Anna van der Breggen a braccia alzate nell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari © Bettiniphoto/Imola2020
Anna van der Breggen a braccia alzate nell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari © Bettiniphoto/Imola2020

Anna le mette tutte a nanna

Van der Breggen trionfa al Mondiale di Imola 2020 con una fuga solitaria di 42 chilometri. Van Vleuten seconda dopo la frattura al polso, ottimo bronzo per una generosa Longo Borghini

È stata la gara della categoria donne élite ad inaugurare il circuito delle prove in linea di questi Campionati del Mondo di Imola 2020: cinque i giri in programma per un totale di 143 chilometri e circa 2800 metri di dislivello complessivo. Un circuito molto impegnativo, non solo per le salite di Mazzolano e Cima Gallisterna, ma anche per la tortuosità, le strade strette e tante piccole insidie, compreso il vento che nei tratti più esposti si faceva sentire.

Primi due giri con il gruppo in fase di studio
Nei giorni scorsi tutte le atlete avevano avuto la possibilità di visionare e provare il percorso, ma un conto è affrontarlo in allenamento in gruppetti molto ridotti, un altro è farlo in gara con cento e più cicliste tutte assieme: anche per questo il primo è stato sostanzialmente un giro di studio, il plotone ha tenuto un’andatura regolare e non particolarmente sostenuta, ma comunque alcuni contatti e delle cadute innocue hanno creato un po’ di scompiglio soprattutto nelle retrovie; anche la nuova campionessa del mondo a cronometro Anna van der Breggen è rimasta coinvolta in uno di questi piccoli incidenti, ma è riuscita a rientrare dopo un inseguimento forse meno agevole del previsto e grazie anche al supporto di due gregarie di lusso come Blaak e Van Dijk.

La corsa si è animata lungo il secondo passaggio sulla salita di Mazzolano, quando mancavano 107 chilometri all’arrivo, grazie allo scatto della belga Valerie Demey: la 26enne che corre per la CCC Liv ha preso fino una trentina di secondi di vantaggio, ma la sua avventura è terminata nel giro di una decina di chilometri subito dopo lo scollinamento di Cima Gallisterna. Un altro breve tentativo solitario è stato quello della canadese Alison Jackson che all’ingresso nell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari ha trovato la collaborazione dell’australiana Grace Brown, atleta reduce da un ottimo e forse anche un po’ inatteso quinto posto nel Mondiale a cronometro: al termine del secondo giro il vantaggio della coppia di testa era di 25″ sul gruppo principale tirato dalla Danimarca.

Parte una fuga di 9, c’è Katia Ragusa
All’inizio del terzo giro, proprio di fronte ai box del rifornimento, anche Annemiek van Vleuten ha dovuto mettere piede a terra per un contatto con la canadese Sara Poidevin, e praticamente nello stesso momento in testa al plotone sono iniziati movimenti che hanno visto coinvolte anche le nazionali di riferimento: all’attacco della statunitense Tayler Wiles hanno risposto infatti la nostra Katia Ragusa, ma anche Amy Pieters (Paesi Bassi), Lisa Brennauer (Germania), Juliette Labous (Francia), Susanne Andersen (Norvegia), Christine Majerus (Lussemburgo) e le sorelle britanniche Alice e Hannah Barnes. Le contrattaccanti si sono riportate velocemente su Brown e Jackson, poi sulla salita di Mazzolano a 80 chilometri dall’arrivo è rientrata anche la spagnola Mavi García: è stata proprio questa mossa a far entrare la corsa in quella che si poteva definire la sua fase decisiva dopo poco più di 60 chilometri sostanzialmente tranquilli.

