Mads Pedersen si prende la Gent-Wevelgem © Getty Images
Mads Pedersen si prende la Gent-Wevelgem © Getty Images

Ancora convinti che fosse una meteora?

Mads Pedersen conquista in maniera regale una Gent-Wevelgem stellare, grazie al sorprendente marcamento finale Van der Poel-Van Aert. Trentin e Bettiol splendidi ma beffati

È passato poco più di un anno da quell’incredibile Mondiale di Harrogate che ci lasciò a bocca aperta, e allo stesso tempo asciutta. Mads Pedersen: e chi se lo aspettava? Pochi, davvero, non perché il ragazzo non avesse talento, più che altro perché era stato evanescente per tutta la stagione. E ha continuato a esserlo per larghi tratti dopo, salvo poi svelare in post-lockdown al mondo intero quanto fosse un corridore intanto veloce, e dunque capace di quasi vincere in volata al Tour, e ancor più scaltro, al punto da far valere il suo gran talento in quelle giornate infami che la gran parte dei corridori maledicono.

Una giornata da vero Belgio alla Gent-Wevelgem, senza pioggia magari, ma con fango e tanto vento, dove abbiamo assistito finalmente alla grande classica del pavé che ci mancava da parecchio tempo, appena assaggiata col BinckBank Tour di Mathieu van der Poel: oggi li abbiamo rivisti, il campione olandese e Wout Van Aert, dare un assaggio di quella che speriamo sarà la battaglia del Giro delle Fiandre la settimana prossima, e provarci fino in fondo, salvo poi rialzarsi, stremati dalla rispettiva marcatura, proprio alla flamme rouge. E dietro Mads Pedersen, ancora una volta, proprio Matteo Trentin: stavolta terzo, però ancora una volta generosissimo, voglioso di primeggiare e capace di essere determinante per una bellissima corsa. Con un altro corridore che si vede spesso appiccicata più volte l’ignominia della meteora, ossia Alberto Bettiol: ma il toscano sta più volte dimostrando che il Fiandre vinto l’anno scorso non è stato proprio un caso, anche se oggi si accontenta del quarto posto.

Prime battute: in fuga c’è anche Cavendish
La Gent-Wevelgem parte in condizioni non tanto diverse da quelle primaverili, in fondo: 9 gradi e pioggia alla partenza, che sparirà portata via però da un forte vento. Dopo pochi chilometri dalla partenza a Ypres, la fuga si è già formata e vede in bella mostra Mark Cavendish (Bahrain-McLaren), tutt’ora incerto di proseguire nel 2021 in maglia Bahrain, il quale cerca disperatamente di trovare una degna conclusione alla sua carriera dopo i disastri fisici e non degli ultimi anni. In sua compagnia ci sono due azzurri, Alexander Konychev (Ntt Pro Cycling) e Leonardo Basso (Ineos Grenadiers), oltre ad Alexis Gougeard (AG2R La Mondiale), Julien Morice (B&B Hotels-Vital Concept), Kenny Molly (Bingoal-Wallonie Bruxelles) e Gilles De Wilde (Sport Vlaanderen-Baloise).

Approfittando della lunghissima fase pianeggiante della corsa (per il primo muro bisogna aspettare 136 chilometri), i 7 al comando incrementano progressivamente il loro margine fino a raggiungere i 7’30” dopo 90 km. Tuttavia, una forte accelerazione da parte del gruppo riduce sensibilmente il gap in vista dello Scherpenberg, al quale gli uomini al comando arrivano con poco più di 2′ di vantaggio.

Sul Kemmelberg si accende la corsa
Dal gruppo fa la sua mossa il neoprofessionista svizzero Johan Jacobs (Movistar Team), rimanendo una ventina di km a bagnomaria tra gruppo e fuggitivi.  Ma la corsa vera comincia  a 83 km dal termine, con la prima scalata del Kemmelberg: Ineos Grenadiers e Alpecin-Fenix fanno il ritmo con l’obiettivo di spezzare il gruppo, altre squadre raccolgono l’invito e dunque ci riescono, formando un gruppo da una quarantina di unità con dentro gran parte dei favoriti, tra cui un Matteo Trentin (CCC Team) molto attivo, che tenta anche di allungare.

