Jhonatan Narvaez esulta a Cesenatico © LaPresse
Jhonatan Narvaez esulta a Cesenatico © LaPresse

Narváez, fuga a rotta di (nove) colli

Tappa appenninica vinta dall’ecuadoriano a Cesenatico, Padun secondo. Pozzovivo e i suoi mettono a dura prova il gruppo, ma i big arrivano tutti insieme. Almeida decimo giorno in rosa

In un Giro d’Italia spazzato da troppe polemiche sul tema del Covid-19, e per la qual fattispecie attenderemmo una netta e intransigente presa di posizione di Mauro Vegni (magari spalleggiato dal Governo italiano), della serie “il Giro lo portiamo a Milano, chi vuol ritirarsi senza ragioni valide se ne vada pure, ma magari non ci tornerà più in futuro”, ecco, in questo simpatico contesto in cui tengono banco le dichiarazioni del Thomas De Gendt di turno (“si sta andando nella direzione sbagliata, non mi sento sicuro”), una giornata tutta su e giù per l’Appennino, e sotto una pioggia infida, era proprio quello che il gruppo poteva più desiderare per distrarsi un po’…

Il percorso della Nove Colli, rivisitato dalla frazione di Cesenatico (e dici Cesenatico e dici Pantani, ovviamente), era abbastanza per permettere a una bella fuga di giocarsi in pieno le chance della gloria del giorno; e non abbastanza per far sì che la selezione in gruppo venisse da sé. Per il primo aspetto, la festa è ecuadoriana, di nuovo: dopo le gioie ormai storia di Richard Carapaz nel biennio precedente, dopo la vittoria di Jonathan Caicedo sull’Etna dieci giorni fa, oggi è toccato a Jhonatan Narváez festeggiare. Per il secondo aspetto, Domenico Pozzovivo si è eretto a protagonista, coi suoi NTT che hanno martellato e martellato, non riuscendo però a mettere in discussione (se non marginalmente) la top ten di classifica, di fatto. E pazienza, si tratta pur sempre di grandi tossine accumulate da tutti in vista delle tappe di vera montagna che verranno tra pochi giorni. Perché verranno, quelle tappe di montagna, vero Mauro?

 

La fuga dei 14, la reazione veemente dei Pozzo’s Boys
12a tappa, Cesenatico-Cesenatico di 204 km, e dopo un avvio battagliato si sono avvantaggiati in 13 al km 25: François Bidard (AG2R La Mondiale), Simon Pellaud (Androni-Sidermec), Manuele Boaro (Astana), Mark Padun (Bahrain-McLaren), Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Joey Rosskopf (CCC), Jesper Hansen (Cofidis, Solutions Crédits), Simon Clarke (EF), Albert Torres (Movistar), Jhonatan Narváez (Ineos-Grenadiers), Etienne Van Empel (Vini Zabù-KTM), Victor Campenaerts (NTT) e Maximiliano Richeze (UAE Emirates). Dopo un laborioso inseguimento anche Héctor Carretero (Movistar) è riuscito ad accodarsi, e il drappello è andato liscio verso il vantaggio massimo di 13’30” (toccato al km 80), stile coltello caldo che affonda nel burro, il burro sarebbe la rappresentazione dell’arrendevolezza (la scioglievolezza) del gruppo maglia rosa, che lasciava fare.

Tale situazione è andata in onda fino a quando la NTT ha deciso di dare una mano a Domenico Pozzovivo a sognare in grande: andatura alzata a dismisura lungo la salita del Barbotto da parte del team sudafricano, ritardo dai primi tagliato di netto fino a 7’30” e selezione iniziata a essere suggerita anche nello stesso gruppo maglia rosa (tra le altre vicende, Ilnur Zakarin staccato – ma va’! – in discesa, poi rientrato). Stress e stiracchiature tra i 14 di testa, intanto: nell’ultimo tratto della discesa dal Barbotto, intorno al km 100, hanno allungato Padun, Benedetti, Narváez, Richeze e Hansen, poi c’è stato un ricongiungimento, sul successivo strappo di Montetiffi ci ha provato in solitaria Rosskopf (ai -94) mentre Richeze perdeva irrimediabilmente contatto. Pellaud, molto ben centrato sull’obiettivo, faceva intanto il pieno di punti Gpm: primo sulle salite di Ciola (3 punti), Barbotto (9), Perticara (9); lo svizzero partiva da 9 punti, il leader della relativa classifica (Ruben Guerreiro della EF) era irraggiungibile a quota 84, ma l’impegno meritava menzione; tantopiù che il corridore dell’Androni, dopo il Gpm di Perticara, ha proseguito in solitaria.

Ai -75 Rosskopf e Benedetti son tornati su Pellaud, ma il trentino ha subito riperso contatto sull’ascesa di Madonna di Pugliano, mentre il gruppo maglia rosa abbassava ancora il gap fino a 6′ ai -70 da Cesenatico. Lungo la scalata son poi rientrati su Pellaud e Rosskopf anche Bidard, Padun, Hansen, Narváez e Boaro. Sulla seconda metà di salita il gruppo, sempre tirato dagli inesorabili NTT, si ritrovava ridotto a non più di 25 unità: una selezione anche più evidente di quanto non ci si potesse a un certo punto attendere, e tutta opera dei Pozzovivo’s Boys.