Il drappello di testa si è poi ridotto a nove atlete (Ragusa, Pieters, Labous, Wilier, Brennauer, H.Barnes, Jackson, Majerus e García) in rappresentanza di tutte le squadre più forti in gara e la mancata reazione del gruppo ha fatto sì che davant arrivassero ad avere addirittura 1’35” di vantaggio: in questa fase, infatti, nessuno voleva esporsi più tanto, Paesi Bassi e Italia continuavano infatti nella loro marcatura stretta e andare a lavorare in testa al gruppo voleva dire rischiare di sprecare energie preziose che potevano servire più avanti. Lo scenario non è cambiato neanche lungo le dure sempre di Cima Gallisterna ed al passaggio sul traguardo che segnava l’inizio del penultimo giro, circa 57 km all’arrivo, la differenza tra i due gruppi era cronometrata in 2’28” (in mezzo c’era Bujak da sola a 1’12”).

Forcing orange, Van der Breggen parte da sola
A rompere gli indugi nel corso della quarta tornata sono state le nazionali di Danimarca e soprattutto i Paesi Bassi con Anna van der Breggen in prima posizione a fare il forcing a 50 chilometri dall’arrivo sulla salita di Mazzolano. La fiammata della campionessa olimpica non ha solo selezionato notevolmente il gruppo principale, ma ha fatto sì che le fuggitive perdessero praticamente tutto il loro vantaggio: a 45 chilometri dall’arrivo le dieci di testa, con Bujak bravissima a rientrare, vedevano il gruppo ormai lì alle loro spalle a soli 20″. La nuova azione delle atlete in maglia arancione è arrivata proprio all’inizio della salita di Cima Gallisterna con Marianne Vos in versione gregaria a lanciare la progressione di Annemiek van Vleuten, capace di alzarsi sui pedali nonostante il tutore al polso: ai meno 42 km l’iridata uscente si è ritrovata a ruota solo Elisa Longo Borghini, Cecilie Uttrup Ludwig e Anna van der Breggen, con Liane Lippert e Lizzie Deignan poco più staccate.

La solita corazzata dei Paesi Bassi si è quindi trovata in superiorità numerica e Anna van der Breggen non ci ha pensato due volte a provare subito a sfruttarla: a 41.5 chilometri dalla conclusione è arrivato il rilancio della campionessa del mondo a cronometro che si è ritrovata da sola in testa con Van Vleuten incapace di rispondere (e nonostante la maglia identica ci ha provato) così come Longo Borghini e Ludwig. Al termine della salita Van der Breggen aveva appena 11″ di vantaggio sulle inseguitrici, ma nel successivo falsopiano ha fatto letteralmente il vuoto dimostrando di avere una condizione fisica superiore a tutte le altre atlete in gara: ai meno 35 km il suo vantaggio su Longo Borghini, Ludwig, Deignan e sulla passiva Van Vleuten era già di 47″, mentre ciò che restava del gruppo veniva segnalato a 1’40”.

Van der Breggen fa il vuoto, Longo Borghini lotta per il podio
In occasione del suo successo al Campionato del Mondo di Innsbruck 2018, Anna van der Breggen aveva iniziato la propria fuga solitaria proprio a 42 chilometri dall’arrivo, praticamente la stessa identica distanza dell’azione odierna: e ad aiutare la cavalcata di questa straordinaria campionessa ci ha pensato anche lo scenario tattico alle sue spalle perché nella lotta per il podio nessuna voleva portarsi Annemiek van Vleuten passiva a ruota e così le più immediate inseguitrici si sono rialzate per far rientrare un gruppo più numeroso dove tutte potevano contare su qualche gregaria pronta a sacrificarsi. All’inizio dell’ultimo giro, però, il vantaggio di Van der Breggen era già di 1’43” su un plotone di circa 35 unità tirato dalla generosissima Katia Ragusa, ancora in grado di lavorare a fondo dopo la fuga precedente, e dall’altra azzurra Marta Cavalli.

