Wout van Aert trionfatore il Piazza del Campo a Siena © RCS Sport
Wout van Aert trionfatore il Piazza del Campo a Siena © RCS Sport

È Wout il drago delle contrade!

Van Aert conquista una splendida edizione della Strade Bianche. Ottimo secondo posto per Formolo, in luce anche Bettiol quarto

Caldo, polvere e ancora caldo. Questo è ciò che i 166 partenti hanno dovuto patire lungo i 184 km della Strade Bianche; giunta alla quattordicesima edizione, la classica senese funge, non ce ne vogliano Sibiu, Burgos e Occitanie, come vera ripartenza della stagione ciclistica – con tanto di annessi e connessi, come la presenza in massa degli alti papaveri dirigenziali. Tutti gli occhi, dunque, sulla “classica del nord più a sud d’Europa” e i suoi undici settori di sterrato per ben 63 km di fuoristrada.

Tutti gli occhi erano anche sui crossisti dell’epoca attuale: Van der Poel, Hermans, Van Kessel, tutti debuttanti tra le Crete senesi. Uno, però, queste strade le conosceva già a memoria. E, a proposito di memoria, la sua era ancora ferma a quell’assolato pomeriggio del luglio 2019 quando in una caduta in una cronometro aveva rischiato di dire addio al ciclismo. L’ultimo anno per Wout van Aert è stato molto, molto duro. Ma dopo un lungo cammino di riabilitazione, ecco finalmente la meritata gloria.

Pellaud mattatore della prima parte, l’elvetico va via da solo
La partenza alle 13.44, sotto il cocente sole toscano, vede subito movimento tra quanti cercano di imboccare la fuga giusta. Il più vivace è Simon Pellaud; lo svizzero che vive in Colombia mette in mostra la maglia Androni Giocattoli-Sidermec attorno dopo i 10 km, riuscendo a prendere vantaggio. A lui si aggiungono, una volta terminato il primo settore di San Rocco a Pili attorno al km 20, il compagno di squadra, il lombardo Nicola Bagioli, il trentino Iuri Filosi (Bardiani CSF Faizanè), il francese Quentin Pacher (B&B Vital Concept), il neerlandese Corné van Kessel (Circus Wanty Gobert) e il belga Benjamin Declercq (Team Arkéa-Samsic).

Il gruppo lascia fare, ma solo fino ad un certo punto; in particolar modo è l’Astana Pro Team a non voler concedere troppo spazio, desiderosa di dare a Fuglsang e Lutsenko una chance di ben figurare in un terreno che ben si confà. I kazaki dettano un passo di un certo rilievo tanto che attorno al km 45 il margine dei 6 è di una trentina di secondi. Dato il destino pressoché segnato dell’azione, Simon Pellaud non ha intenzione di farsi riprendere senza lottare: nei primi metri del quarto settore di sterrato, quello di Buonconvento, l’ex IAM e Illuminate attacca e si invola. Bagioli, Declercq e Pacher restano a bagnomaria mentre Filosi e Van Kessel vengono riassorbiti dal plotone.

Lo svizzero non ci sta e tenta ancora, la Deceuninck fa muovere Jungels
Il ventisettenne poliglotta – madrelingua francese ma parla correttamente inglese, italiano, spagnolo e tedesco – ci dà dentro, visto che all’uscita del tratto al km 55 ha 1’10” sugli inseguitori e 2’05 sul plotone, che finalmente decide di diminuire l’incedere. La temperatura prossima ai 40° si fa sentire ma quello che pare meno patire la situazione è proprio Pellaud, che approccia il quinto tratto sterrato, quello di Lucignano (il più lungo con i suoi 11.9 km) con 2’45” di vantaggio sul gruppo, andato a riprendere il trio Bagioli, Declercq e Pacher.

La calma prima della tempesta: una forte accelerazione dietro fa sì che Pellaud possa iniziare la seconda metà di gara con una cinquantina scarsa di secondi, proprio mentre è il momento di imboccare il sesto tratto a Pieve a Salti. Qui si registra il primo momento di potenziale di svolta; due delle formazioni più attese, ossia la Bora e la Deceuninck, mandano all’attacco rispettivamente Marcus Burghardt e Bob Jungels, cui si somma il canadese Alexander Cataford (Israel Start-Up Nation), che vanno ad agguantare Pellaud ai meno 80 km.

Cadute e forature eccellenti, la corsa si rimescola
L’azione, però, non termina di certo qui e sul seguente tratto di San Martino in Grania si susseguono le novità: se Jungels viene fatto rialzare dall’ammiraglia, nel gruppo si verificano due cadute – la prima coinvolge Vincenzo Nibali, la seconda Stefan Küng, entrambi si rialzano senza problemi, non altrettanto vale per il vincitore dell’edizione 2018 Tiesj Benoot che deve ritirarsi – e diverse forature tra cui quelle di Julian Alaphilippe, Giulio Ciccone e Mathieu van der Poel. Dopo qualche km rientrano tutti sulla prima parte del gruppo, che ha definitivamente riassorbito il valente Pellaud, Burghardt e Cataford.