 

La battaglia in gruppo arriva fino a un certo punto; e davanti vince Narváez
Sulla discesa da Pugliano Simon Clarke, rientrato sul primo drappello, azzardava un contropiede, salvo venire poi raggiunto da Padun e Narváez e da loro staccato sulla successiva rampa ai -50. A questo punto il gruppo maglia rosa (nel quale si segnalavano gli impacci di Jakob Fuglsang, che maldigeriva freddo e discese varie) raggiungeva il distacco minimo (poco più di 4′) dai battistrada, raggiungeva pure Victor Campenaerts, reduce dalla fuga, il quale dava una mano pure lui al suo capitano, ma ormai prendeva corpo l’idea che i primi non sarebbero più stati raggiunti: le restanti asperità del percorso non erano complicate come quelle già affrontate, per cui il rumore del tiraggio dei remi in barca ha sovrastato quello del battere della pioggia, di nuovo (e sempre più) copioso sul Giro.

La situazione si è praticamente cristallizzata a 40 km dalla conclusione: Padun e Narváez al comando, inseguiti invano da Clarke e, in seconda battuta, dal drappello formato da Bidard, Pellaud, Boaro, Rosskopf, Hansen e Van Empel. Il gruppo maglia rosa, di nuovo in progressivo distanziamento dalla testa della corsa, e in progressiva riduzione fino ad appena una quindicina di unità: ben quattro Deceuninck-Quick Step, con João Almeida accompagnato da Fausto Masnada, James Knox e Mikkel Honoré (e con Remco Evenepoel a twittare entusiasmo da casa…), Wilco Kelderman (Sunweb) scortato da Jai Hindley e Chris Hamilton, Domenico Pozzovivo con Ben O’Connor in fase elastica, Pello Bilbao (Bahrain) solo e immalinconito, Vincenzo Nibali (Trek) solo e infreddolito, Jakob Fuglsang solo e infastidito (ma di lì a poco avrebbe trovato strada facendo l’ex fuggitivo Boaro, rialzatosi alla bisogna); e poi ancora Ruben Guerreiro (EF), Antonio Pedrero (Movistar), Tao Geoghegan Hart (Ineos) e Brandon McNulty (UAE Emirates), tutti correttamente sul pezzo; senza trascurare la coppia dorata della Bora, Rafal Majka+Patrick Konrad. Saltati, dalla top 15 di classifica, il decimo Hermann Pernsteiner (Bahrain) e il già citato Zakarin (che era dodicesimo). Nulla di rilevante sarebbe più successo in questo gruppo, controllato agevolmente dagli uomini della maglia rosa.

E nulla pareva poter dissipare la coppia al comando, senonché ai -24 un problema alla ruota anteriore in discesa ha costretto Padun a uno stop imprevisto. Il 24enne ucraino avrebbe potuto tirare i remi in barca, avendo dovuto lasciare sul terreno circa mezzo minuto, tra una cosa e l’altra; e invece non ha proprio voluto prendere in esame l’ipotesi, e si è rimesso in caccia appena ha potuto, confidando di poter recuperare abbondante terreno sulla spianata degli ultimi chilometri verso Cesenatico. Si è riportato a 10″ a 10 km dal traguardo, Mark: sembrava potesse essere questione di poco, il rientro; e invece da lì l’europeo ha mollato di colpo, sbattendo contro il proprio limite odierno; il sudamericano, viceversa, continuava a mulinare, confermando che la Ineos (già a segno con Ganna due volte e quasi con Puccio e Castroviejo) sta meglio che mai in questo Giro, con buona pace di Geraint.

 

Almeida si ritaglia il decimo giorno in rosa
Ordine d’arrivo da fuga, allora: Jhonatan Narváez a 23 anni coglie il primo successo in un GT con 1’08” su un delusissimo Mark Padun, 6’50” su Simon Clarke, 7’30” su Rosskopf, 7’43” su Pellaud, 8’25” sul gruppo dei big aperto da McNulty davanti a Konrad, Guerreiro, Almeida, Geoghegan Hart, Masnada (11esimo) e via via gli altri: 16esimo Pozzovivo, 17esimo Nibali, 19esimo Boaro.

La classifica resta sostanzialmente invariata: João Almeida si conferma al comando per il decimo giorno, ed è seguito da Kelderman a 34″, Bilbao a 43″, Pozzovivo a 57″, Nibali a 1’01”, Konrad a 1’15”, Hindley a 1’19”, Majka a 1’21”, Masnada a 1’36” e Fuglsang, rientrato nei 10, a 2’20”. Domani la 13esima tappa chiamerà in causa i finisseur o i velocisti più resistenti: i 192 km della Cervia-Monselice sarebbero piattissimi se non fosse per due rampe molto dure, il Roccolo (km 162) e il Calaone (km 176), che inevitabilmente rimescoleranno tutto il rimescolabile prima dell’epilogo.

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