Wout Van Aert vince anche alla Milano-Sanremo © LaPresse
Wout Van Aert vince anche alla Milano-Sanremo © LaPresse

Van Aert, una settimana da Dio

Dopo la Strade Bianche, il fenomeno belga fa sua anche la Milano-Sanremo: grande duello nel finale con Julian Alaphilippe che deve inchinarsi ed è 2°

Il 2020 ha probabilmente già trovato il suo uomo copertina: dopo la spettacolare vittoria alla Strade Bianche, il belga Wout van Aert è riuscito a ripetersi oggi alla Milano-Sanremo realizzando quella doppietta nelle due classiche italiane che era riuscita l’anno scorso a Julian Alaphilippe, ma non nell’arco di una sola settimana. Proprio il francese, sfortunatissimo a Siena con forature in serie, gli ha dato vino da torcere fino in fondo dopo aver dato spettacolo sul Poggio: ma contro un Van Aert così, che non ha fatto nulla per nascondersi andando sul podio anche alla Milano-Torino con una volata di gruppo, adesso non c’è nulla da fare ed anche lo scontro diretto su strada con Mathieu van der Poel è stato rimandato ad un’altra occasione.

Sette uomini in fuga, il gruppo lascia al massimo 6’50”
La partenza ufficiale della centounesima Milano-Sanremo è avvenuta alle 11.07 ed i corridori hanno dovuto fare i conti fin da subito con il sole cocente e con temperature superiori ai 30 gradi, non certo le condizioni ideali quando in programma ci sono la bellezza di 305 chilometri di corsa. Eppure dopo appena 2 chilometri c’è chi era già all’attacco in circa di un po’ di visibilità per se stesso e per le gli sponsor della sua squadra, e magari anche per sognare un po’ per qualche ora: i primi ad uscire dal gruppo sono stati Mattia Bais (Androni-Sidermec), Manuele Boaro (Astana), Héctor Carretero (Movistar), Damiano Cima (Gazprom-RusVelo), Marco Frapporti (Vini Zabù-KTM) e Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF-Faizanè), ma poco dopo a loro si è aggiunto anche Fabio Mazzucco (Bardiani-CSF-Faizanè).

Tra i sette battistrada, due conoscevano già il tipo di fatica a cui stavano andando incontro visto che una fuga alla Milano-Sanremo l’avevano già fatta: Tonelli era infatti andando all’attacco da lontano l’anno scorso, Frapporti invece lo aveva fatto nel 2015. Il drappello dei fuggitivi era composto da grandi habitué delle fughe ma non poteva certo rappresentare una minaccia per il plotone e per i grandi favoriti per la vittoria: eppure da dietro non hanno mai lasciato più di 6’50” di vantaggio, un gap assolutamente minimo per una corsa così lunga. Questo atteggiamento prudente degli inseguitori è stato probabilmente dovuto alla mancanza di riferimenti su questo percorso inedito ed alla riduzione del numero di corridori per squadra a 6: il risultato è stato che dopo quattro ore di corsa, la velocità media era di 40 km/h.

Una caduta mette fuori gioco Matteo Trentin
Il nuovo tracciato con passaggio dalle Langhe anziché della costa savonese ha tagliato fuori il Passo del Turchino, quindi la prima difficoltà altimetrica di giornata è diventata quella di Niella Belbo che terminava al chilometro 167: ascesa con pendenze troppo pedalabili e comunque collocata ad una distanza eccessiva dal traguardo per sperare di vedere qui qualche azione decisa, ma è comunque un po’ di fatica in più nelle gambe dei corridori. In questa fase però il vantaggio di Bais, Boaro, Carrettero, Cima, Frapporti, Mazzucco e Tonelli ha iniziato a calare abbastanza sensibilmente, ed al chilometro 200 si era già più che dimezzato visto che venivano registrare circa 3 minuti di differenza.

Il lungo ed interlocutorio tratto centrale di corsa è servivo anche ad evidenziare quali fossero le squadre intenzionate a fare la corsa. In testa al gruppo principale si sono viste infatti le maglie del Team Jumbo-Visma che aveva in Wout van Aert il grande favorito per la vittoria, ma accanto a loro si sono visti anche uomini della Deceuninck-QuickStep che puntava su Julian Alaphilippe e Sam Bennett, della Groupama-FDJ per Arnaud Démare, della UAE Team Emirates per Fernando Gaviria e Alexander Kristoff e della Lotto Soudal per Caleb Ewan e Philippe Gilbert. Purtroppo però, quando tutto sembrava estremamente tranquillo, una caduta apparentemente banale ha messo fuori uno dei possibili protagonisti del finale di corsa: quattro o cinque corridori si sono ritrovati a terra quando mancavano 87 chilometri all’arrivo, ma l’unico a non riuscire a ripartire è stato un dolorante Matteo Trentin (CCC Team) che portava i segni dell’incidente sulla spalla sinistra.

