Un sorridente Filippo Ganna sul podio di Imola © Bettiniphoto - Luca Bettini
Road World Championships Imola 2020 - Men Elite TimUn sorridente Filippo Ganna sul podio di Imola © Bettiniphoto - Luca Bettini

L’apparenza non inGanna: oro!

Filippo conquista la tanto agognata maglia iridata della cronometro. A Imola l’azzurro supera Van Aert e Küng

Andrea Chiurato argento nel 1994 ad Agrigento. Adriano Malori argento nel 2015 a Richmond. Filippo Ganna bronzo nel 2019 a Harrogate. Mancava solo un metallo alla collezione. Oggi, come da tutti sperato, è arrivato: merito di un campione a tutto tondo, che su pista, tempi alla mano, è già il miglior inseguitore di sempre. Filippo Ganna inizia oggi una relazione, che ci si augura lunga, con il massimo palcoscenico al mondo delle cronometro.

Il sorprendente e da nessuno auspicato epilogo della prova a cronometro femminile, con la rovinosa caduta della detentrice uscente nonché oro in pectore Chloé Dygert, ha aperto l’edizione 2020 dei dimezzati Campionati del Mondo su strada di Imola. Oggi è il momento della prova a cronometro maschile, che si disputa nel medesimo tracciato di 31.7 km affrontato 24 ore prima dalle ragazze; rispetto a giovedì il vento soffia in maniera maggiore, soprattutto nel tratto iniziale, fino all’intermedio di Borgo Tossignano al km 14, dove spira controvento. Per non parlare della pioggia, che risparmia i primi per poi fare capolino, a tratti, per il resto del pomeriggio.

Il primo a scendere dalla pedana di partenza alle 14.30 è Ahamd Badreddin Wais, ventinovenne di Aleppo alla quarta partecipazione consecutiva e in gara grazie all’intervento del CIO; per lui, rifugiato politico in Svizzera, un 42’19” con il merito di non venire superato da alcuno. Gli atleti scattati dopo di lui migliorano il parziale, ma uno scossone viene dato dal sesto a partire, ossia Maximilian Walscheid: il possente tedesco, ormai sempre meno sprinter e sempre più passista, sfrutta la gamba allenata dal Tour e balza in vetta con un notevole tempo di 37’51”, a 50.2 km/h di media.

A testimonianza della buona prestazioni del teutonico del NTT Pro Cycling giungono i tempi di nomi di un certo spessore: l’irlandese Nicolas Roche impiega 38’56”, il polacco Maciej Bodnar ci mette 38’31”, lo statunitense Brandon McNulty si esprime in 38’45”, il francese Benjamin Thomas si avvicina in 38’09” e il neerlandese Jos van Emden, che all’intermedio precedeva Walscheid, conclude in 38’08”.

Il tedesco capitola di fronte a Edoardo Affini: il mantovano vola nella prima parte, dando quasi 33″ in 14 km al rivale. L’azzurro si difende bene nella seconda metà, pur concedendo qualcosa, come del resto tutti, a Walscheid: il suo 37’25” lo pone in testa, testimonianza di quanto sia cresciuto il ventiquattrenne. Un’ulteriore controprova giunge subito dopo quando il suo compagno di squadra alla Mitchelton-Scott, l’australiano Luke Durbridge, dopo avergli concesso soli 16 centesimi all’intermedio, al traguardo va alle sue spalle in 37’30”.

Con TurboDurbo si chiude il primo turno di partenza, lasciando spazio ad una quindicina abbondante di atleti di livello inferiore; l’unica eccezione è rappresentata dal danese Mikkel Bjerg, ma il tre volte iridato della specialità tra gli under 23 paga 16″ sia all’intermedio che al traguardo, piazzandosi momentaneamente terzo in 37’41”. Seconda parte di prova in crescita, invece, per Jasha Sütterlin: il tedesco guadagna 18″ su Affini ma il suo 37’32” vale solo il terzo posto provvisorio.

