Alexander Konychev in maglia Mitchelton-Scott © Mitchelton-Scott
Alexander Konychev in maglia Mitchelton-Scott © Mitchelton-Scott

Alexander Konychev: «Rivedere la propria famiglia non ha prezzo»

Intervista al giovane della Mitchelton-Scott, guarito dopo aver contratto in Spagna il coronavirus

Il coronavirus ha colpito anche il mondo del ciclismo. Uno dei corridori che nelle passate settimane ha dovuto vincere non una corsa bensì questa malattia è stato Alexander Konychev, neoprofessionista della Mitchelton-Scott che da dilettante, sul finire della scorsa stagione, ha ottenuto due top ten in gare storiche come la Coppa Bernocchi e il Grand Prix d’Isbergues. Il ventunenne veronese, ha scoperto, durante un ritiro in Spagna con la sua squadra,  di essere stato colpito dal Covid-19. Pur rimanendo sempre asintomatico, il figlio di Dmitrij, come tutti coloro che contraggono il virus, ha dovuto restare in isolamento, per di più lontano dai propri familiari, per due settimane a Girona.

Alexander, con che stato d’animo hai vissuto i giorni seguenti alla tua positività al coronavirus?
«Quando mi hanno trovato positivo sono stato sorpreso. Inizialmente ero spaventato ma, comunque, non ho mai avuto sintomi. Durante la quarantena in Spagna sono sempre stato in contatto con i dottori e lo staff della mia squadra, i quali non mi hanno mai fatto mancare nulla»

Come hai trascorso le tue giornate chiuso in casa a Girona?
«Avevo un appartamento abbastanza grande e questo ha facilitato la mia permanenza in Spagna. In quelle due settimane ho potuto dedicarmi a tutto quello che solitamente non riesco mai fare, come ad esempio dormire molto durante la mattinata, fare la colazione con grande calma e guardare delle serie tv in streaming. Poi, corso del pomeriggio facevo qualche esercizio di stretching e delle sedute sui rulli per mantenermi in forma. La giornata passava abbastanza in fretta e prendendola con comodo non mi ha pesato molto»

E poi dopo l’esito negativo del tampone sei potuto tornare a casa
«Esattamente quindici giorni dopo la comunicazione della mia positività, ho dovuto fare altri due tamponi nel giro di ventiquattro ore. Entrambi gli esami sono risultati negativi e quindi ho potuto terminare il mio periodo di isolamento. Il rientro in Italia è stato surreale: lungo tutto il tragitto non ho incontrato nessuno. Ho fatto una sola sosta per fare benzina in tutti i 1100 chilometri di strada che separano Girona da Verona. Dopo quel periodo chiuso in casa, questo lungo viaggio non è stato stressante ed il tempo è volato. Non vedevo l’ora di tornare a casa per riabbracciare la mia famiglia e posso assicurare che non ha prezzo poter rincontrare i propri cari dopo due settimane in cui si è stati costretti a stare chiusi in un’abitazione senza poter vedere nessuno»

Adesso ti puoi godere la tua famiglia
«In questi giorni mi sto dedicando a stare con i miei familiari ed apprezzo ogni singolo momento vissuto con loro. Stare nella propria casa è tutt’altra cosa rispetto che vivere in un altro posto, per di più lontano dal proprio paese. Ho un grande giardino e quindi posso uscire a giocare a pallavolo, a ping pong e a carte all’aria aperta. Quando, invece, sono all’interno mi diletto in cucina, perché mi piace preparare alcuni piatti per tutta la mia famiglia. Anche se noi corridori non possiamo allenarci come vorremmo, passo qualche ora della giornata sui rulli e partecipo a degli eventi su Zwift. In questo periodo sto trovando molto divertente utilizzare questa piattaforma virtuale di allenamento. Tutti i giorni mi collego anche su Zoom per fare delle videochiamate con i miei compagni di squadra ed in questa maniera ci teniamo sempre informati di tutto quello che stiamo facendo»

Al termine di questa pandemia, cosa pensi che cambierà nelle nostre vite?
«Penso che ognuno apprezzerà di più ogni singola cosa. Se fino ad un paio di mesi fa si dava tutto per scontato, nel futuro prossimo qualcosa cambierà nel modo di vivere di ogni persona. Per tutti è un periodo difficile ma, secondo il mio punto di vista, non appena ci riprenderemo, saremo ancora più forti di prima. Le persone che sono malate stanno affrontando una grande prova che non ha nulla a che vedere con noi che siamo tranquillamente a casa. In tutto il mondo sono molti gli uomini e le donne che stanno soffrendo e faccio fatica a capire chi afferma di non farcela più a stare chiuso in casa. Se solo si pensa agli ospedali, si può comprendere lo stato di emergenza in cui ci troviamo e bisogna solo ammirare il lavoro dei medici e degli infermieri che stanno lavorando senza sosta»

Come è stato il tuo approccio al mondo professionistico?
«Avendo fatto uno stage lo scorso anno con la Dimension Data, ero consapevole di come si correva tra i professionisti. Si va molto forte sin dalle prime battute e bisogna stare sempre attenti. In ogni modo, la mia avventura tra i grandi è iniziata in Spagna alla Clásica de Almería. Ero davvero molto preparato perché avevo passato un buon inverno ed ero sicuro di poter disputare una bella stagione»

Ti ritieni soddisfatto delle tue prestazioni nelle corse che hai disputato prima della sospensione della stagione ciclistica?
«La mia squadra è stata contenta di tutto quello che sono riuscito a fare in questo avvio di 2020. Tra febbraio e marzo, sono stato anche convocato per due corse molto importanti in Belgio come la Omloop Het Nieuwsblad e la Kuurne-Bruxelles-Kuurne. In entrambe le occasioni sono stato d’aiuto per i miei compagni di squadra e poi, anche a livello personale, mi ritengo soddisfatto, perché nei momenti cruciali di queste due gare ero presente nelle posizioni che contano e questo mi fa ben sperare per il mio futuro»

Nella Mitchelton-Scott milita anche Edoardo Affini con il quale sei stato compagno in nazionale tra gli under 23
«Con Edoardo vado molto d’accordo. Mi ha aiutato parecchio ad ambientarmi nella mia nuova squadra. Oltre ad essere l’unico italiano del roster, lo conosco già da diversi anni e ci sentiamo spesso. Molte volte ci alleniamo assieme ed entrambi speriamo di poter tornare a pedalare sulle nostre strade in vista dei futuri appuntamenti ciclistici»

In questa stagione sono passati professionisti anche tre tuoi grandi amici, nonché tuoi ex compagni di squadra alla Dimension Data for Qhubeka: Samuele Battistella, Luca Mozzato e Matteo Sobrero. Vi siete sentiti in queste settimane?
«Purtroppo in queste settimane non possiamo incontrarci, ma abbiamo fatto qualche videochiamata di gruppo per mantenerci in contatto. Essenzialmente, quando ci siamo sentiti, i discorsi principali che abbiamo affrontato sono stati quelli relativi al momento in cui ci troviamo, alla mia quarantena in Spagna, e agli allenamenti sui rulli che facciamo quotidianamente. L’anno scorso eravamo solamente noi quattro a militare nel team e per questo motivo ci siamo conosciuti ed abbiamo legato parecchio»

Quale sarà la prima cosa che farete quando vi potrete rincontrare?
«Spero di incontrarli molto presto in sella ad una bicicletta, perché questo vorrebbe dire che la situazione sta tornando alla normalità».

Archivio

La vignetta di Pellegrini

L’angolo della polemica

Versione stampabile