Michael Woods vince alla Vuelta a España © EF Pro Cycling
Michael Woods vince alla Vuelta a España © EF Pro Cycling

Woods vs Valverde, la vendetta è servita

Sul podio al Mondiale di Innsbruck, i due sono protagonisti della fuga nella 7a tappa Vuelta a España; il canadese gioca d’astuzia e vince, lo spagnolo è terzo. Carapaz resta in maglia rossa

La Vuelta a España 2020 è ripartita dopo il primo giorno di riposo con un’altra tappa abbastanza impegnativa in territorio basco: la partenza era dal capoluogo Vitoria-Gasteiz per arrivare poi a Villanueva de Valdegovía dopo 159.7 chilometri ed una doppia scalata Puerto de Orduña, salita lunga poco meno di 8 chilometri ma con una pendenza media del 7.7%. L’ultimo gran premio della montagna era posto a poco meno di 20 chilometri: la giornata si presentava quindi come ideale al buon esito di un’altra fuga da lontano, ma anche ad un po’ di selezione nel gruppo dei migliori, soprattutto nel caso in cui qualcuno dei principali favoriti si fosse ritrovato con le gambe un po’ imballate dal giorno di riposo.

La tappa è partita subito molto velocemente ed il primo uomo a cercare la fuga è stato ancora una volta Rémi Cavagna. Il francese della Deceuninck-QuickStep è partito da solo dopo 4 chilometri ed ha provato ad adottare la stessa tattica che aveva messo in atto anche domenica scorsa nei chilometri iniziali della 6a tappa: pur non avendo collaborazione, Cavagna ha infatti tirato dritto, spingendo a fondo sui pedali ma al tempo stesso restando pronto a rialzarsi nel momento in cui il plotone avesse dato il via libera ad un gruppo di contrattaccanti. Il problema per Cavagna è stato che tanti corridori hanno provato ad uscire dal gruppo maglia rossa, forse troppi visto che ogni volta da dietro c’è sempre stata reazione: dopo 20 chilometri di gara il francese teneva a fatica 20″ di vantaggio ed alla fine è stato riassorbito anche lui dopo una trentina di chilometri assieme ad un’altra dozzina di attaccanti.

La fuga buona ha iniziato a formarsi al chilometro 50 quando sono usciti dal gruppo 14 corridori tra cui l’americano Sepp Kuss, l’ex iridato Rui Costa e gli spagnoli José Joaquín Rojas e Alex Aranburu: il migliore in classifica generale era Kuss che aveva quasi dieci minuti di ritardo rispetto al leader Richard Carapaz e quindi non preoccupava la Ineos Grenadiers. Ma in un tratto di discesa e sulle prime rampe del Puerto de Orduña lo squadrone britannico ha perso un po’ il controllo della situazione: dal gruppo si sono infatti susseguiti numerosi attacchi e, approfittando della salita, hanno iniziato a muoversi anche uomini più pericolosi per la classifica generale. Al gran premio della montagna di prima categoria posto al chilometro 67.3 al comando della tappa c’era un drappello di 36 uomini con un vantaggio di 1’40” sul gruppo maglia rossa tirato con regolarità dalla Ineos.

Tra gli uomini di testa il migliore in classifica era Alejandro Valverde (Movistar), decimo a 3’00” da Carapaz che poteva godere della presenza di due compagni di squadra, ma approfittando di quei minuti di caos hanno attaccato anche George Bennett (Jumbo) che in classifica era a 3’22” e che ha trovato davanti Kuss e Martens, ma anche Mikel Nieve (Mitchelton) che doveva recuperare 3’28”, Kenny Elissonde (Trek) che partiva da 4’11” di ritardo e aveva due compagni con sé, Guillaume Martin (Cofidis) ed il veronese Davide Formolo (UAE), che era anche l’unico italiano lì davanti. Sebbene l’accordo tra 36 fuggitivi non potesse essere totale, davanti erano molti i corridori che lavoravano a fondo per favorire la buona riuscita di quest’azione, mentre dietro è stata sempre e solo la Ineos a gestire il ritardo dai primi: per svariati chilometri il gap è rimasto stabile attorno a 1’40” poi, complice una salitella non valida come gpm davanti, davanti hanno ripreso a guadagnare ed hanno portato il loro vantaggio a 2’20” a 60 chilometri dall’arrivo.

