Jos van Emden impegnato a cronometro © Cor Vos
Jos van Emden impegnato a cronometro © Cor Vos

Sicurezza, le bordate di Jos Van Emden su UCI e CPA; e le sue 10 intelligenti proposte

In un momento in cui il tema della sicurezza nel ciclismo sta diventando sempre più pressante, si moltiplicano le voci di chi richiede con forza interventi seri da parte delle istituzioni ciclistiche sulla materia. L’esperto corridore della Jumbo-Visma Jos Van Emden ha pubblicato nei giorni scorsi in un articolo per Algemeen Dagblad un elenco di 10 proposte volte a migliorare appunto la sicurezza in corsa, “un buon punto d’inizio da realizzare senza grossi investimenti”, secondo il 35enne olandese, che nel suo intervento (ripreso da molti media nel mondo, a partire da CyclingNews.com) non ha mancato di criticare “l’inefficacia del CPA (il sindacato europeo dei corridori, ndr), un ente creato e pagato dall’UCI e che quindi fa quello che l’UCI vuole: tutte le sue iniziative non portano mai a nulla”. Van Emden non ha mancato di mettere sul banco degli imputati anche la stessa Unione Ciclistica Internazionale, a cui “non interessa nulla della sicurezza dei corridori, e che non si cura mai dei propri errori e delle proprie mancanze”.

Di seguito i 10 punti proposti dal corridore.

Ispezione delle corse
Una commissione di ex corridori dovrebbe approvare i percorsi in ogni gara, senza dover rendere conto all’UCI in caso di rifiuto di determinati tracciati.

Regola dei 3 chilometri
La neutralizzazione dei tempi in caso di cadute nei tre chilometri finali delle tappe di pianura dovrebbe applicarsi in ogni caso, indipendentemente da incidenti. Prendendo il tempo ufficiale ai 3 km dall’arrivo, solo i corridori interessati allo sprint e i loro gregari resterebbero lanciati fino al traguardo, gli altri potrebbero tranquillamente rialzarsi.

Pubblicazione del roadbook
Tutti gli organizzatori dovrebbero essere obbligati a pubblicare il loro roadbook contenente il percorso definitivo con un certo anticipo (settimane o anche mesi prima della gara). Oggi spesso il percorso diviene noto una settimana prima della corsa.

Arrivi in discesa
Da non menzionare nemmeno arrivi velocissimi in discesa come quello del Tour de Pologne sul quale si è fatto male Fabio Jakobsen.

Airbag
Nelle ultime centinaia di metri dovrebbero esserci cuscinetti d’aria a bordo strada, come nel pattinaggio su ghiaccio. Dovrebbe diventare uno standard per le competizioni World Tour, e quando non fossero usati in gare WT potrebbero essere “prestati” agli organizzatori minori, in modo che il World Tour stesso contribuisca alla sicurezza nelle gare di livello più basso.

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Gli striscioni dovrebbero essere posizionati sempre con i sostegni esterni alla carreggiata. Se non hanno la larghezza giusta, anche solo di pochi centimetri, dovrebbero essere posti a lato della strada. Allo stato attuale delle cose, spesso dobbiamo dribblare pali e funi.

Radioline
Eliminiamo i contatti radio tra direttori sportivi e corridori. Ciò rende la corsa molto insicura perché molti ds urlano ai loro ciclisti di portarsi avanti anche quando non è strettamente necessario. I corridori dovrebbero essere in contatto solo con i giudici di gara per comunicazioni legate esclusivamente a problemi o guasti meccanici.

Cartellini gialli e rossi
Come nel calcio, sarebbe auspicabile un sistema di cartellini gialli e rossi, da comminare quando i corridori violano le regole. Varrebbe il concetto di stessa punizione per la stessa violazione, al contrario dell’attuale prevalente arbitrarietà.

Motociclisti
Fatta salva l’importanza dei motociclisti anche per la sicurezza in corsa, bisogna considerare che a volte costoro effettuano dei sorpassi irresponsabili nei confronti dei corridori. Mi piacerebbe che ognuno di essi indossasse un grande numero in modo da essere facilmente identificato e segnalato dagli stessi ciclisti in caso di problemi.

Piste ciclabili e marciapiedi
Ogni corridore che pedalasse sulle piste ciclabili o sui marciapiedi accanto al percorso di gara andrebbe immediatamente squalificato.

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