Yves Lampaert si prende la Brugge De Panne © Getty Images
Yves Lampaert si prende la Brugge De Panne © Getty Images

Il genio della Lampaert

Cogliendo il momento giusto e sfruttando la superiorità numerica, il belga conquista una pazza Brugge-De Panne con ventagli sin dal via e tante cadute, tra cui anche Van der Poel. Sesto Trentin

Con l’annullamento della Parigi-Roubaix prevista per domenica 25, è stata quindi la AG Driedaagse Brugge-De Panne a chiudere la campagna delle classiche del nord di questa rivoluzionata stagione 2020. La corsa belga, che dal 2018 si disputa con il formato di gara di un giorno, prevedeva 202.6 chilometri con partenza da Bruges e finale a De Panne con un insidioso circuito da ripetere tre volte: percorso completamente pianeggiante, ma in zone spesso esposte al forte vento che promettevano quindi una giornata durissima per i corridori e un bello spettacolo per i telespettatori. E fin dal mattino le raffiche di vento hanno fatto capire che sarebbe stato quasi impossibile assistere ad un arrivo in volata a ranghi compatti: addirittura, quando la corsa era già nel vivo, gli organizzatori hanno deciso di accorciare la corsa di 14 chilometri modificando l’ultimo giro e tagliando così il terzo passaggio da De Moeren, quel rettilineo di circa 5 chilometri sempre spazzato dal vento.

La corsa è partita con ben 25 squadre in gara e la tranquillità nel gruppo è durata appena una decina di chilometri, perché poi si è scatenato il finimondo: le prime raffiche di vento, una caduta che ha coinvolto Oliver Naesen, Sep Vanmarcke e Michal Kwiatkowski ed il plotone s’è così ritrovato subito frazionato in almeno tre tronconi; da questo momento non c’è stato il più un attimo di rilassamento perché il primo gruppo ha deciso di tirare dritto incurante dei chilometri che mancavano per arrivare al traguardo e lo stesso hanno quindi fatto i vari gruppetti inseguitori perché rialzarsi e aspettare quello dietro rischiava di significare corsa finita. La prima ora di corsa è quindi volata a 51.7 km/h di media.

Questo ritmo forsennato ha fatto sì che in testa alla corsa si formasse un drappello di soli dodici corridori, che poi sono diventati 24 quando è riuscito a rientrare il secondo gruppetto formato ad altri dodici uomini. La Deceuninck-QuickStep era in superiorità numerica potendo contare su Kasper Asgreen, Yves Lampaert, Florian Sénéchal, Tim Declercq e Bart Van Lerberghe, ma era ben messa anche la Alpecin-Fenix con Mathieu van der Poel, Tim Merlier, Alexander Krieger e Jonas Rickaert; poi davanti c’erano Matteo Trentin e Guillaume Van Keirsbulck della CCC, John Degenkolb, Frederik Frison e Jasper De Buyst della Lotto Soudal, Max Walscheid della NTT, Chris Lawless della Ineos, Christophe Laporte della Cofidis, Stefan Küng della Groupama, Sven Bystrom della UAE, Benjamin Declercq della Arkéa, Hugo Hofstetter della Israel, Jempy Drucker della Bora, Tom Scully della EF e Piotr Havik della Riwal.

All’ingresso del circuito finale attorno a De Panne il secondo gruppo era segnalato con circa 50″ di ritardo dai primi, ma come il vento ha fatto danni davanti lì ha fatti anche dietro: anche gli inseguitori erano circa 25-30 unità e nonostante la presenza di uomini di spessore come Alexander Kristoff e Jasper Stuyven non sono mai riusciti ad avvicinare tanto da far pensare ad un ricongiungimento imminente. Gli inseguitori non hanno comunque mai mollato la presa, o almeno non lo hanno fatto fino agli ultimi 40 chilometri dopo aver provato a dare tutto: ad un certo punto il gap si era ridotto a 20″ circa, ma davanti le trenate di Deceuninck-QuickStep e Alpeci-Fenix hanno fatto la differenza e riportato il distacco attorno a quei 50″ che potevano essere considerati come una sorta di soglia di sicurezza.

Col il passare dei chilometri, però, il gruppo di testa ha perso per strada diversi elementi: al primo passaggio da De Moeren, infatti, il belga Frederik Frison è stato vittima di una caduta, più avanti invece è stato Tom Scully a staccarsi per colpa di una foratura. A circa 45 chilometri dall’arrivo nel gruppo di testa il gruppo di testa è nuovamente entrato in un settore in cui il forte vento laterale si faceva sentire, ed i corridori facevano quasi fatica a mantenere il pieno controllo delle loro biciclette: una serie di sbandate improvvisive hanno creato del pericolo, e Piotr Havik si è ritrovato a terra fortunatamente senza conseguenze fisiche, mentre poco dopo Tim Merlier ha dovuto fare un vero miracolo per restare in sella dopo aver sganciato entrambi i pedali e per riuscire anche a non perdere contatto dal gruppo.

Nel gruppo di testa è stata quindi una corsa ad eliminazione e ad ogni accelerazione c’era chi perdeva contatto, o per le gambe ormai prive di energie per una corsa tirata a tutta fin dall’inizio, o per vento che rendeva impossibile chiudere anche piccoli buchi di qualche metro. Se possibile nel finale di corsa sono addirittura peggiorate le condizioni meteo tra vento e pioggia ed a 16 chilometri dall’arrivo c’è stato il colpo di scena inaspettato: anche in questo caso è bastata una piccola sbandata ed a ritrovarsi catapultato nel piccolo fossato a bordo strada è stato Mathieu van der Poel che ha terminato lì la propria corsa. Una botta abbastanza violenta quella presa dal campione della Alpecin-Fenix che comunque, dopo essere rimasto steso a terra per un paio di minuti, si è rialzato sulle proprie gambe ed è salito di ammiraglia e non sull’ambulanza che si era fermata ad aspettarlo.

A questo punto davanti erano rimasti in otto e la metà erano uomini della Deceuninck-QuickStep: con Yves Lampaert, Kasper Asgreen, Tim Declercq e Bart Van Lerberghe c’erano ancora Matteo Trentin, John Degenkolb, Tim Merlier ed uno stanchissimo Jonas Rickaert. Gli uomini di Patrick Lefévère erano quindi in netta superiorità numerica, ma erano anche quasi certamente battuti in caso di arrivo in volata: l’unica cosa da fare era quindi iniziare a scattare e l’allungo vincente è stato quello di Yves Lampaert a 7 chilometri dall’arrivo a cui nessuno è riuscito a rispondere; una volta presi 50 metri di vantaggio, Lampaert ha dovuto tenere solo un ritmo elevato ma regolare fino al traguardo, consapevole che alle sue spalle ben tre compagni di squadra erano in pieno controllo della situazione e stavano rompendo i cambi. Il 29enne belga era stato quinto al Fiandre e quella di oggi è stata per lui la prima vittoria del 2020, dopo che a fine febbraio era stato secondo all’Omloop het Nieuwsblad.

Per Deceuninck-QuickStep ha poi adottato la stessa tattica per andare a prendersi anche il secondo posto con un ecomiabile Tim Declercq che può vedere questo podio come una forma di riconoscimento dopo l’immenso lavoro fatto tutto l’anno in favore dei compagni di squadra: il belga ha anticipato di poco gli altri inseguitori che sono stati regolati in volata da Tim Merlier davanti a John Degenkolb e Jempy Drucker; per Matteo Trentin è arrivato alla fine un sesto posto di cui può essere soddisfatto considerato lo svolgimento complessivo della gara.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile