La gioia di Lennard Kämna, vincitore al Tour de France © ASO - Alex Broadway
La gioia di Lennard Kämna, vincitore al Tour de France © ASO - Alex Broadway

La tappa gioconda di Lennard che vince

A Villard-de-Lans arriva la fuga e Kämna dipinge un piccolo capolavoro. Carapaz-Reichenbach a podio, Pogacar accende il finale ma è un sostanziale nulla di fatto tra i big

Lennard Kämna lo scoprimmo come cronoman eccellentissimo nelle categorie giovanili, dopodiché il suo tragitto tra i professionisti l’ha portato a migliorare anno per anno confermando anche un’ottima attitudine alla salita che aveva peraltro già evidenziato da ragazzo (cfr. alla voce Giro della Valle d’Aosta). Da un paio di stagioni lo seguiamo con attenzione, prima gregario di vaglia alla Sunweb, da quest’anno pronto a fare un piccolo salto di qualità alla Bora-Hansgrohe. Purtroppo per lui è stato rallentato dalla caduta a Nizza a inizio Tour, ma dopo aver smaltito le botte è tornato prepotentemente agli onori delle cronache, dapprima con la bellissima prestazione di Le Puy Mary, battuto solo da Dani Martínez, quindi con la consacrazione di oggi a Villard-de-Lans: una vittoria costruita con una lunga partecipazione alla fuga del giorno, quindi con una chirurgica capacità di giocarsi le proprie carte nel finale, mettendosi nel taschino un certo Richard Carapaz con un affondo assassino al penultimo Gpm e con un assolo conclusivo di 20 km nei quali ha potuto esibire anche la sua splendida capacità di stare in bici. Gioia per il cuore dei suoi tifosi, e per gli occhi di tutti gli appassionati.

Tra i big della generale la lotta – o meglio, un accenno di essa – si è limitata ai due chilometri conclusivi della tappa. Ben poca roba, ma sufficiente per confermare le grandi ambizioni di Tadej Pogacar e per rilanciare quelle di Miguel Ángel López, sancendo al contempo la poca competitività di Nairo Quintana (Egan Bernal ha vissuto invece un’altra giornata disastrosa). Un buon antipasto di quanto potremo vedere domani sul Col de la Loze. Va da sé che Primoz Roglic, scortato dai suoi fantastici gregari (su tutti, ancora Wout Van Aert), ha tamponato qualsiasi possibile falla, ribadendo di essere più o meno inattaccabile. Almeno fin qui…

 

L’inevitabile lievitare della fuga verso Villard-de-Lans
Una supertappa da fughe come la 16esima, da La Tour-du-Pin a Villard-de-Lans, non poteva che chiamare all’azione sin dal primo chilometro, e nomi di un certo rilievo, data l’orografia che attendeva i corridori lungo i 164 km della frazione; il primo tentativo, animato principalmente da Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step), Thibaut Pinot (Groupama-FDJ) e Richard Carapaz (Ineos-Grenadier), è stato annullato nel momento in cui ha provato a inserirvisi anche Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits): dove vai, Guillaume? Sei troppo vicino in classifica per far colpi di testa.

Poco male, al km 18 Carapaz ci ha riprovato con Nicholas Roche (Sunweb), e quello è stato l’attacco buono, su cui sono convenuti via via molti altri corridori: dapprima lo stesso Alaphilippe, Andrey Amador (Ineos), Lennard Kämna e Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Sébastien Reichenbach (Groupama), Alberto Bettiol (EF), Winner Anacona e Warren Barguil (Arkéa-Samsic), Imanol Erviti e Carlos Verona (Movistar), Matteo Trentin (CCC), Chris Juul Jensen (Mitchelton-Scott) e Quentin Pacher (B&B Hotels-Vital Concept). 15 in totale, ma ancora non bastava, perché alcune squadre erano rimaste fuori dall’azione, e altri corridori in prima persona intendevano interessarsi alla vicenda. Sicché dapprima Pierre Rolland (B&B), Casper Pedersen e Tiesj Benoot (Sunweb), quindi Pavel Sivakov (Ineos), Neilson Powless (EF), Simon Geschke (CCC), Mikel Nieve (Mitchelton) e Romain Sicard (Total Direct Énergie) si sono messi in viaggio.

Nel frattempo 20 punti per Matteo Trentin al traguardo volante di Saint-Joseph-de-Rivière al km 44.5 (209 totali per il trentino, sempre 269 quelli di Sam Bennett e 224 quelli di Peter Sagan), e le notizia del ritiro di David Gaudu (Groupama) e della media della prima ora: 47.2. Col gruppo infine rialzatosi, e col margine dei battistrada in vertiginosa ascesa, al km 55 sono rientrati i primi contrattaccanti (Pedersen un po’ dopo rispetto a Benoot e Rolland), e al km 89 anche gli altri cinque, a formare un drappellone di 23. Gruppo a 10’25” in quel momento.

Avevamo peraltro apprezzato un primo allungo di Rolland sul Col de Porte, obiettivo i punti Gpm; idem più avanti sulla Côte de Revel (ai -70), per andare, da parte di Pierrot, a eguagliare nella classifica a pois Benoît Cosnefroy a quota 36. Nel frattempo il vantaggio dei fuggitivi continuava ad ampliarsi, con la Jumbo-Visma che tirava il gruppo senza troppi patemi e permetteva ai 23 al comando di raggiungere la bellezza di 13′ di margine prima delle salite finali.

