Josef Cerny vince ad Asti © LaPresse - Marco Alpozzi
Josef Cerny vince ad Asti © LaPresse - Marco Alpozzi

Un finale da Cerny dopo un prologo da cernie

Ennesima fuga al Giro e vittoria per il ceco; terzo Mosca, classifica invariata. Caos e tappa decurtata per una protesta poco comprensibile dei corridori; domani Sestrière

Il giorno del caos è il 19esimo, a un passo dalla conclusione di quest’avventuroso Giro d’Italia 2020. L’antefatto è che ieri sera diverse squadre sono arrivate tardi in hotel, reduci dal trasferimento post Laghi di Cancano e ingabbiate coi loro bus nel traffico della Valtellina. E oggi la carovana rosa era attesa alla tappa più lunga delle 21, 253 km da Morbegno ad Asti; troppi, evidentemente, per più di un componente del gruppo, per cui già in tarda serata è partita una fronda trasversale, e si sa come vanno queste cose, la marea monta e chi la ferma più? Inoltre, elemento ulteriore, gran pioggia era attesa oggi lungo quei 253 km.

Già ieri sera, dicono i corridori, era stata fatta presente a giuria e organizzatori la proposta di decurtare in qualche modo questa tappa 19; orecchie da mercanti, dicono in gruppo; macché, nessuno ci aveva detto niente, risponde Mauro Vegni, direttore del Giro. Fatto sta che stamattina alla partenza i corridori si sono accucciati sotto un tendone, con nessuna intenzione di prendere il via (in effetti pioveva, anche se nel corso della giornata avrebbe poi smesso); RCS Sport, pur avendone la possibilità, non è andata al muro contro muro, non ha fatto aut-aut a team e ciclisti. La trattativa si è chiusa con armistizio e compromesso: sfilata per le vie di Morbegno onde onorare l’investimento del comitato di tappa, poi risalita di tutti sui bus e tratto di un centinaio di chilometri da coprire sui mezzi motorizzati.

Al di là di un certo ritardo nella macchinosa realizzazione del progetto (diversi bus erano già partiti, colti pure loro di sorpresa dalla protesta del gruppo), le cose si sono poi avviate proprio in questo modo, e la corsa è ripresa da Abbiategrasso, originariamente al km 133 della tappa; frazione quindi ridotta da 253 a 120 km. Il rimbalzo di accuse e giustificazioni è andato in scena per tutto il giorno, tra un Vegni inviperito che minacciava conseguenze una volta che il Giro sarà finito (ma nei confronti di chi, e su quali basi?), i corridori che dai bus twittavano spiegazioni (tra gli altri Adam Hansen, che in quanto portavoce del caso era stato da più parti identificato come uno dei capipopolo), Gianni Bugno che, in qualità di presidente del sindacato europeo dei ciclisti (il CPA) veniva subissato in diretta tv, dato che al momento svolge anche il compito di opinionista sugli schermi Rai.

Insomma una pagina non certo edificante del ciclismo recente, ma – a parere di chi scrive – più da prendere col sorriso beffardo che si riserva a una pochade, che con rabbia o eccessivo dispiacere. Ma sì, tutto sommato, non è tanto importante quel che è accaduto a Morbegno stamattina. Alcune domande però restano: perché al Tour queste cose non succedono? Perché Vegni non ha fatto il duro, dichiarandosi pronto a far partire comunque la tappa, “chi c’è c’è”? Non è che si sentiva un po’ in difetto anche lui, per i ritardi di ieri sera? Perché alcuni team manager (il Bruno Reverberi della situazione) anziché sbraitare in diretta tv contro Bugno non hanno intercesso presso i propri corridori per farli desistere dalla grottesca protesta? Perché Bugno stesso è ancora presidente del CPA, ruolo per il quale non solo non è tanto benvoluto dai suoi stessi affiliati, ma per il quale pare pure non esageratamente portato (pareva voler essere lui per primo a insultare gli associati del CPA, oggi!)? Perché i corridori riescono a trovare unità d’intenti solo per difendere cause per le quali hanno una grande capacità di mettersi dalla parte del torto?