Dietro si riorganizzano e sembrano anche in grado di ricucire, ma non hanno fatto i conti con il vento delle migliori occasioni, che in rettilineo è talmente sferzante da far volare via un incauto atleta della UAE: ne pagano le conseguenze anche Owain Doull (Ineos Grenadiers) e Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), i quali finiscono a bordo strada.

Tracciato esigente, Van der Poel e Van Aert vogliono la corsa dura
Non solo il vento tra le difficoltà di giornata: a causa delle abbondanti piogge precedenti, molti tratti tecnici del settore di transizione tra i due passaggi del circuito coi muri sono ancora ricoperti di acqua e fango, facile causa di forature e problemi meccanici e cadute: a terra Florian Sénéchal (Deceuninck-Quick Step), trascinando un peggio messo Ryan Mullen (Trek-Segafredo).

E ovviamente il carico maggiore ce lo mettono i corridori: non solo Trentin, attivo più volte avanti nel tentativo di accelerare, ma anche l’atteso Wout Van Aert (Jumbo-Visma) e  soprattutto Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix), il quale dai -70 al termine comincia un insistente forcing con l’aiuto dei suoi compagni allo scopo di ridurre all’osso il gruppo di testa e tenere il più lontano possibile tutti i velocisti rimasti fuori da quest’azione: il primo effetto è il ricongiungimento sulla fuga, che avviene a 66 km dal termine.

Trentin via con Küng e Pedersen, Deceuninck costretta a lavorare
Intorno ai meno 60 km si produce un cambiamento tattico importante: si produce un’azione di nove corridori, ossia Stefan Küng (Groupama-FDJ), Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Gianni Vermeersch (Alpecin-Fenix), Mike Teunissen (Team Jumbo-Visma), ancora Alexis Gougeard, Florian Vermeersch (Lotto Soudal), Luke Rowe (Ineos Grenadiers), Sep Vanmarcke (EF Pro Cycling) e anche stavolta, Matteo Trentin.

Con tutte le squadre più importanti tranne la Deceuninck-Quick Step rappresentate, viene spontaneo per gran parte dei big rialzarsi e farsi riprendere dal grosso degli inseguitori, per lasciare al superteam belga l’onere dell’inseguimento. Il vantaggio si dilata superando il minuto sulle prime rampe del Monteberg, muro che anticipa il secondo scollinamento del Kemmelberg, mentre Jasper Philipsen (UAE Team Emirates), che ha mancato di poco l’aggancio alla fuga, si prodiga in un disperato quanto inutile inseguimento.

Van Aert non ci sta: contrattacco di stelle sul Kemmelberg
Anche se Teunissen è veloce, la situazione tattica non piace a Wout Van Aert il quale accelera sul Kemmelberg producendo una rottura: sulla sua ruota si portano subito Van der Poel, Alberto Bettiol (EF Pro Cycling) e Florian Sénéchal: riescono poi a rientrare in discesa anche John Degenkolb (Lotto Soudal), Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick Step) e Dylan Teuns (Bahrain-McLaren); infine, con un notevole sforzo, anche Yves Lampaert riesce a rientrare ai meno 50 km, portando a 3 il numero di Deceuninck presenti in questo stellare gruppo di contrattaccanti.

Il vantaggio degli uomini davanti su questi contrattaccanti si assottiglia a 25″, mentre dietro il gruppo, tirato dagli uomini di Kristoff, cerca di non mollare e si mantiene a 1′ di distacco sui primi. Non resta che attendere gli ultimi 4 muri per dare la forma definitiva alla corsa.

