un bello spettacolo e per ultimo conferme su un ritrovato Quintana

È con un certo senso di smarrimento che ci troviamo a scrivere queste righe di commiato oggi, con l’ultimo articolo di cronaca per chissà quanto tempo, come l’ultima pagina del diario di chi non sa se tornerà a scrivere di nuovo. La situazione non è forse così drammatica, ma di fatto non sappiamo quando torneremo a parlare di ciclismo fresco. E neanche di sport: assieme alla Coppa del Mondo di biathlon, il World Tour è stato l’ultimo elemento di sport internazionale a gettare la spugna in Europa.

Ma più che del ciclismo, dato che l’UCI se ne è irresponsabilmente lavata le mani della situazione corrente (una delle macchie peggiori della smaccatamente sciovinista gestione Lappartient), dovremmo parlare di ASO, che dopo aver fatto leva sulla scarsa preoccupazione iniziale del governo francese e sulla sostanziale fiducia della maggioranza dei team, ha ignorato il più possibile i campanelli d’allarme sul preoccupante degradamento della situazione coronavirus, riuscendo a salvare quasi tutte le tappe della Course au Soleil, in deroga allo stop di tutte le attività sportive su tutto il territorio nazionale. Praticamente, la Paris-Nice è stata per un po’ di tempo il più grande (e pericoloso?) assembramento autorizzato di persone in giro per la Francia, del quale le potenziali nefaste conseguenze potranno essere valutate solo tra qualche settimana.

Una Parigi-Nizza vinta con merito da Schachmann
Ma tornando all’aspetto sportivo, è stata una corsa senza dubbio gradevole fino all’ultimo, forse proprio perché combattuta come se ogni giorno fosse l’ultimo: a dir la verità, molto simile a quella vista nella stagione passata, dove i ventagli nelle prime due tappe avevano messo fuori gioco gran parte dei contendenti, facendone una corsa ad esclusione che Egan Bernal vinse senza piazzarsi neanche una volta tra i primi 5. Quest’anno abbiamo visto più combattività, complice un gran disegno e condizioni da tregenda nella prima tappa, che ha visto prevalere di forza e astuzia il tedesco Maximilian Schachmann, laureatosi vincitore finale grazie anche ad una gran prova a cronometro. Oggi per lui è stato il giorno della sofferenza, ma un pur straordinario Tiesj Benoot non poteva davvero fare più di quello che ha fatto oggi.

Il ventiseienne belga dopo questa Parigi-Nizza finirà ancor più in crisi esistenziale, dato che un 2° posto finale lo qualifica come qualcosa di più di un “corridore completo”: continua a non avere molto senso impegnarsi per ambizioni da grandi giri, ma il ruolo di corridore da Fiandre che si era inizialmente ritagliato diventa ancor più stretto. Ma oggi, a vincere è stato qualcun altro: quel Nairo Quintana che ad oggi conta già 5 successi nel 2020, tutti conseguiti in Francia tra corse a tappe e arrivi in salita: l’esperienza al Team Arkea-Samsic è cominciata senza dubbio nel modo migliore, dopo le perplessità iniziali. Ancora presto per dire se sia davvero un Quintana rinato: non sarebbe la prima volta che l’annata di Quintana comincia alla grandissima (vedere ad esempio il 2017) per poi andare incontro a clamorose legnate nei GT.

Tutti contro tutti al via dell’ultima tappa
L’ultima frazione, la più altimetricamente dura da Nice a Valdeblore la Colmiane di 166 km, è cominciata con 6 partenti in meno (gli ultimi elementi rimasti della Israel Start-Up Nation ed il campione del mondo Mads Pedersen, “richiamato” in patria a causa dell’aggravamento della situazione coronavirus) ed una battaglia subito aperta in ogni dove, ancor prima che si affrontasse il Col de Vence, prima salita lunga di giornata con 10 km al 6,5% di pendenza media. Dopo 10 km per la precisione, quando ai primi attaccanti di giornata si sono aggiunti Nairo Quintana (Team Arkea-Samsic) e Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step), lontani in classifica ma vogliosi di ribaltare la situazione, costringendo anche gli altri uomini di classifica a muoversi (con Schachmann rimasto un po’ sorpreso).