 

L’ennesima fuga del Giro 2020 premia Josef Cerny
Tappa che, dopo tutto il caos, è ripartita da Abbiategrasso alla volta di Asti, per 120 km di lunghezza. Pronti via, son partiti in 3, Simon Pellaud (Androni-Sidermec), Josef Cerny (CCC) e Victor Campenaerts (NTT), e alle loro calcagna si sono messi altri 11 uomini: Giovanni Carboni (Bardiani-CSF), Nathan Haas e Marco Mathis (Cofidis, Solutions Crédits), Iljo Keisse (Deceuninck-Quick Step), Simon Clarke e Lachlan Morton (EF), Alex Dowsett (Israel Start-Up Nation), Sander Armée (Lotto Soudal), Albert Torres (Movistar), Jacopo Mosca (Trek-Segafredo) ed Etienne Van Empel (Vini Zabù-KTM), e dopo 30 km si sono compattati, con un vantaggio sul gruppo veramente minimo, tenuto basso (nell’ordine del mezzo minuto) dal grande lavoro della Bora-Hansgrohe. Senonché a un certo punto, circa a metà tappa, Peter Sagan s’è rotto le scatole di far lavorare i suoi senza l’aiuto di nessun altro, e allora ha fatto rialzare Maciej Bodnar e gli altri, e il gruppo s’è fermato. Del resto la Groupama-FDJ non aveva alcun interesse di andare a sprintare (Arnaud Démare ha già la maglia ciclamino in cassaforte, perché rischiare che lo stesso Sagan faccia punti e si riavvicini in classifica?), e gli altri velocisti non davano evidentemente grosse garanzie ai rispettivi team.

Per cui fuga involatasi, e nel giro di 30 km vantaggio volato da mezzo minuto a oltre 9’… Solo a quel punto la Sunweb di Wilco Kelderman ha accelerato un minimo, mentre lì davanti Campenaerts iniziava a cercare – a più riprese – di rompere ogni equilibrio; il belga è stato contrato da Mathis, poi da Carboni, poi da Mosca, ma alla lunga, su un risibile strappetto ai -26, è riuscito a portar via un gruppetto ridotto di 6: con lui, Pellaud, Mosca, Cerny, Armée e Clarke.

Ai -23, su un altro strappetto, Cerny ha tentato un allungo in proprio e in effetti ha preso un minimo margine, mentre Pellaud perdeva contatto dal drappello che restava all’inseguimento del ceco. Un inseguimento vano, anche se poi a un certo punto sul quartetto si è riportato Keisse, ai -18, senza che però la cosa abbia comportato soverchie differenze nello svolgimento di quel che restava della tappa. Cerny ha tenuto benissimo fino ai 3 km, dopodiché ha accusato una certa stanchezza, ma i trenta secondi di margine che si era costruito gli hanno permesso di gestire al meglio quel che restava tra lui e il primo successo in un GT, successo che il 27enne di Praga si è goduto in pieno sul rettilineo conclusivo, smettendo di pedalare e fregandosene di tutto il mondo, a partire da Campenaerts che lo tampinava, essendo uscito in autonomia dal drappello degli inseguitori.

Primo Josef Cerny quindi, con 18″ su Campenaerts, 26″ su Mosca (un terzo pieno di rimpianti), Clarke, Keisse e Armée, 1’10” su Torres, Pellaud, Carboni e Dowsett. Il gruppo è arrivato dopo 10′ abbondanti, con tanto di tentativo accennato da Geoghegan Hart di guadagnare un buchetto da un paio di secondi in dirittura d’arrivo. Tentativo non riuscito.

La classifica generale non cambia per nulla, Wilco Kelderman (Sunweb) è sempre in rosa con 12″ sul compagno Jai Hindley, 15″ su Tao Geoghegan Hart (Ineos-Grenadiers), 1’19” su Pello Bilbao (Bahrain-McLaren), 2’16” su João Almeida (Deceuninck), 3’59” su Jakob Fuglsang (Astana), 5’40” su Patrick Konrad (Bora) , 5’47” su Vincenzo Nibali (Trek), 6’46” su Fausto Masnada (Deceuninck), 7’28” su Rafal Majka (Bora), 7’43” su Hermann Pernsteiner (Bahrain) e 9’34” su Domenico Pozzovivo (NTT); per passare al 13esimo, Sergio Samitier (Movistar), c’è una voragine e si va a un distacco di 26’12”.

Domani qualcosa cambierà per forza, invece: la 20esima tappa porterà il gruppo da Alba a Sestrière, ultima sfida di montagna, che non sarà quella che sarebbe stata con Agnello, Izoard e Monginevro, ma pazienza, facciamo che ci accontentiamo. Saranno 190 km, si scalerà per tre volte per l’appunto il Sestrière, l’ultima volta fino all’arrivo. Tao (e magari Bilbao) proveranno a smontare il meccanismo Sunweb; Kelderman e Hindley vedranno di difendere le rispettive, brillantissime, posizioni. Se resteranno solo pochi secondi a ballare, ci sarà pur sempre la crono milanese per vergare le sentenze definitive di questo bizzarro Giro autunnale.

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