Ricompattamento dei fuggitivi, Küng permettendo
In vista dell’ultimo scollineamento sul Kemmelberg, il gruppo contrattaccante di Van Der Poel e Van Aert riesce ad avvicinarsi ulteriormente, portandosi a vista del gruppo Trentin, che viaggia con 1’15” di vantaggio sul gruppone dei velocisti. È tutti contro tutti sul Kemmelberg: Van Aert e Van der Poel partono subito come folli, dribblando i componenti del gruppo di testa, ma su questa versione più corta delle due precedenti non hanno la possibilità di selezione e si ritrovano ad inseguire Stefan Küng.

Fasi di nuovo rese complicate dal vento, con Mathieu van der Poel che rischia di rimanere dietro e perde il suo uomo Gianni Veermersch, a terra a causa di un contatto ai meno 30 km e dunque l’unico dei due gruppi a non essere presente nel ricompattamento generale, assieme all’ormai stanco Gougeard. il passista svizzero insiste a lungo, ma quando vede che non riesce a guadagnare margine si rialza: mancano 26 km all’arrivo.

Bettiol e Van Aert vivaci, il gruppo si seleziona ancora
La collaborazione tra i 15 davanti è ottimale, e riescono a mantenere il gruppo ad una distanza di sicurezza di oltre 1’17”. Però la situazione di corsa creatasi, con Van Der Poel, Van Aert, Pedersen, Degenkolb e Trentin favoriti in caso di volata, non favorisce due squadre in particolare: Deceuninck ed EF Pro Cycling. E difatti ai meno 16 km ricomincia la battaglia, con Lampaert prima e Alberto Bettiol poi che provano ad attaccare, su una strada che si fa di nuovo bagnata. Attacco che spezza il gruppo, lasciando dietro i più stanchi e più sacrificati: Aasgren, Florian Vermeersch, Vanmarcke, Teunissen e Rowe restano dietro e vengono ripresi dal gruppo, Dylan Teuns prova a resistere ma finisce anch’egli fuori dai giochi, restano davanti in 9 con la Deceuninck unica squadra ad avere ancora due uomini.

Bettiol e Sénéchal ci provano ancora, a 5.5 km dal termine, cercando di approfittare di una tratto tecnico sul quale non si fa trovare impreparato Van Aert, il quale poi rilancia cosrtingendo Van der Poel a fare gli straordinari per chiudere. Ai -4 ci riprova Küng e produce una nuova spaccatura: Van Aert, Sénéchal e Bettiol sono lesti a ruota, non Van der Poel e Trentin che con gli altri si ritrovano in una situazione molto pericolosa, che però riescono a sanare nel giro di un chilometro.

Trentin lancia il contropiede finale, Pedersen sveglio e fenomenale
Ai meno 2 km è stavolta Trentin a lanciare l’attacco, con Senechal e Bettiol alla sua ruota: dietro si guardano troppo e guadagnano margine. Pedersen intuisce il pericolo e si riporta sotto alla flamme rouge. Van Aert e Van der Poel si marcano incredibilmente a vicenda fino alla fine, lasciando questi 4 a giocarsela: a questo punto Mads Pedersen lancia una volata regale, inappellabile, con Florian Sénéchal secondo, Trentin terzo e Bettiol quarto.

A poca distanza, Küng finisce quinto, Degenkolb sesto, poi Lampaert e infine Van Aert e Van der Poel, che arrivano marcandosi e guardandosi a vicenda, con Van Aert visibilmente scontento. Dylan Teuns arriva decimo ad 1’40”, seguito ad 1’56” da Asgreen, Rowe e Florian Vermeersch che precedono alla spicciolata Oliver Naesen (AG2R La Mondiale), Jempy Drucker (Bora-Hansgrohe) ed il volitivo Jacobs, sganciatisi dal gruppo per riprendere e superare Vanmarcke e Teunissen. Così, quando arriva il gruppone, la volata vinta da Kristoff su Andrea Pasqualon a 3’02” vale un inutile diciannovesimo posto.

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