Jonathan Caicedo vince sull'Etna © LaPresse
Jonathan Caicedo vince sull'Etna © LaPresse

Sul vulcano esplode il Giro d’Italia 2020

L’ecuadoriano Jonathan Caicedo vince in fuga in cima all’Etna. Tra i big bene Nibali e Fuglsang, crollano Yates e Thomas: il portoghese Almeida è la nuova maglia rosa

La terza tappa del Giro d’Italia 2020 ha proposto subito il primo vero arrivo in salita di questa edizione: una soluzione abbastanza insolita per una grande corsa a tappe di tre settimane, ma comunque figlia della cancellazione delle tre tappe ungheresi. In programma oggi c’erano 150 chilometri con partenza da Enna e ricchi di ondulazioni prima di arrivare al clou della giornata, l’ascesa conclusiva dell’Etna per arrivare a Piano Provenzana dopo aver affrontato l’inedito versante della salita di Linguaglossa: complessivamente erano 18.8 chilometri con una pendenza media del 6.6%, ma il tratto più duro era tutto negli ultimi 3500 metri. Insomma, un finale potenzialmente selettivo e con l’incognita del vento in alta quota (l’arrivo era a 1793 metri) a rendere imprevedibile lo svolgimento della tappa.

Thomas cade nel trasferimento, poi parte una fuga di 8
Il via ufficiale della tappa è stato leggermente ritardo a causa di caduta di Geraint Thomas avvenuta nel tratto di trasferimento: un brivido per il gallese della Ineos che comunque si è rialzato senza conseguenze serie e si è riportato rapidamente in gruppo. La tappa è quindi iniziata a grande velocità visto che i primi chilometri in uscita da Enna erano tutti in discesa, ma non c’è stata grande bagarre per entrare la fuga. Dopo circa 5 chilometri infatti s’era già formato al comando il gruppo di battistrada che ha caratterizzato tutta la giornata: i fuggitivi erano Josip Rumac (Androni), Victor Campenaerts (NTT Pro Cycling), Lawson Craddock e Jonathan Caicedo (EF Pro Cycling), Matthew Holmes (Lotto Soudal), Mikkel Bjerg (UAE Team Emirates) ed i siciliani Francesco Romano (Bardiani-CSF-Faizanè) e Giovanni Visconti (Vini Zabù-KTM).

Da notare che in avvio anche la maglia rosa Filippo Ganna (Ineos) si era fatta vedere nelle posizioni d’avanguardia del gruppo per cercare la fuga, o forse più probabilmente per controllare che lì davanti non si formasse un gruppo troppo pericoloso; in un secondo momento anche il varesino Luca Chirico (Androni) ha provato ad unirsi al drappello di testa contrattaccando dal gruppo e avvicinandosi fino a 40″, ma non è riuscito a colmare tutto il gap e quindi dopo alcuni chilometri si è giustamente rialzato per non sprecare energie inutili. La fuga degli 8 si è quindi consolidata abbastanza rapidamente ed al chilometro 20 di tappa aveva già 4’35” di vantaggio nei confronti del gruppo maglia rosa dove è stata la Mitchelton-Scott a mettersi in testa facendo capire bene le intenzioni per la tappa di oggi.

L’ultima volta che il Giro d’Italia era arrivato sull’Etna era il 2018 ed era stata proprio la Mitchelton-Scott a fare la voce grossa vincendo la tappa con Esteban Chaves e conquistando la maglia rosa con Simon Yates, secondo all’arrivo dietro al compagno di squadra. Proprio Simon Yates era considerato da molti il grande favorito di oggi e così la squadra l’australia si è messa davanti per congelare il distacco attorno ai quattro minuti e mezzo per parecchi chilometri. La Mitchelton si è forse esposta fin troppo perché, mettendosi davanti in blocco così presto, non ho trovato collaborazione da altre squadre: dopo svariati chilometri di lavoro ininterrotto, i compagni di Simon Yates hanno quindi alzato i piedi dall’accelerazione e così ai meno 60 chilometri il vantaggio di Bjerg, Caicedo, Campenarts, Craddock, Holmes, Romano, Rumac e Visconti ha toccato un picco massimo di 5’35”.

Nel finale forza la Trek e Thomas perde contatto
A 35 chilometri dall’arrivo in testa al gruppo sono arrivati gli uomini della Trek-Segafredo che hanno operato un piccolo forcing in discesa che ha messo un po’ di nervosismo nel gruppo. Il colpo di scena è avvenuto poco più avanti perché Geraint Thomas ha evidentemente iniziato a risentire delle conseguenze della caduta nel trasferimento: il capitano della Ineos ha perso contatto dal gruppo in un tratto di salita e da lì è iniziato una sorta di calvario per lui. Inizialmente il gallese è stato aspettato solo dalla maglia rosa Filippo Ganna che ancora una volta ha fatto un lavoro egregio, ma davanti la Trek-Segafredo non ha fatto sconti ed ogni rilancio si è trasformato in una violenta frustata per il già dolorante Thomas che poi ha avuto anche Rohan Dennis al suo fianco ad aiutarlo. Il Giro d’Italia si conferma così una corsa maledetta per lui che nel 2017, quando era annunciato in grandi condizioni di forma, fu vittima di una caduta assurda ai piedi del Blockhaus e qualche giorno dopo venne costretto al ritiro dalle conseguenze.