In uno dei pochi momenti di relativa tranquillità, quello in asfalto fuori da San Martino in Grania, mentre molti sono indaffarati nell’idratarsi e nel rinfrescarsi, la EF ridà slancio all’azione: a 60 km dal termine si muove Simon Clarke, imitato pochi metri più tardi da Jack Bauer (Mitchelton-Scott), Michael Gogl (NTT Pro Cycling), Gorka Izagirre (Astana Pro Team) e il già citato Marcus Burghardt. L’australiano trapiantato nel varesino viene da loro raggiunto nei primi metri dell’ottavo settore, quello più atteso.

Monte Sante Marie spacca la corsa, bene Bettiol e Formolo
Come di consueto, Monte Sante Marie è il momento in cui la corsa deflagra: i suoi 11.5 km di strada bianca vedono il gruppo che si spezza e diversi nomi di spicco che si arrendono, dopo che il tentativo di fuga venga annullato ai meno 52 km. Sia il vincitore uscente Alaphilippe che il favorito della vigilia Van der Poel alzano presto bandiera bianca, imitati da Nibali (che poco più tardi si ritira, lamentando dolore alla mano sinistra) e Teuns; ancora più distanti, invece, due nomi nobili come Gilbert e Sagan.

Il più pimpante è un corridore che per troppo tempo ha cercato fortuna nelle corse di tre settimane, invece di focalizzarsi nelle prove di un giorno: Davide Formolo (UAE Team Emirates) detta il passo e spezza il gruppo, con solo otto elementi capaci di restare con lui. I prescelti sono Alberto Bettiol (EF Pro Cycling), Jakob Fuglsang (Astana Pro Team), Michal Kwiatkowski (Team Ineos), Maximilian Schachmann (Bora Hansgrohe), Wout van Aert (Team Jumbo-Visma), Greg Van Avermaet (CCC Team) e uno stoico Michael Gogl.

Fuglsang forza ma si rialza, in sei al comando
Ancora con l’amaro in bocca per la piazza d’onore del marzo 2019, Jakob Fuglsang non vuole lasciare nulla di intentato: il danese mette fuori la testa ai meno 50.5 km con Schachmann, poi, un km più tardi, sul tratto più ripido di Monte Sante Marie piazza l’allungo. Dagli otto alle sue spalle non ce la fanno Gogl e uno stremato Kwiatkowski, mentre Bettiol e Formolo sembrano i due più in forze, tanto che inizialmente provano ad andare all’inseguimento del detentore della Liège.

Gli ex compagni alla Liquigas giungono a più miti consigli e si guardano indietro, aspettando saggiamente Schachmann, Van Aert e Van Avermaet; deve aver pensato lo stesso anche Fuglsang il quale, notata l’incapacità di mettere più di 20″ sul quintetto alle spalle, si rialza e a 43 km dall’arrivo si ricongiunge con gli altri, giusto poco prima di tornare sull’asfalto. Il neocostituito sestetto sfrutta i quasi 20 km seguenti per andare a prendere borracce su borracce, senza dannarsi l’anima; a beneficiarne sono i più immediati inseguitori, ossia il solito Michael Gogl, Brent Bookwalter (Mitchelton-Scott) e Zdenek Stybar (Deceuninck-Quick Step), unici non tagliati fuori.

Inseguitori troppo distanti, Schachmann e Van Aert cercano la sorpresa
Costoro, infatti, passano da 1’45” all’uscita di Monte Sante Maria a 1′ tondo ai meno 25 km; nulla da fare, invece, per il seguente drappello comprendente Gorka Izagirre, Michal Kwiatkowski, Gregor Mühlberger (Bora Hansgrohe), Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), Diego Rosa (Team Arkéa-Samisc), Diego Ulissi (UAE Team Emirates) e Loïc Vliegen (Circus-Wanty Gobert), che a tale cartello transitano con quasi 3′ di distacco.

Se in passato il breve ma insidioso settore di Montaperti (a 23 km dal traguardo) era servito da trampolino di lancio, stavolta non è il caso, dato che non succede niente. Non lo stesso si può dire una volta tornati sull’asfalto: sfruttando il tentennamento altrui, ai meno 21.5 km Schachmann si lancia dall’ultima posizione e il solo Van Aert è lesto a prenderne la ruota. I due iniziano così assieme il penultimo tratto, quello di Colle Pinzuto (a 19 km dall’arrivo), con 10″ sui quattro ex compagni e con 1′ sul trio Bookwalter, Gogl e Stybar.