Va come un uragano Geraint Thomas: in quella che è la sua ultima esibizione prima del Giro d’Italia, il britannico esibisce una condizione stratosferica, abbassando di 25″ l’intermedio di Affini per poi aprire ancor di più il gas nel ritorno verso Imola. Il suo 36’31” a 52.1 km/h di media è una dichiarazione di prepotenza non indifferente, sia in chiave di giornata che in vista della Corsa Rosa.

È piaciuto al Tour, piace anche oggi l’unico colombiano al via: in una cronometro tutta pianeggiante, il 37’46” dello scalatore Daniel Martínez è un tempo tutt’altro che da buttare. Il presente, non solo il futuro, del ciclismo norvegese si chiama Andreas Leknessund: il talentuosissimo della Uno-X sale di colpi nella seconda parte e con 37’24” va a piazzarsi in un’ottima seconda piazza provvisoria. Non va affatto male Victor Campenaerts, ma per il belga, recordman dell’ora, il sogno di prendersi la maglia iridata deve ancora aspettare: il suo 36’46” lo porta al secondo posto.

Il livello cresce mentre, di converso, il vento pare diminuire: il portoghese Nelson Oliveira è un buon esempio dato che, dopo una prima parte incolore, cresce nel finale sino a 37’09” per un podio provvisorio che dura poco. Subito dopo di lui il danese Kasper Asgreen continua sulla falsariga della Grande Boucle e con 36’41” diventa secondo. La sfida tutta interna alla Deceuninck-Quick Step sorride a lui e non al francese Rémi Cavagna, che fa peggio di meno di 1″ in 36’42”. Nel mentre, non male affatto Alex Dowsett, ma il britannico in 37′ tondi può aspirare solo ad un top ten.

Cambia la classifica grazie a Wout van Aert: dietro di 11″ all’intermedio, il belga sfreccia nella seconda parte e in 36’20” diventa il nuovo leader. La sfida con il campione europeo in carica Stefan Küng è emozionante: 5″ meglio per l’elvetico all’intermedio, ma WvA guadagna e l’alfiere della Groupama-FDJ in 36’23” si deve accodare. Paga invece le fatiche del Tour, oltre a qualche errorino in curva, Tom Dumoulin; il neerlandese in 37’08” non è mai in lotta per il podio.

Chi può fare quel che vuole è Filippo Ganna: l’attesissimo verbanese schiaccia la concorrenza già dall’intermedio. Il suo 18’05” all’intermedio lo pone davanti di 35″ a Thomas, già una dichiarazione di belligeranza al compagno di squadra e a tutti gli altri. Nella seconda parte va forte, meno di altri, ma va come un treno: l’azzurro vola ed è di un’altra categoria. Il suo 35’54” a 52.978 km/h di media oraria lo pone nell’Empireo. È lui il nuovo campione del mondo!

Chi la maglia iridata l’ha vestita negli ultimi due anni è stato il più fiero rivale di Pippo nella prima metà: Rohan Dennis è secondo a 20″ dopo 14 km, ma la pedalata dall’australiano, diversamente dal solito, si fa più legnosa con il passare dei km. Alla fine non solo non difende il titolo, ma finisce persino fuori dal podio, quinto in 36’33”.

Vince così Filippo Ganna, che porta in Italia per la prima volta la maglia iridata della cronometro. E, a distanza di 12 anni, per altro sempre in casa, il movimento tricolore interrompe il lunghissimo digiuno che attanagliava tutti. Con lui sul podio salgono il belga Wout van Aert, secondo a 26″, e lo svizzero Stefan Küng, terzo a 29″.

Completano la top ten il britannico Geraint Thomas a 37″, l’australiano Rohan Dennis a 39″, il danese Kasper Asgreen a 47″, il francese Rémi Cavagna a 48″, il belga Victor Campenaerts a 52″, il britannico Alex Dowsett a 1’06” e il neerlandese Tom Dumoulin a 1’14”. Quattordicesimo a 1’31” l’altro azzurro, quell’Edoardo Affini contento per il suo amico e rivale di sempre.

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