Diego Ulissi a braccia alzate ad Agrigento © LaPresse
Diego Ulissi a braccia alzate ad Agrigento © LaPresse

E Ulissi urlò tra i templi: Nessuno come me!

Vittoria netta per Diego sul traguardo di Agrigento, battuti Sagan e Honoré. Buon ottavo Nibali, la maglia rosa resta sulle spalle di Filippo Ganna. Clamoroso ritiro per Vlasov

Un finale per corridori esplosivi ma dall’ottima tenuta in salita, un finale tagliato appositamente sulle caratteristiche di Diego Ulissi, che al Giro d’Italia ha un ottimo score per quanto riguarda le tappe. Ne aveva già sei in palmarès, e oggi è stato perfetto nel gestire la rampa d’arrivo, nel colpire al momento giusto per tenere una favorevole scrematura del gruppo, e nel dare il colpo di grazia nello sprint conclusivo, azione con cui si è messo alle spalle nientemeno che Peter Sagan, giunto alla corsa rosa con intenti sinceramente bellicosi, intenti già chiariti in questi primi due giorni.

Dopo il successo di Filippo Ganna ieri e la conseguente maglia rosa per il verbanese, un’altra vittoria italiana in questo Giro partito dalla Sicilia coi migliori auspici per i nostri colori. In una tappa in cui si segnala il clamoroso ritiro di Aleksandr Vlasov, uno dei più attesi uomini di classifica, Vincenzo Nibali ha lanciato qualche segnale confortante, muovendosi in pieno agio sulla rampa agrigentina e chiudendo con un ottavo posto che promette bene (subito davanti a lui il luogotenente Gianluca Brambilla). Degno di nota anche il finale di Luca Wackermann, che ha contribuito ad accendere la battaglia decisiva e si è poi portato a casa un bel quinto posto.

 

De Gendt mette già a referto la prima fuga del Giro
Una bella giornata di sole, certo ventilata ma non esageratamente, questo è stato lo scenario della seconda tappa del Giro d’Italia 2020, 149 km da Alcamo ad Agrigento. La fuga è partita subito con cinque elementi: Ben Gastauer (AG2R La Mondiale), Mattia Bais (Androni-Sidermec), Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF), Thomas De Gendt (Lotto Soudal) ed Etienne Van Empel (Vini Zabù-KTM). Tra di loro, il nome che spiccava era ovviamente quello di De Gendt, gran visir delle fughe nei GT nell’ultimo decennio. E come a voler sottolineare una certa superiorità, il belga è andato a prendersi tutti i traguardi volanti incrociati strada facendo: quello del Gpm a Santa Ninfa al km 37, e poi il due sprint intermedi di Partanna (km 46) e, in fondo alla tappa, di Porto Empedocle al km 137, appena 12 km prima della conclusione. Di lì a poco la fuga è stata annullata (ultimo a essere preso, Bais ai -9); era passata da un vantaggio massimo di 5’10” ai -80, ed era stata tenuta sotto controllo dalla Ineos-Grenadiers della maglia rosa Filippo Ganna, quindi dalla Sunweb (al lavoro per Michael Matthews) e dalla UAE Emirates (pronta a lanciare Diego Ulissi).

Nel corso della frazione, però, non solo corsa controllata e bei panorami: qualche caduta, per esempio Elia Viviani (Cofidis, Solutions Crédits) al primo traguardo volante, imitato poco dopo dal compagno Simone Consonni; e ancora verso fine tappa (ai -20) da un altro Cofidis, Nicolas Edet, andato giù insieme a Brent Bookwalter (Mitchelton-Scott), Aurélien Paret-Peintre (AG2R) e Alessandro Bisolti (Androni).

La notizia del giorno era però un’altra: ai -70 Aleksandr Vlasov (Astana) ha iniziato a manifestare malessere, rimanendo a fondo gruppo, in difficoltà. Avremmo saputo dopo che era stato male nella notte. Talmente male da non farcela a tenere il ritmo del plotone, e da ritrovarsi costretto alla peggiore delle decisioni: quella di ritirarsi. Tra lacrime e dolori, il giovane russo lascia come sua ultima immagine al Giro 2020 quella di un ragazzo piegato in due, sul ciglio della strada, un attimo prima di risalire in ammiraglia: dopo il traumatico ritiro di Miguel Ángel López nella crono di ieri, un’altra pedina fondamentale viene a mancare al team kazako. Jakob Fuglsang si sente sempre più solo.

 

Ulissi perfetto nel finale agrigentino
Il ritmo è aumentato a dismisura nel finale, la Bora-Hansgrohe si è messa davanti per aprire il campo a Peter Sagan, idem la Mitchelton per Simon Yates; ai 3.5 km è caduto James Whelan (EF) a fondo gruppo, ma niente di grave. I 4 km di salita a conclusione della frazione non erano qualcosa di trascendentale, ma qualcuno ha iniziato ad avere il fiato corto e a metà scalata già si verificava una certa selezione: tra gli altri, staccati la maglia azzurra Rick Zabel (Israel Start-Up Nation) e Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), ancora in ritardo di condizione dopo i giorni di stop causa covid.

Vincenzo Nibali (Trek) ha da parte sua tenuto bene le prime posizioni del gruppo. Ai 1400 metri una sgasata notevole di Valerio Conti (UAE) ha preparato il terreno per Diego Ulissi, che stazionava alla ruota del laziale. Gruppo in fila indiana, qualche buchetto qua e là, poi all’ultimo chilometro ha sparato Luca Wackermann (Vini Zabù) chiamando la reazione di Mikkel Honoré (Deceuninck) e ancora Ulissi. Ai 600 metri Peter Sagan ha provato a chiudere da solo, e ai 500 metri Ulissi ha deciso di anticipare l’eventuale rientro dello slovacco. Honoré non ha mollato il toscano, il quale ha preferito non andare in apnea a così tanta distanza dal traguardo, e ha così rallentato, facilitando il rientro di Sagan.

Sull’ultima curva ai 200 metri Honoré ha accennato l’impostazione della volata, ma poi ai 100 Ulissi è uscito fortissimo all’interno, rendendo vano il tentativo di rimonta di Sagan e andando a vincere con ampio margine, a braccia alzate, sul capitano della Bora e sul sorprendente danese della Deceuninck. A 5″ cronometrati Michael Matthews (Sunweb), Luca Wackermann (Vini Zabù), João Almeida (Deceuninck), Gianluca Brambilla (Trek), Vincenzo Nibali (Trek, buon ottavo), Pello Bilbao (Bahrain-McLaren), Lucas Hamilton (Mitchelton) e, all’undicesimo posto, Geraint Thomas (Ineos).

Filippo Ganna (Ineos) resta al comando della classifica con 22″ su Almeida, 23″ su Thomas, 31″ su Tobias Foss (Jumbo-Visma), 36″ su Josef Cerny (CCC), 40″ su Matteo Sobrero (NTT), 42″ su Jan  Tratnik (Bahrain), 49″ su Simon Yates (Mitchelton) e Tanel Kangert (EF) e 54″ su Diego Ulissi, che entra così in top ten. Domani la classifica cambierà completamente volto, dato che la terza tappa porterà il gruppo da Enna all’Etna, 150 km con tanti saliscendi prima dell’ascesa finale, 19 km di scalata che lasceranno senza dubbio il segno.

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