 

Kämna, una vittoria da lustrarsi gli occhi
A rompere l’equilibrio tra i 23 ci ha pensato Quentin Pacher, autore di un allungo ai -35, sullo strappetto di Seyssins; il francese ha guadagnato una trentina di secondi sui colleghi. Sulla stessa rampa, quasi un quarto d’ora dopo, Egan Bernal (Ineos) si è nuovamente staccato da tutti, nonostante il ritmo del plotone fosse ancora blando, salutando così anche le speranze di una top ten in classifica.

Sulla Montée de Saint-Nizier-du-Moucherotte il gruppetto alle spalle di Pacher si è nettamente selezionato, e su un affondo di Carapaz ai -27 son rimasti in 9: con l’ecuadoriano il compagno Sivakov, quindi Kämna, Barguil, Roche, Geschke, Alaphilippe, Benoot e Reichenbach; poco dopo, su un contrattacco di Kämna, il drappello si è ridotto a 4 unità: con Lennard ancora Carapaz, Alaphilippe e Reichenbach. In tutto ciò, un po’ a sorpresa è mancato Rolland. Ai -25, a 5 dalla vetta, i quattro hanno ripreso Pacher.

A questo punto è finita la narcosi in gruppo, che in quel momento si trovava qualche chilometro più a valle (a quasi 14′ di ritardo dai primi): l’attacco di Guillaume Martin ha scosso la tranquillità del ritmo Jumbo. Con il filosofo si è mosso il compagno Nicolas Edet, ottimo supporto per l’azione di capitan Cofidis. Azione che però non ha prodotto chissà quali solchi (una quindicina di secondi), e che è stata poi annullata poco più avanti.

Ai -23 Pacher non ha più retto al ritmo degli altri quattro, quindi Carapaz ha tentato di staccarli tutti con un allungo a cui ha prontamente risposto Alaphilippe, ma poi anche Kämna e Reichenbach son rientrati. Ai -22, piccolo colpo di scena, Julian si è spento, provato dal fuorigiri appena precedente, e son rimasti al comando in tre. Per poco, però, perché Carapaz ha continuato a fare sparate e ha fatto fuori pure Reichenbach. Ai -21 è stato però Kämna ad allungare, in vista del Gpm, e la novità è che Lennard ha piantato in asso quello che fin lì era parso il più centrato tra i fuggitivi.

Tra discesa e falsopiano il tedesco ha non solo difeso il margine su Carapaz, ma ha pure allungato, e di fatto ha chiuso lì la faccenda, continuando a guadagnare fino al traguardo con un ritmo spettacolare e con un’eleganza degna di ogni lode. Kämna ha chiuso la tappa con 1’27” su Carapaz, 1’56” su Reichenbach, 2’34” su Sivakov, 2’35” su Geschke, 2’37” su Barguil, 2’41” su Benoot, 2’47” su Roche, 2’51” su Pacher e 2’54” su un Alaphilippe abbastanza in affanno nel finale. Alla spicciolata sono poi transitati tutti i superstiti della fuga, nell’attesa del gruppo…

 

Pogacar semina, López mette il muso fuori
Sui 2 km della rampa verso Villard-de-Lans era però prevedibile qualche sommovimento in gruppo, e puntuale è arrivato il progettino di Tadej Pogacar (UAE Emirates), che ha prima messo David De La Cruz ad alzare il ritmo (e ciò ha fatto fuori Nairo Quintana e ha messo in croce Tom Dumoulin), e poi, dopo una trenatina di Wout Van Aert, ai 500 metri ha prodotto una progressione che ha selezionato ulteriormente il già selezionato gruppetto dei migliori; ai 200 è partito in contropiede Miguel Ángel López che è andato poi a chiudere in 20esima posizione a 16’48” da Kämna, con lo stesso tempo di Pogacar, Roglic, Richie Porte (Trek-Segafredo), Mikel Landa (Bahrain-McLaren), Enric Mas (Movistar), Adam Yates (Mitchelton-Scott), Rigoberto Urán (EF), Alejandro Valverde (Movistar) e Guillaum Martin. Tom Dumoulin è stato cronometrato a 16’55” insieme a Damiano Caruso; Quintana ha chiuso a 17’23”.

Cambia quasi nulla in classifica: Primoz Roglic guida con 40″ su Pogacar, 1’34” su Urán, 1’45” su López, 2’03” su Yates, 2’13” su Porte, 2’16” su Landa, 3’15” su Mas, 5’19” su Dumoulin che scavalca Quintana, retrocesso in decima posizione a 5’43”. Domani il gruppo del Tour è atteso a un importante redde rationem: da Grenoble a Meribel sono 170 km per la prima metà piatti e per la seconda sviluppati lungo le salite del Col de la Madeleine (Gpm al km 107) e del Col de la Loze che conduce dritti all’arrivo; una scalata, quest’ultima, lunga e dura, su cui nessuno potrà nascondersi e dopo la quale la classifica potrebbe risultare rivoluzionata.

 

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