Fino alla salita di Mazzolano il gruppo è riuscito a recuperare una ventina di secondi alla fuggitiva, ma quando la strada è tornata a salire le due azzurre si sono spostate e Van der Breggen è tornata a guadagnare notevolmente sulle inseguitrici. A 18 chilometri dall’arrivo il gap ha toccato per la prima volta i due minuti ed a quel punto è stato ormai chiare che il gruppo si era ormai ricalibrato mentalmente sulla lotta per la medaglia d’argento: le big hanno infatti rinviato la sfida alle rampe più dure di Gallisterna. E sull’ultima difficoltà di giornata, nel tratto più duro, è stata proprio Elisa Longo Borghini ad attaccare in prima persona ed a staccare anche Deignan e Ludwig che l’avevano seguita al giro precedente: in un primo momento l’azzurra aveva addirittura sorpreso Annemiek van Vleuten che però è rientrata proprio in cima e stavolta, con la vittoria ormai andata e con il podio in vista, ha collaborato con la nostra portacolori.

Van der Breggen, doppietta strada-crono 25 anni dopo Longo
Negli ultimi chilometri Anna van der Breggen ha potuto assaporare il gusto di questa nuova impresa che la porta ad essere la seconda donna élite nella storia a vincere sia il Campionato del Mondo a cronometro che quello su strada nello stesso anno: l’ultima era stata la leggendaria francese Jeannie Longo nel 1995, mentre più frequenti sono stati i casi tra le juniores, tra cui la bolzanina Elena Pirrone a Bergen nel 2017. Il 2021 sarà l’ultimo anno in gruppo per la fenomenale atleta neerlandese che a soli 30 anni ha già vinto di tutto e di più nella propria carriera: i Giochi Olimpici di Tokyo saranno per lei l’ultimo obiettivo prima di appendere la bicicletta al chiodo e salire sull’ammiraglia della sua squadra di club, la Boels-Dolmans che dalla prossima stagione diventerà SD Worx Cycling Team. E con l’impresa di oggi sale a quattro il numero di vittorie consecutive dei Paesi Bassi nella prova in linea del Mondiale: ed in rampa di lancio ci sono altre cicliste molto interessanti che sono pronte a prendere il posto di quelle che lasceranno di questa generazione clamorosa.

A 1’20” dall’arrivo di Van der Breggen è andata in scena una bellissima volata a due per la seconda posizione. Elisa Longo Borghini sapeva di essere sulla carta battuta, ma è partita per prima e ha provato anche ad usare un po’ di cattiveria per provare a sbarrare la strada alla rivale, ma senza eccedere in una scorrettezza: non è bastato perché l’argento è andato a prenderselo proprio Annemiek van Vlueten, un risultato davvero clamoroso se si pensa che solo otto giorni fa era stata operata per una frattura al polso sinistro e quasi tutti pensavano che la partecipazione al Mondiale di Imola 2020 fosse ormai un’utopia. Elisa Longo Borghini deve accontentarsi di una comunque bellissima medaglia di bronzo, la seconda in un Mondiale dopo quella del 2012: in salita oggi solo Van der Breggen ne aveva più di lei, ma soprattutto in questa stagione sembra aver ritrovato le sensazioni dei giorni migliori che negli ultimi due anni sembravano non tornare più.

A seguire a 2’01” è arrivato un altro gruppetto ristretto con Marianne Vos in quarta posizione, Liane Lippert in quinta, Elizabeth Deignan in sesta e Katarzyna Niewiadoma in settima; nel finale ha ceduto Cecilie Uttrup Ludwng che è finita ottava a 2’41”, mentre a 3’08” è arrivato un gruppo più numeroso con Lisa Brennauer a vincere la volata per la nona posizione davanti a Marlen Reusser. Per quanto riguarda le altre italiane, da applausi le debuttanti Katia Ragusa (31a a 4’51”) e Marta Cavalli (33a a 7’25”), mentre più indietro sono arrivate Tatiana Guderzo (45° posto a 12’57”), Erica Magnaldi (65° posto a 14’01”) e Soraya Paladin (67° posto a 14’01”).

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