Adam Hansen © LaPresse
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Adam Hansen parla dopo la protesta al Giro: «È stata una decisione collettiva»

Indicato da molti come uno dei leader della protesta di oggi nella 19a tappa del Giro d’Italia, l’australiano Adam Hansen ha emesso questa sera un comunicato per provare a fare chiarezza sugli eventi. Qui di seguito vi riportiamo la traduzione completa delle parole del 39enne della Lotto Soudal.

Ci sono alcuni attacchi contro di me. E va bene. Molti di voi non sanno che c’è stata una votazione e 16 squadre hanno chiesto di accorciare la tappa a causa di molte alzatacce al mattino presto e lunghi trasferimenti (di cui non siamo a conoscenza mesi prima come tutti pensano, lo scopriamo solo giorni prima. A causa della fatica accumulata in corsa e che pesa sul nostro sistema immunitario, i corridori pensavano che era ancora più superfluo fare una tappa di 260 chilometri, partendo sotto la pioggia e con una pandemia in atto.

Anche se la scelta di accorciare la tappa non è stata presa da quelle 16 squadre, quando sono arrivato alla partenza c’erano solo quattro corridori lì. Gli altri erano sotto ad un tendone al riparo dalla pioggia. Mi hanno chiamato lì e tutti i corridori sotto al tendone erano favorevoli ad accorciare la tappa. Io, Adam Hansen, a titolo individuale ho parlato in rappresentanza di tutti i corridori che non erano sulla linea di partenza. Non Adam Hansen della Lotto Soudal, in quanto la mia squadra e le altre hanno potuto dire la loro; è stata una scelta collettiva di tutti i corridori che non erano alla partenza. Chiunque avesse voluto iniziare la tappa avrebbe potuto farlo, ma tutti hanno scelto di no e siamo rimasti sotto la tendo anche dopo l’orario fissato per il via. È stata una decisione collettiva e compatta.

RCS e Vegni l’hanno accettata. C’è stata un po’ di confusione in precedenza, comunque alla fine tutti hanno gareggiato al loro massimo.

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