Fuga annullata a 35 chilometri dall’arrivo
A 73 chilometri in testa alla corsa ha ceduto di schianto l’unico fuggitivo straniero, lo spagnolo Héctor Carretero, ma intanto alle spalle dei sei superstiti il lavoro congiunto di Jumbo-Visma, Deceuninck-QuickStep, Grouapama-FDJ, UAE Team Emirates e Lotto Soudal è continuato anche lungo la dolce salita del Colle di Nava che segnava l’ingresso in Liguria e l’inizio della fase finale e decisiva di questa nuova Milano-Sanremo: avvicinandosi allo scollinamento (km 235) la velocità del plotone è aumentata perché tutti volevano prendere le posizioni d’avanguardia del plotone in vista della lunga discesa verso Imperia, ed infatti davanti si sono viste anche maglie di Trek-Segafredo, Bora-Hansgrohe e Bahrain-McLaren. La fuga nel frattempo era a 2’40” e completamente sotto controllo da parte degli inseguitori.

Fin dal giorno della presentazione del nuovo tracciato, però, la maggior parte degli addetti ai lavori avevano indicato proprio la discesa del Colle di Nava come primo passaggio chiave della corsa: tortuoso ma al tempo stesso molto veloce, questo tratto di strada era l’idea per mettere il gruppo in fila indiana e provare a creare dei frazionamenti potenzialmente interessanti e pericolosi. Alla fine, nonostante nelle prime posizioni si sia fatto vedere anche Vincenzo Nibali, la parte più tecnica della discesa si è conclusa a Pieve di Teco con un nulla di fatto ad eccezione di qualche piccolo buco in coda al gruppo, ma la Trek-Segafredo ha provato comunque a lanciare all’attacco Nicola Conci a 58 chilometri dall’arrivo. Mossa strana quella del 23enne trentino che forse sperava di essere seguito da altri corridori: dopo pochissimi chilometri di contrattacco, comunque, si è lasciato riprendere dal gruppo.

A 50 chilometri i superstiti della fuga erano Mattia Bais (Androni-Sidermec), Manuele Boaro (Astana), Damiano Cima (Gazprom-RusVelo), Marco Frapporti (Vini Zabù-KTM) e Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF-Faizanè): dopo Carretero, infatti, anche Mazzucco ha dovuto alzare bandiera bianca e nel frattempo i cinque di testa hanno visto scendere per la prima volta il loro vantaggio sotto al minuto. In questo frangente è stata la Deceuninck-QuickStep a mettere davanti al plotone il proprio treno al gran completo: non una bella notizia per la fuga che infatti, nonostante la generosità di Boaro, è stata ripresa a 35 chilometri dall’arrivo durante il passaggio da Imperia dove la corsa si ricollegava al percorso classico lungo la riviera ligure di ponente.

La Trek-Segafredo cerca di indurire la corsa sulla Cipressa
Da Imperia, come detto, abbiamo ritrovato le strade note della Classicissima di Primavera, ma l’impressione è che il gruppo principale fosse leggermente più numeroso rispetto agli anni precedenti in cui i cosiddetti Capi iniziavano a fare un po’ di scrematura: la “volata” per andare ad imboccare la salita della Cipressa c’è stata la caduta di Danny van Poppel (Circus-Wanty Gobert) che non ha portato giù con sé altri uomini, ma che ha frastagliato un po’ il plotone. Come sempre accade, una volta iniziata la salita della Cipressa l’andatura del gruppo s’è un po’ tranquillizzata, ma al tempo stesso sono iniziati gli attacchi: il primo a muoversi è stato il belga Loic Vliegen (Circus), imitato poi da Jacopo Mosca (Trek). Proprio la Trek aveva l’obiettivo di indurire la corsa il più possibile ed infatti anche Giulio Ciccone ha provato ad attaccare, trovando però la reazione della Bora-Hansgrohe con il ritmo alto ma regolare.

I principali indiziati per una corsa d’attacco sono tutti rimasti passivi sulla Cipressa, ma la salita ha comunque detto qualcosa di importante: tra colori che hanno perso contatto dal gruppo ci sono stati due velocisti che erano considerati tra i più pericolosi in caso di arrivo a ranghi compatti, il folletto australiano Caleb Ewan che era stato secondo nel 2018 ed il colombiano Fernando Gaviria che come miglior piazzamento vanta un quinto posto nel 2017. Nella discesa successiva non c’è stato il solito show di Bonifazio, ma appena tornati sull’Aurelia c’è stato l’allungo solitario di Daniel Oss che quindi ha obbligato la Deceuninck-QuickStep ad un lavoro extra per cercare si portare il gruppo compatto ai piedi del Poggio.

Nibali ci prova sul Poggio, ma Alaphilippe e Van Aert ne hanno di più
Daniel Oss ha preso fino a 15″ di vantaggio, ovviamente troppo poco per poter sognare di arrivare in Via Roma a braccia alzate, ma abbastanza per dare a questa azione una buona importanza dal punto di vista tattico: anche lui a 10 chilometri dall’arrivo è stato ripreso ed è quindi ripartita la bagarre per prendere il Poggio nelle prime posizioni. Il primo ad attaccare in salita è stato Gianni Moscon con un ottimo Zdenek Stybar in versione stopper per far “morire” il più velocemente possibile questo attacco, ma poi è stata ancora la Trek-Segafredo ad attaccare con Gianluca Brambilla seguito dal belga Aimé De Gendt (Circus): questo ritmo forsennato fin dalle prime rampe è costato carissimo a Sonny Colbrelli, Elia Viviani, Nacer Bouhanni, e Sam Bennett che pure avevano superato bene la Cipressa.

A 6.5 chilometri dall’arrivo, però, sono iniziati i veri fuori d’artificio: Vincenzo Nibali è stato il primo dei big ad attaccare, ma il vero show è stato quello di Julian Alaphilippe che con uno scatto impressionante si è tolto tutti di ruota, anche il belga Wout van Aert che gli aveva preso la scia inizialmente ma che poi è stato costretto a mollare proprio in quell’insidioso tratto di falsopiano che precede l’ultima curva e l’inizio della discesa. Scendendo verso Sanremo il vantaggio della testa della corsa era molto risicato, ma Alaphilippe s’è preso grossi rischi e non è stato meno coraggioso Van Aert che lo ha raggiunto e ha iniziato a dare cambi per difendere quei 5″ di vantaggio che potevano diventare decisivi una volta tornati sull’Aurelia.

Van Aert tira da solo e poi vince anche la volata
Negli ultimi tre chilometri, consapevole del clamoroso stato di forma del corridore belga, Alaphilippe si è incollato a ruota di Van Aert e non ha più dato un cambio per provare a giocarsi tutto in volata. Dal canto suo Wout van Aert ha accettato la sfida e ha continuato a tenere alta l’andatura controllando il rivale ed al tempo stesso buttando un occhio anche alla rimonta del plotone: la stella del Team Jumbo-Visma ha gestito il finale come un campione di navigata esperienza, ma ad aiutarlo c’è stata anche una gamba davvero fantastica. Julian Alaphilippe ha fatto tutto quello che doveva fare per provare a vincere, è riuscito ad affiancare il rivale in volata, ma nonostante questo lo sprint ha visto uscire vincitore Wout van Aert che di forza è riuscito a tenere una mezza ruota di vantaggio nei confronti del francese.

Il gruppo inseguitori è stato cronometrato con 2″ di ritardo ed è stato regolato in volata da Michael Matthews (arrivato tutto insanguinato dopo una caduta ed una ferita ad una mano) che si è preso quindi il terzo gradino del podio dando un dispiacere a Peter Sagan, quarto ma comunque lontano dall’essere un corridore “finito” come in tanti lo avevano definito dopo la Strade Bianche. Conferma le ottime impressioni stagionali Giacomo Nizzolo che è riuscito a prendersi la quinta posizione davanti a Dion Smith, Alex Aranburu, Greg van Avermaet, Philippe Gilbert e Matej Mohoric. Nel plotone che si è giocato la volata segnaliamo la presenza di Tadej Pogacar (12°), Mathieu van der Poel (13°) e degli italiani Andrea Vendrame (11°), Davide Formolo (16°), Alberto Bettiol (18°), Vincenzo Nibali (23°) e Damiano Caruso (25°).

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