La Bora alza il ritmo sull’Etna e anche Yates affonda
Nel frattempo i fuggitivi erano arrivati in sei ai piedi della salita finale dell’Etna perché attorno ai meno 30 si erano staccati Josip Rumac e Francesco Romano. In questa fase i battistrada avevano visto il loro vantaggio ridursi a meno di tre minuti e sulle prime rampe sono rimasti in cinque visto che anche Lawson Craddock ha alzato bandiera bianca dopo una grande tirata per il suo compagno di squadra Jonathan Caicedo. Assieme all’ecuadoriano i superstiti della fuga della prima ora erano Victor Campenaerts, Mikkel Bjerg, Matthew Holmes e Giovanni Visconti: proprio Caicedo era però il più attivo in testa che con le sue trenate ha fatto fuori prima Campenaerts ed il britannico Holmes, poi anche il giovane danese Bjerg.

Nel gruppo principale a 14 chilometri dall’arrivo si è messa in testa a tirare la Bora-Hansgrohe ed un grandissimo lavoro lo ha fatto il giovane italiano Matteo Fabbro che addirittura ad un certo punto è stato richiamato dall’ammiraglia perché con il suo ritmo si era tolto di ruota tutto il gruppo. L’azione del 25enne friulano era di quelle che fanno male ed a 9 chilometri dall’arrivo un altro dei corridori che da tutti era indicato come uno dei favoriti per la vittoria finale si è trovato a perdere le ruote del gruppetto: se Thomas aveva la scusa della caduta, la crisi di Simon Yates è stata assolutamente inaspettata perché il britannico aveva dominato la Tirreno-Adriatico, era andato bene nella cronometro di Palermo e oggi nella prima parte aveva addirittura fatto lavorare i compagni. Yates è stato aspettato da Jack Haig, ma per lui la brutta notizia era che in quel momento il gruppo era ancora forte di almeno una ventina di corridori: anche per lui il sogno di salire sul podio di Milano si è spezzato al terzo giorno.

Caicedo stacca i compagni di fuga e va a prendersi la vittoria di tappa
In testa alla corsa Jonathan Caicedo è riuscito a liberarsi anche di Giovanni Visconti quando mancavano 5 chilometri dall’arrivo ed il corridore della EF Pro Cycling ha iniziato a sognare in grande anche perché nel gruppo non c’era nessuna squadra in grado di prendere in mano la situazione e l’andatura era quindi fatta di scatti, controscatti, rallentamenti e rilanci: ne hanno approfittato Castroviejo, Vanhoucke e anche Kelderman che hanno scelto il momento giusto per attaccare e nonostante il vento hanno guadagnato terreno sugli altri. Avvicinandosi al traguardo, i corridori hanno dovuto fare i conti con una pioggia sempre più intensa ed ai meno 3 chilometri è stato Vincenzo Nibali a rompere gli indugi e ad esporsi in prima persone per mandare in frantumi giù che restava del gruppo: al siciliano della Trek-Segafredo ha replicato Jakob Fuglsang e con loro sono rimasti solo Rafal Majka, Domenico Pozzovivo e a fatica anche Steven Kruijswijk che ha dovuto approfittare di un rallentamento degli altri quattro per riprendere la scia.

All’ultimo chilometro Jonathan Caicedo era segnalato con 55″ di vantaggio sul gruppetto dei big e nel finale ha sfruttato le pendenze un po’ più agevoli per andare a conquistare il primo grande successo della sua carriera: il Giro d’Italia ha rappresentato la svolta della carriera di Richard Carapaz, oggi un altro ragazzo proveniente dall’Ecuador riesce a fare il colpaccio conquistando la prima vittoria da professionista in Europa. Oggi la EF Pro Cycling ha studiato alla perfezione la tattica per questa tappa piazzando due uomini nella fuga da lontano e sacrificando Craddock proprio a favore di Caicedo che è campione nazionale sia su strada che a cronometro e che quest’anno è stato terzo nella classifica generale del Tour Colombia: negli anni passati ha conquistato qualche buon piazzamento in brevi corse a tappe, anche in Europa, ed è difficile dire cosa potrà fare da qui a Milano. Di sicuro a partire da oggi non potrà più godere di tanta libertà.

Bene Nibali, Fuglsang, Majka e Pozzovivo, Almeida va in rosa
Al traguardo Jonathan Caicedo è arrivato con un vantaggio di 21″ di Giovanni Visconti, 30″ su Harm Vanhoucke e 39″ su Wilco Kelderman che ha approffitato della libertà concessagli dagli altri favoriti per guadagnare un po’ di secondi importanti. A 51″ sono arrivati tutti assieme Jakob Fuglsang, Rafal Majka, Vincenzo Nibali, Jonathan Castroviejo e Domenico Pozzovivo, poco più indietro invece è arrivato Steven Kruijswijk che è stato classificato a 56″ di ritardo. Per Simon Yates il ritardo è stato di 4’22” mentre Geraint Thomas ha chiuso staccato di più di dodici minuti.

L’arrivo sull’Etna ha quindi rivoluzionato la classifica generale di questo Giro d’Italia 2020 perché la maglia rosa è passata sulle spalle del giovane portoghese Joao Almeida, oggi undicesimo a 1’03”. Il 22enne della Deceuninck-QuickStep era già stato straordinario con il secondo posto nella cronometro di Palermo e oggi ha fatto bene i propri calcoli andando a conquistare il simbolo del primato con lo stesso tempo di Jonathan Caicedo: a fare la differenza sono stati 28 centesimi di secondo a favore di Almeida e relativi proprio alla cronometro d’apertura. Adesso terzo è Pello Bilbao a 37″, quarto è Wilco Kelderman a 42″, quinto Harm Vanhoucke a 53″ e poi troviamo gli italiani Vincenzo Nibali e Domenico Pozzovivo a 55″ e 59″ rispettivamente. Tra gli altri favoriti della vigilia segnaliamo Jakob Fuglsang a 1’13”, Steven Kruijswijk a 1’15” e Rafal Majka a 1’26”.

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