Ai meno 55 chilometri in testa alla corsa c’è stato l’allungo di Alejandro Valverde (Movistar) con Dorian Godon (AG2R La Mondiale) e Stan Dewulf (Lotto Soudal): il terzetto ha preso una ventina di secondi di vantaggio sui più diretti inseguitori, mentre in plotone tirato da Chris Froome era sempre segnalato a 2’20” circa. Questa mossa di Valverde è sembrata abbastanza insensata dal punto di vista tattico perché il murciano ha speso tante energie senza trarne beneficio visto che ha guadagnato solo 1″ di abbuono al traguardo volante e che gli altri fuggitivi si sono riportati su di lui all’inizio del tratto di discesa che precedeva il secondo passaggio sulla salita chiave di giornata, il Puerto de Orduña. Intanto in questa fase anche la Ineos ha accelerato da dietro, quasi dimezzando il ritardo nei confronti della fuga dove il francese Godon resisteva da solo al comando con una quindicina di secondi di margine sugli altri attaccanti: nel frattempo il vento ha causato anche alcuni frazionamenti in coda che hanno ridotto sensibilmente il numero di componenti del gruppo maglia rossa.

Sulle dure rampe del Puerto de Orduña c’è stata battaglia tra gli uomini di testa ed a circa 3 chilometri dal gran premio della montagna è stato il canadese Michael Woods (EF) a fare la differenza anche se nell’ultimo chilometro c’è stata una reazione alle sue spalle. Alla fine Woods ha scollinato a 19.3 chilometri dall’arrivo con una manciata di secondi di vantaggio su Alejandro Valverde, Guillaume Martin, Omar Fraile e Nans Peters, poco di più su un drappello con George Bennett e Sepp Kuss e circa 1’50” sul gruppo maglia rossa che è rimasto compatto ad una ventina lungo tutta l’ascesa complice anche il forte vento a tratti contrario; a Richard Carapaz era rimasto quindi il solo Andrey Amador per gestire i chilometri finali della tappa.

All’inizio della discesa Fraile, Martin, Peters, Valverde e Woods si sono ricompattati e, sebbene con una collaborazione non proprio ottimale, hanno dato il via ad un braccio di ferro con gruppetto inseguitore composto da Bennett, Kuss, Formolo, Rui Costa, Schelling, Aranburu, Nieve, Arensman, Storer ed Elissonde che era distante solo una quindicina di secondi. Se il quintetto di testa non è stato ripreso il merito è tutto delle trenate di Alejandro Valverde che ha tenuto alta l’andatura fiutando la possibilità di un buon recupero in classifica generale, ma negli ultimi 2000 metri è saltato ogni tipo di accordo tra i cinque battistrada: alla fine a trovare l’attacco giusto è stato il canadese Michael Woods che era quello rimasto più passivo negli ultimi chilometri e che ha piazzato la stoccata vincente a circa 1400 metri dal traguardo di Villanueva de Valdegovía.

Michael Woods, al secondo successo stagionale ed al secondo anche in carriera alla Vuelta, ha staccato Omar Fraile e Alejandro Valverde di 4″, Nans Peters e Guillaume Martin di 8″, e di 13″ il resto dei reduci della fuga con il nostro Davide Formolo decimo al traguardo; il gruppo maglia rossa è arrivato al traguardo abbastanza in controllo e con un ritardo di 56″ dal vincitore odierno. In classifica generale non è cambiato nulla nelle prime posizioni con Richard Carapaz al comando con 18″ su Hugh Carthy, 20″ su Dan Martin e 30″ su Primoz Roglic, mentre Alejandro Valverde è riuscito a guadagnare una sola posizione portandosi al 9° posto a 2’03” con George Bennett decimo a 2’39”.

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