Richard Carapaz e il Trofeo Senza Fine all'Arena di Verona © LaPresse
Richard Carapaz e il Trofeo Senza Fine all'Arena di Verona © LaPresse

Due mesi e più senza ciclismo

Continua l’incertezza e aumenta il numero delle corse cancellate: Giro d’Italia e Classiche da salvare, ma non c’è posto per ricollocare tutti

Il comunicato diramato due giorni fa dall’Unione Ciclistica Internazionale ha di fatto bloccato tutta l’attività ciclistica internazionale a tempo indeterminato, portando alla cancellazione o al rinvio anche di quelle pochissime corse minori che ancora provavano ad andare avanti, come la Vuelta a Chiloé, il Tour de Tochigi ed il Tour of Thailand. La priorità al momento, anche se non sarà facile, è superare il più velocemente possibile questa situazione di crisi, ma inevitabilmente tra gli appassionati ci si interroga e si discute su quando sarà possibile tornare alla normalità e soprattutto su come recuperare almeno le corse più prestigiose tra le tante che sono state cancellate in queste settimane e che ancora saranno cancellate nelle prossime. Proviamo ad analizzare anche noi la situazione.

Ci aspetta uno stop abbastanza lungo
La premessa doverosa che bisogna fare è che non basteranno tre settimane per tornare alla solita routine quotidiana e che ci vorrà ancora di più per il ripristino del calendario ciclistico: non bisogna essere esperti per capire che il 3 aprile, data al momento fissata come fine delle restrizioni, il numero di contagiati da coronavirus sarà ancora tale da creare rischi per la popolazione; e poi bisogna considerare che dietro all’organizzazione di una corsa professionistica ci sono riunioni, incontri, discussioni e ispezioni impossibili da mettere in atto nella situazione attuale, quindi è verosimile immaginare che il ciclismo possa riprendere anche dopo rispetto ad altri sport che si limitano ad uno stadio o ad un palazzetto.

Previsioni è impossibile farne in questo momento, perché il gruppo del ciclismo è formato da atleti e squadre provenienti da tutto il mondo e quindi la ripresa delle gare non dipenderà solamente dalla situazione in Italia, ma anche da quella di paesi in cui il contagio è arrivato dopo. La cancellazione delle varie classiche del nord, del Tour de Romandie previsto dal 27 aprile al 2 maggio ed il rinvio del Giro d’Italia ci fanno comunque immaginare che fino a tutto il mese di maggio di ciclismo in televisione vedremo soltanto delle belle repliche del passato. Che magari possono venire sempre utili per migliorare i risultati nelle domande di CiclowebQuiz!

L’Italia aveva iniziato a riorganizzarsi
Riprendendo sempre il comunicato stampa del 15 marzo, l’Unione Ciclistica Internazionale ha annunciato che eventuali ricollocamenti nel 2020 calendario delle corse saltate saranno confermati più avanti, ma senza alcuna garanzia di trovare gli spazi necessari: in fondo, al momento attuale, si possono fare solo delle ipotesi ma i programmi veri e propri saranno stilati solamente nel momento in cui si avrà un quadro più completo su quante gare si dovranno e potranno recuperare. Sempre che si riesca a ripartire prima del termine della stagione, ed è quello che tutti ci auguriamo, servirà un grosso sforzo collettivo di tutti i principali organizzatori per trovare un calendario che abbia un senso dal punto di vista sportivo, che non scontenti nessuno e che possa anche rispondere positivamente a tutte le varie esigente logistiche locali che possono variare da paese a paese.

Nonostante l’incertezza, bisogna riconoscere che in Italia, sfruttando anche il fatto che le nostre corse erano state le prime ad essere cancellate, gli organizzatori si erano mossi quasi immediatamente con la Federciclismo e con la Lega del Ciclismo Professionistico per riorganizzare completamente il calendario, magari cercando di spostare anche alcune gare previste per il mese di settembre per fare posto alle grandi classiche: ad esempio, per quanto abbiamo potuto sapere noi di Cicloweb, una prima idea era quella di recuperare la Milano-Sanremo il giorno sabato 19 settembre, anticipando ad agosto il Memorial Pantani ed il Trofeo Matteotti e magari mettendoci accanto la Settimana Coppi&Bartali. Usiamo l’imperfetto perché l’indiscrezione risaliva alla settimana scorsa, prima dell’annunciato spostamento di date del Giro d’Italia che ovviamente dovrà obbligare a rivedere tutto. E poi bisognerà considerare anche le classiche del pavé e quelle delle Ardenne…

Recuperare sì, ma come?
Inevitabilmente, però, una ricollocazione in calendario delle gare annullate in questo periodo, deve scontrarsi con i pochi spazi liberi a disposizione e con quelle corse che hanno già una loro data ben definita: ipotizzare un Giro d’Italia da disputarsi in contemporanea alla Vuelta (14 agosto-6 settembre), con orari di arrivo opportunamente studiati, potrebbe avere senso dal punto di vista sportivo, ma in quel periodo ci sarebbero anche London Classic, Amburgo, Plouay e BinckBank Tour e proporre quattro gare World Tour nello stesso giorno sarebbe impossibile per le squadre; si potrà convincere qualcuno a spostarsi? Forse, ma non sarà facile e verosimilmente servirà qualche indennizzo per il disturbo. E neanche sembra credibile, non parte di RCS Sport ma ancora meno da parte di ASO, ipotizzare Giro e Vuelta ridotti entrambi a due settimane o poco più.

Ovviamente in una situazione di difficoltà estrema come quella che stiamo attraversando, la corsa più semplice sarebbe tirare una riga sul passato, iniziare quando sarà possibile iniziare e rimandare tutto il resto. Ma non ci si può negare che in alcuni casi in ballo ci siano interessi economici che non è possibile ignorare: niente corse vuol dire niente sponsor e organizzatori, squadre, corridori e addetti ai lavori in enorme crisi. Il CIO sta facendo tutto per far disputare regolarmente i Giochi Olimpici tra fine luglio e inizio agosto (l’impatto sul calendario ciclistico sarebbe comunque minimo), ma anche la velocità con cui il Giro ha annunciato il rinvio ci fa pensare che i soldi ungheresi sarebbero fondamentali per i bilanci della gara e di RCS Sport. E allora, se ci fossero i tempi tecnici, per la corsa rosa l’ideale potrebbe essere il mese di giugno, eventualmente accettando anche di sovrapporsi in parte (un weekend o una settimana) al Tour de France.

Il posto per tutti non c’è, ma sarebbe importantissimo anche solo a livello simbolico riuscire a recuperare almeno il Giro d’Italia e le Classiche Monumento: son corse che si sono a malapena fermate solo in occasione delle due guerre mondiali, e al di là degli aspetti economici sarebbe bello che il ritorno alla vita normale passi anche da questi appuntamenti.

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