Arnaud Démare vince in maglia ciclamino in quel di Rimini © LaPresse
Arnaud Démare vince in maglia ciclamino in quel di Rimini © LaPresse

Che dolce vita, Démare!

A Rimini Arnaud mette a segno la quarta vittoria al Giro 2020; parallelamente, Sagan centra il secondo posto per la quarta volta. Consonni quarto, Viviani buttato giù da una moto. Domani Almeida difende la rosa nella “Nove Colli”

Al momento non c’è uno sprinter suo pari, al mondo. O forse c’è ma è altrove (Caleb Ewan?), di sicuro però Arnaud Démare ha raggiunto la più piena maturità atletica, e una consapevolezza di sé che lo fa gioioso di ogni cosa lui faccia, del resto al momento orientativamente una sola cosa fa: vincere. E dopo che vince si piazza lì, dopo la linea d’arrivo, ad aspettare festante tutti i compagni, per ringraziarli, abbracciarli uno per uno, applaudire felice. A partire da Jacopo Guarnieri, che non finisce mai di incensare, ultimo uomo/pesce pilota che è diventato di fatto una protesi di sé, mai più senza, in nessuna corsa. E tanta letizia non può che essere riassunta nel più facile dei titoli, nel giorno in cui il Giro arriva a Rimini, patria del più grande regista felliniano che sia mai esistito: Fellini, chi sennò?!

Se la Groupama-FDJ continua a mietere successi col suo alfierone e dimentica i rovesci di classifica patiti altrove, altri se la passano decisamente meno bene; Peter Sagan e va bene, ha esultato ieri a Tortoreto, ma oggi siamo a 4 piazze d’onore solo in questo Giro, fosse un tipo permaloso se la prenderebbe parecchio; Fernando Gaviria sembra sempre più svuotato, mentre a Elia Viviani ne capita ogni giorno una, per esempio oggi è stato investito da una moto e si è presentato acciaccato allo sprint (ha fatto le sue veci, egregiamente – leggasi quarto posto – Simone Consonni). Sulla carta il Giro 2020 aveva un parterre di sprinter eccellente, sulla strada i rivali di Démare si sono presto trasformati in convitati di pietra al ricco banchetto del reuccio transalpino.

 

Armée, crederci e poi svanire nel vento
3 km e subito è partita la fuga nell’11esima tappa del Giro d’Italia 2020, la Porto Sant’Elpidio-Rimini di 182 km: cinque uomini in viaggio, quattro provenienti dalle Professional italiane, e il quinto, Sander Armée, dalla Lotto Soudal. I quattro erano il superaficionado Marco Frapporti (Vini Zabù-KTM), Mattia Bais (Androni-Sidermec) e Fabio Mazzucco + Francesco Romano (Bardiani-CSF). 4′ messi presto in cascina (già al km 12), e poi margine tenuto a lungo sui 3′ abbondanti, con la Groupama-FDJ a lavorare in gruppo. Sussulto al traguardo volante di Pesaro (-76), con bello sprint tra Arnaud Démare e Peter Sagan, la spuntò il francese. Lì davanti lotta al Gpm di Monte San Bartolo (-71), vinto da Bais.

Dopo il riavvicinamento del plotone in vista dello sprint intermedio, i battistrada hanno approfittato di un attimo di relax di troppo dietro per riandare a tre minuti e mezzo, dopodiché altro momento nodale al traguardo volante numero due, a Coriano (-38), prima del quale si è mosso Bais, quindi ci ha provato Armée e i due sono andati insieme, staccando gli altri tre. Ancora ai -25 una stoccata del belga l’ha isolato al comando della corsa, tutto solo, con ancora molti chilometri da coprire, ma un paio di minuti da gestire sul gruppo maglia rosa, sempre tirato dalla Groupama che però non era sufficiente a far da sé.