Fuglsang scherza ma scoppia, Van Aert dà il colpo giusto
Come lasciato intendere in precedenza, quello con la miglior gamba in salita è Fuglsang: sul tratto duro di sterrato, con pendenze abbondantemente in doppia cifra, l’ex biker arriva di gran carriera e si riporta sulla testa della corsa. Non trascorre troppo tempo prima che anche il duo Bettiol (il quale subito dopo prova senza esito fortuna personale) e Formolo si faccia sotto; lo stesso non si può dire per Van Avermaet che cede in maniera definitiva, tanto che una volta tornato sull’asfalto venga ripreso da un solitario Stybar a cui è mancato qualcosa nel momento giusto.

L’undicesimo e ultimo settore è quello di Le Tolfe, 1100 metri con risciacquo iniziale e un duro strappo a coronare la fatica; e chi è abituato a stare in apnea sullo sterrato, seppur fangoso, è Wout van Aert. Il belga mulina le gambe sulla salita e fa la differenza: nessuno ha modo di stare incollato a lui. Chi, per quanto visto, pareva il più adatto, ossia Fuglsang, è il primo a cedere; Bettiol invece prova a rispondere, scollinando con 7″ di ritardo, poco davanti agli ex compagni Formolo e Schachmann, che hanno a riprenderlo nel falsopiano.

Il belga ne ha di più e vince alla grandissima
Il terzetto diventa coppia a 8 km dalla conclusione: Bettiol non ce la fa più e in un tratto all’insù vede allontanarsi pedalata dopo pedalata i due campioni nazionali. I quali, all’orizzonte, riescono a vedere una macchia giallonera una decina di secondi più avanti; la stanchezza regna sovrana, sia per Van Aert che per Formolo e Schachmann. Ma la spinta dei due reduci dal podio della Doyenne 2019 sembra scemare metro dopo metro e l’ombra del crossista si dirada sempre più; a 2.7 km dal termine, una volta terminata l’ultima discesa, Van Aert è riuscito a portare a 18″ i secondi di vantaggio.

All’ultimo km, sotto la Porta di Fontebranda, la lotta per la vittoria è terminata: quasi 40″ separano il leader e gli inseguitori. La salita di Santa Caterina è l’apoteosi per WvA che se la gode: vince alla grandissima Wout van Aert, che per altro diventa il primo a salire per tre anni di fila sul podio. Un successo che per molti vale una carriera, ma per lui rappresenta la ripartenza verso una nuova stagione di gloria.

Secondo un super Formolo su Schachmann, quarto Bettiol
La lotta per il secondo posto alle spalle del belga del Team Jumbo-Visma premia un meritevole Davide Formolo: il veronese della UAE Team Emirates debutta come meglio non potrebbe alla Strade Bianche e avanza la sua candidatura per le seguenti classiche del calendario italiano. Il campione italiano giunge a 30″ e riesce ad anticipare di un paio di secondi il campione tedesco Maximilian Schachmann (Bora Hansgrohe), altro corridore da tenere d’occhio per tutto il mese di agosto.

Bella quarta piazza a 1’31” per Alberto Bettiol: se sinora il rapporto con la corsa di casa era complicato – tre ritiri, un 78° e un 97° posto – quella di oggi per il toscano è stata una tappa importante in vista di una ulteriore crescita. A 27 anni ancora da compiere è arrivato il momento di infilarsi con costanza nelle posizioni che contano, lì dove il suo talento merita.

Top ten raggiunta per Rosa, ritardi abissali per Van der Poel, Gilbert e Alaphilippe
Il principale deluso di giornata è Jakob Fuglsang: in certi momenti dominante, al danese dell’Astana Pro Team si è spenta la luce nella fase calda e il quinto posto a 2’55” di certo non gli fa piacere. Altro che mirava ad altro è Zdenek Stybar, infine sesto a 3’59”. Ha vissuto una delle migliori giornate della carriera, invece, l’esperto statunitense Brent Bookwalter, settimo a 4’25” e riuscito nel finale a superare di 2″ Greg Van Avermaet. Completano la top ten Michael Gogl a 6’27” e un bel Diego Rosa a 7’45”, distacco che testimonia la difficoltà estrema di questa ripartenza.

Tra gli altri nomi di un certo calibro, arrivano a 10’03” Michal Kwiatkowski e Tadej Pogacar, in compagnia di Stefan Küng, in un filotto dal dodicesimo al quattordicesimo posto. 3″ dopo di loro ha concluso la sua prima volta senese Mathieu van der Poel, non sufficiente ma non andato allo sbando. Sedicesimo a 10’09” Diego Ulissi, ventesimo a 13’41” Andrea Vendrame, quindi posizione 24 e 25 per Julian Alaphilippe e Philippe Gilbert a 15’06” dal vincitore.

Domani giorno di riposo, ma per molti lunedì è di nuovo momento di fare sul serio al Gran Trittico Lombardo; non per Van Aert, che può godersi qualche momento di pausa in più prima di tornare mercoledì in sella per la Milano-Torino, antipasto di una Milano-Sanremo nella quale può arrivare senza pressione e con tanta, tanta voglia di stupire nuovamente.

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