Atleti schierati al via del Criterium di Komenda: sullo sfondo si nota la maglia CCC di Alessandro De Marchi © Grega Valancic/Sportida
Atleti schierati al via del Criterium di Komenda: sullo sfondo si nota la maglia CCC di Alessandro De Marchi © Grega Valancic/Sportida

Cazzaniga: «Attendiamo il 25 giugno»

Lo stato dell’arte della ripresa in Italia secondo il presidente della commissione Strada-Pista. In Slovenia si torna a correre: ma dall’Italia possono uscire solo i professionisti

All’indomani dell’incontro tra il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e alcune delle principali autorità del ciclismo italiano, tra cui il presidente della Federciclo Renato Di Rocco ed il direttore di RCS Paolo Bellino, dal quale giungono rassicurazioni per l’imminente Giro d’Italia, il tracciato verso il finale di stagione, almeno in ambito professionistico, sembra sempre più roseo, al netto di ricadute del Covid-19.
Ma qual è lo stato dell’arte per il dilettantismo ed il ciclismo giovanile? Lo abbiamo chiesto a Ruggero Cazzaniga, dal 2012 presidente della Commissione Strada-Pista. «Siamo stati molto attenti a far rispettare tutti i regolamenti possibili e immaginabili, abbiamo spinto per la riapertura degli allenamenti, adesso stiamo attendendo per un via libera effettivo per le gare. Noi abbiamo già in mano i protocolli, sia per le gare individuali che per le gare di gruppo. Stiamo discutendo animatamente sul discorso della responsabilità, dentro e fuori dalle transenne, cercando di far passare l’idea che oltre le transenne valgono le leggi dello Stato Italiano».
Un’esperienza probante quella degli ultimi mesi, con non poca fatica a mettere d’accordo tutti quanti: «Potrei fare il sottosegretario al ministro: siamo stati obbligati a imparare cose che non pensavamo di dover imparare, come le griglie di rischio. Teniamo presente che il comitato scientifico ha visioni totalmente diverse da quelle che sono le nostre quotidianità. Per la ripresa delle gare su strada ci sono ancora dei nodi da sciogliere, in accordo con le prefetture, per le gare su pista abbiamo già stabilito un accordo con i comuni anche tramite le società locali. In teoria, per questa tipologia potremmo riprendere già dall’1 luglio ( Il 30 giugno scade l’obbligo federale allo stop per tutte le società tesserate, NDR)».

Il vero nodo per la ripresa delle gare di gruppo è però ciò che verrà stabilito nei prossimi DPCM dal 25 giugno in poi: « Noi abbiamo fissato dei protocolli molto semplici, con divieti a passare le borracce, sputare, e l’obbligo di avere sempre in tasca elementi di protezione individuali, però chiaramente non c’è protocollo che possa ottemperare a questioni come quella dei droplet, perciò attendiamo quanto verrà definito dal ministro dello sport al 25 di giugno. Qualcuno pensa che stiamo fermi, ma noi stiamo lavorando. I ragazzi in questa situazione si stanno dimostrando i più coscienziosi, disposti a fare ulteriori sacrifici, mentre ci sono adulti che pensano che senza il ciclismo tutto muoia. La struttura tecnica, oltre ad avere una funzione propositiva, deve dare indicazioni certe, non può fare promesse e non deve fare politica: quel che facciamo è emettere comunicati ufficiali, quando il consiglio federale, sulla base di ciò che decide il governo, approva una cosa e la segreteria generale ce la comunica».

Cazzaniga ci offre anche un approfondimento sul caso-Slovenia. Il paese a noi confinante sarà il primo a riprendere ufficialmente anche a livello professionistico con la kermesse dei campionati nazionali e anche qualche criterium, come avvenuto ieri a Komenda (paese natale di Tadej Pogacar), dove Luka Mezgec (con le note vestigia della Mitchelton-Scott) ha battuto i Bahrain-Merida Marco Haller e Matej Mohoric. C’erano anche atleti italiani, professionisti e/o militanti in squadre straniere (Alessandro De Marchi, Filippo Fortin e alcuni atleti della UAE Team Emirates), ma non si sono presentati nonostante l’invito i corridori del team Friuli, sempre a causa dello stop federale a qualsiasi attività fino al 30 giugno. Nessuna deroga, neanche ai frontalieri (che dal 30 maggio possono superare il confine) per evitare improvvidi eccessi: «Ci sono giunte richieste di partecipazione a corse in Slovenia addirittura dalla Toscana, per prove di esordienti e allievi, andando poi all’avventura, senza iscrizioni ufficiali. Cosa che tra l’altro non sarebbe neanche in ottemperanza coi regolamenti italiani, dato che nelle categorie giovanili si può correre solamente nei fine settimana e nei prefestivi. Va fatta una precisazione: non abbiamo sospeso l’assicurazione a nessuno. Semplicemente, come avviene ad esempio per guida in stato d’ebbrezza, abbiamo spiegato che in queste circostanze i corridori non sarebbero stati coperti».

Abbiamo chiesto a Cazzaniga anche qual è la percezione della salute dei vari organizzatori italiani, grandi e piccoli: «Ci sono stati 3 momenti. All’inizio della pandemia, si pensava con una certa leggerezza di poter recuperare tutto, perché non si aveva la percezione di una situazione che sarebbe durata così a lungo. Poi, quando da 1 mese di gare da recuperare siamo passati a 5, le cose si sono fatte più complesse, e quelli che sembravano più in difficoltà erano gli organizzatori delle corse a tappe. Con loro abbiamo cercato di lavorare con criterio, quando l’UCI ci ha chiesto di riorganizzare il calendario, e non è stato un lavoro semplice, dato che tutti gli organizzatori avevano le loro esigenze. Infine, adesso che andremo a riorganizzare anche le gare nazionali e regionali, sono in molti che vogliono rientrare nel calendario e rischiamo l’affogamento. Perciò avrà la priorità chi vorrà confermare le gare che erano già previste in calendario alla fine dell’anno».

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