Intanto nel plotone increscioso episodio ai -30, Elia Viviani (Cofidis, Solutions Crédits) buttato giù da una moto dell’organizzazione su una rotonda. Il restringimento e tutto quello che volete, però anche basta veder corridori investiti dai mezzi al seguito. Un inseguimento di 13 km e il veronese è riuscito a rientrare in gruppo, pronto per farsi curare in corsa dal medico della carovana. Armée, ignaro di tutte queste vicende, continuava a mulinare a quasi 2′ di vantaggio, involato verso un insperabile successo di tappa, anche perché, fin lì, dietro nessuno collaborava coi francesi di Arnaud.

La UAE-Emirates si è infine degnata di mettere un paio di rinforzi, idem la Deceuninck-Quick Step, e soprattutto il battistrada ha sbattuto contro un muro di vento contrario che nel finale ne ha totalmente bagnato le polveri.

 

La quaterna di Démare arriva sempre allo sprint
Quello che fino a 5 km prima pareva un tesoretto inestinguibile si è esaurito in un lampo, e a 6 km dal traguardo il gruppo è tornato compatto, con la UAE a guidare la carrozza. Ai -4 è passata davanti la Israel Start-Up Nation per Davide Cimolai (o Rick Zabel?), quindi di nuovo hanno preso il comando gli emiratini con Mikkel Bjerg (il tutto a favore di Fernando Gaviria); il favorito Démare era lì nei paraggi sempre all’ombra di Jacopo Guarnieri, e il treno Groupama è emerso prepotente ai 2 km, dove è iniziata una lotta fiera con gli altri team dei velocisti. Il team di Madiot, stando davanti sulle ultime due curve nel chilometro conclusivo, ha potuto giostrare a piacimento, e sul rettilineo finale Guarnieri ha lanciato ancora alla perfezione il suo capitano, che ha esploso tutto se stesso nei 150 metri.

Gaviria, che era alla ruota del campione nazionale francese, ha mancato in pieno l’appuntamento, come svuotato. È uscito bene invece Peter Sagan, slalomeggiando e andando a cogliere il secondo posto, di nuovo, davanti ad Álvaro Hodeg (Deceuninck) che col terzo ottiene il miglior piazzamento in questo Giro. Giù dal podio di giornata Simone Consonni, che ha sprintato al posto (o meglio, se preferite) di Viviani in casa Cofidis, quindi Zabel, Nico Denz (Sunweb), lo spento Gaviria al settimo posto, e un’infornata di 8 italiani (!) in fila: Stefano Oldani (Lotto), Jacopo Mosca (Trek-Segafredo), Viviani a chiudere la top ten, e poi Andrea Vendrame (AG2R La Mondiale), Giovanni Lonardi (Bardiani), Guarnieri in rallentamento, Filippo Fiorelli (Bardiani) e Vincenzo Nibali (Trek).

Nessuna variazione in classifica, João Almeida (Deceuninck) sigue liderando con 34″ su Wilco Kelderman (Sunweb), 43″ su Pello Bilbao (Bahrain-McLaren), 57″ su Domenico Pozzovivo (NTT), 1’01” su Vincenzo Nibali, 1’15” su Patrick Konrad (Bora), 1’19” su Jai Hindley (Sunweb), 1’21” su Rafal Majka (Bora), 1’36” su Fausto Masnada (Deceuninck), 1’52” su Hermann Pernsteiner (Bahrain) e 2’20” su Jacob Fuglsang (Astana).

Domani pure potrebbe non cambiare granché, la 12esima tappa, 204 km – partenza e arrivo a Cesenatico – che ricalcano il percorso della Nove Colli, presenta le salite più dure (tra le tante che verranno affrontate) abbastanza lontano dal traguardo, quindi fugona e stiamo tutti bene; se però qualcosa dovesse succedere in ottica classifica generale, vorrà dire che ci divertiremo un sacco: proprio per la stessa ragione, le salite dure son lontane dall’arrivo.

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