All’inizio della salita in 6 riuscivano ad evadere definitivamente: Alaphilippe riesce a forzare con un maestro di fughe come Thomas De Gendt (Lotto Soudal), il vincitore dell’ultimo Fiandre Alberto Bettiol (EF Education First), il giovane Aurelien Paret-Peintre (AG2R La Mondiale)  ed il detentore della maglia a pois Nicolas Edet (Cofidis), accompagnato dal fido Anthony Perez, che così si assicurava il successo finale in tale classifica. A fatica (date le intemperanze tra gli altri di Bardet, Guillaume Martin e Molard), Schachmann riusciva a riportare sotto controllo la situazione sul Col de Vence, dove i 6 scollinavano con 1’40” di margine sul gruppo, che sarebbe poi giunto ad un massimo di 3’10”.

Alaphilippe non spaventa: è De Gendt ad averne più di tutti
Il francese è maglia gialla virtuale per larghi tratti, spingendo alcune delle squadre dei big a collaborare con la indebolita Bora Hansgrohe per evitare che il vantaggio si dilati troppo, ma è un aiuto comunque piuttosto moderato: Alaphilippe non è (ancora) il dominatore della passata stagione, non è brillante a sufficienza per evitare che Bettiol gli freghi l’abbuono al primo traguardo traguardo volante (dove Perez perde contatto) e non è nemmeno il più in forma della comitiva.

A dimostrarlo è Thomas De Gendt, che apre il gas come nelle sue migliori azioni dopo i primi km della lunga ma regolare salita finale, 16 km con pendenza media poco sopra il 6%. Gli altri componenti della fuga vengono riassorbiti velocemente, ma il belga non vuole saperne proprio di arrendersi, anzi sembra avere un passo che gli permette di contenere la rimonta del gruppo, dove Schachmann è ormai solo e sono gli uomini della Trek-Segafredo, ossia Kenny Elissonde e Richie Porte, ad impostare un passo deciso per provare almeno a sfiancare Schachmann.

L’attacco deciso di Quintana ai meno 4 km
Complice la salita nel complesso pedalabile, la situazione volge a favore di Schachmann: se escludiamo gli scatti di qualche comprimario come Anacona, Guillaume Martin ed il poco convincente Romain Bardet, non c’è dinamismo nell’azione dell’assottigliato gruppo dei leader, il che gli permette di concentrare tutte le energie sul finale. Saggiamente, non prova neanche a rispondere allo scatto secco di Nairo Quintana poco dopo i meno 4, che di fatto permetterà al colombiano di andare a vincere la tappa: salterà nel giro di un chilometro il fino ad allora convincente De Gendt e s’involerà verso il traguardo finale.

Nel gruppo di testa, fatti fuori gli ultimi gregari: restano praticamente in 4 con Schachmann: Benoot, Nibali, Sergio Higuita (EF Pro Cycling) e Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), e di questi quello che attaccherà sarà il meno scalatore di tutti: Benoot, a poco più di 1 km dal termine. È tardi, certo, per fare una differenza seria: ma comunque riesce a farla, questa differenza, arrivando secondo a 46″. Pinot regola il terzetto inseguitore a 56″, con Higuita e Nibali alle spalle, e lo stanco Schachmann, poco dietro a 58″. Poi: Guillaume Martin (Cofidis) giunge ad 1’19”, appena avanti l’ultimo uomo di Higuita, Tanel Kangert, ad 1’22”. Romain Bardet, con Rudy Molard, chiude la top ten ad 1’32”, precedendo di non molto il generoso De Gendt. Si rialza Alaphilippe, che arriverà con 10 minuti di ritardo.

Un incoraggiante Nibali al quarto posto finale
Nella classifica finale, Schachmann batte Benoot per 18″: il belga recrimina sicuramente perché sempre 18″ sono i secondi abbonati al tedesco dopo la caduta di ieri, per un’applicazione corretta di un regolamento rivedibile. Higuita oggi si è accontentato di tenersi il terzo gradino del podio a 59″, arrivando avanti a un Nibali che senza fare cose eccezionali ha dimostrato di essere ancora coriaceo, e chiude quarto ad 1’16”, avanti a Pinot ad 1’24”. Risale fino alla sesta piazza Quintana ad 1’30”, con Molard settimo a 2’03”, Kangert ottavo a 2’16”, e due gregari a chiudere la top ten: Felix Grossschartner per la Bora Hansgrohe a 3’39” e Søren Kragh Andersen per la Sunweb a 4’36”.

E detto questo, rinunciamo al grande ciclismo per un po’. Per gli appassionati più incalliti, da qualche parte fuori dall’Europa ancora si correrà (ad esempio nella Vuelta a Chiloé, dal 18 marzo), ma per il grande ciclismo dovremo aspettare almeno un paio di mesi.

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