SmartCycling #010, Elena Cecchini: “Cosa invidio ai colleghi maschi? Gli stipendi!”

SmartCycling gira la boa della decima puntata e lo fa con un dibattito tutto al femminile: sono state Elena Cecchini, Daniela Isetti e Antonella Stelitano le nostre tre ospiti ieri sera, e con loro abbiamo dato luogo a un’approfondita analisi sullo stato dell’arte del ciclodonne, Anno Domini 2020. La vicecampionessa europea ha fatto un punto della situazione dal lato sportivo, parlando degli innegabili progressi introdotti dal Women’s World Tour, con particolare riguardo alla migliorata organizzazione di molte gare, e ha posto l’accento sull’aspetto mediatico: “Stiamo notando che l’attenzione è in crescita, veniamo riconosciute e cercate, la diretta televisiva di sempre più corse è un nodo fondamentale per far aumentare l’interesse nei confronti della nostra attività. E poi diciamolo, le gare femminili hanno una propria specificità e sono spesso molto più divertenti da seguire di quelle maschili”. Una cosa però Elena Cecchini invidia ai colleghi uomini: “Gli stipendi! Devo essere sincera, tante di noi – me compresa – hanno potuto far carriera grazie all’affiliazione ai gruppi sportivi militari, ma vedo ancora troppe ragazze che ricevono appena un rimborso spese, nonostante facciano la stessa fatica degli uomini. Non si tratta di dover essere strapagate, ma semplicemente di guadagnare quanto ci meritiamo”.

La vicepresidente della FCI Daniela Isetti ha centrato il focus sui traguardi raggiunti e quelli ancora da raggiungere a livello di presenza delle donne negli ambiti dirigenziali dello sport, non mancando di sottolineare le oggettive difficoltà: “Per fare carriera nelle istituzioni sportive è necessario investire molto del proprio tempo, e come in tutti i settori c’è una questione culturale da tenere in conto, per cui può diventare un problema conciliare famiglia e professione, e per le donne ciò è molto più pressante che per gli uomini. Non vedo troppo maschilismo nel ciclismo, non più che in altri ambiti della società, e mi aspetto che in futuro ci siano molte più donne nei quadri tecnici delle società giovanili, in quanto le trovo più portate a insegnare lo sport nell’ottica dell’educazione più che della competizione”. Antonella Stelitano, autrice del fondamentale volume Donne in bicicletta, ha addirittura ribaltato l’assunto relativo al maschilismo del ciclismo: “Semmai questo sport è stato il più rivoluzionario in relazione all’emancipazione delle donne, perché ha affossato molti luoghi comuni, e le ‘pioniere’ di questa disciplina hanno dovuto affrontare un’opposizione totale, che andava a toccare anche il fatto che uscissero in bici in pantaloncini, per esempio. 100 anni fa venivano definite sui giornali ‘il terzo sesso’, oggi le atlete invece dimostrano di poter essere campionesse e di avere una femminilità che fa giustizia del luogo comune secondo cui le cicliste sono esteticamente sgradevoli”. Un tema, quello della femminilità (e anche dell’importanza di sottolinearla a livello comunicativo) che ha messo d’accordo tutte e tre le ospiti di SmartCycling.

Qui di seguito la puntata integrale di SmartCycling #010.

Oggi l’undicesima puntata di SmartCycling ci proietta nell’imminenza della Milano-Sanremo ma avremo modo anche di fare un bilancio della Sei Giorni delle Rose con il condirettore della corsa Alberto Dallatana.

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