Primoz Roglic vince sull'Alto de Moncalvillo © Photo Gómez Sport
Primoz Roglic vince sull'Alto de Moncalvillo © Photo Gómez Sport

A Moncalvillo Roglic pettina tutti

Vuelta a España, lo sloveno si prende l’arrivo in salita. Carapaz si difende e mantiene la maglia rossa

In una corsa poco ordinaria come la Vuelta a España, una delle poche certezze è la presenza di almeno una tappa unipuerto: oggi è proprio quel giorno in cui gli organizzatori “bloccano” la corsa, disegnando un percorso con un epilogo scontato. La Logroño-Alto de Moncalvillo di 164 km presenta il non complesso Puerto de la Rasa nella seconda parte del tracciato ma l’interesse è tutto rivolto all’ascesa conclusiva di 8.3 km al 9.2% di pendenza media, con un km centrale quasi al 15% fisso.

Tre non partenze, fra cui Dumoulin. Sette gli attaccanti di giornata
La mattinata si apre con ben tre non partenze, tutte di corridori attesi e/o con un ruolo importante: per una gastroenterite si è fermato il francese Kenny Elissonde, capitano della Trek-Segafredo e diciassettesimo in classifica; per motivi familiari Michal Golas è dovuto tornare in fretta in Polonia, lasciando così la Ineos Grenadiers della maglia rossa con soli sei elementi; complice una forma deficitaria Tom Dumoulin, d’accordo con il Team Jumbo-Visma, ha optato per abbandonare la carovana e iniziare già a lavorare in vista del 2021.

La frazione ha preso le mosse alle 13.09 e non sono mancati gli attacchi; quello buono nasce attorno al km 20 e vede la presenza del francese Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step), del portoghese Alberto Rui Costa (UAE Team Emirates), dell’australiano Robert Stannard (Mitchelton-Scott), del belga Stan Dewulf (Lotto Soudal), dell’australiano Benjamin Dyball (NTT Pro Cycling), del francese Julien Simon (Total Direct Energie) e dello spagnolo Ángel Madrazo (Burgos-BH).

La Caja Rural perde l’attimo e tenta un vano inseguimento, la Movistar aumenta l’andatura
Il gruppo lascia loro spazio e al km 30 il distacco è prossimo ai 3’30”, per poi salire a 4’40” al km 50 – in una prima ora affrontata dai sette a 45.2 km/h di media. La Ineos Grenadiers controlla la situazione, iniziando gli ultimi 80 km con 5′ di ritardo dagli attaccanti, in cui merita una menzione il solito Cavagna, che di fatto non manca occasione per mettersi in mostra. Il canottiere-triatleta-ciclista Cameron Wurf è l’incaricato dei britannici a lavorare in questi tratti pianeggianti e lo fa mantenendo un’andatura controllata, visto che il gap ai meno 60 km è sempre nell’ordine dei 5′; l’unica novità accaduta nel frattempo è merito della Caja Rural-Seguros RGA che, rimasta fuori dall’attacco, opta per mandare in avanscoperta, sfruttando un dentello ai meno 70 km, il colombiano Jhojan García e lo spagnolo Héctor Sáez.

Scorre via senza colpo ferire il traguardo volante di Jalón de Cameros (km 103.7), vinto da Dewulf, posto giusto ai piedi del Puerto de la Rasa dove succedono alcune cose interessanti: Sáez termina il proprio lavoro e si rialza, lasciando García a tentare un difficile inseguimento. Nel gruppo, invece, la Movistar prende le redini con Jorge Arcas, Carlos Verona e soprattutto Imanol Erviti, aumentando in maniera efficace il ritmo – ma a staccarsi, sulla salita di quasi 10 km al 5% sono solo pochi velocisti e gregari.

Gli spagnoli forzano in discesa, i battistrada ripresi ai piedi dell’ultima salita
Allo scollinamento del gpm di seconda categoria (km 113.8) Cavagna si prende i punti in palio; il plotone, che ha riassorbito García ad un paio di km dalla vetta ed è forte di oltre un centinaio di unità, transita dopo 2’30”. Più che la salita, è la discesa nella quale la formazione navarra fa la differenza: il veloce declivio provoca diverse fratture nel gruppo – in un momento si fa sorprendere dietro anche Hugh Carthy, ma il britannico riesce a riportarsi sotto – e una volta tornati in una sostanziale pianura ai meno 35 km attorno alla maglia rossa sono circa una sessantina scarsa, sette dei quali in maglia Movistar, con l’unica assenza di Erviti. Solo Amador, Sosa e Van Baarle per Carapaz, con Froome già abbondantemente distanziato.

A venir penalizzati dalla situazione sono gli attaccanti, che iniziano gli ultimi 30 km con soli 55″ e speranze pressoché azzerate di lottare per il successo. Subito dopo Madrazo non ce la fa più e si rialza mentre l’avventura degli altri sei dura fino al cartello dei meno 10 km, con l’eccezione di Dewulf e Dyball che, ultimi ad arrendersi, vengono riassorbiti ai meno 7.7 quando l’Alto de Moncalvillo è già iniziato.

Valverde ci prova ma Gesink lo blocca. Che ritmo di Woods!
Sono sempre i Movistar con Oliveira, Arcas e Verona a fare il passo nei primi km dell’ascesa, dove non manca la selezione da dietro: tra quanti perde terreno già nelle prime rampe vi è la coppia Davide Formolo. Protagonista ieri, Alejandro Valverde prende qualche metro ai meno 6.7 km, costringendo Roglic ad utilizzare Robert Gesink per bloccarne le velleità neppure 500 metri più tardi. Il neerlandese del Team Jumbo-Visma fa un bel ritmo sino al cartello dei meno 5 km, facendo staccare tra gli altri Andrey Amador e Mattia Cattaneo.

Il vero cambio di passo lo effettua Michael Woods: il vincitore di ieri, preso il testimone di Gesink, frantuma il gruppo. Sosa, De la Cruz, Grossschartner, Valverde, Soler, Gaudu, Nieve sono solo alcuni degli staccati, in un drappello che ai meno 4 km comprende, nell’ordine di posizionamento, Woods, Carthy, Carapaz, Roglic, Kuss, Martin, Mas, Chaves, Vlasov, Bennett, il sorprendente Champoussin e Poels.

Carthy parte con Kuss a ruota, Roglic e Carapaz si sfidano
Woods si sposta ai meno 3.6 km dando il là allo scatto di Hugh Carthy: solo Sepp Kuss lo tiene, restando passivo a sua ruota piuttosto che andare dietro a lavorare per Roglic, il quale si trova con Carapaz, Mas e Poels anche alle spalle di pochi metri rispetto a Martin e Vlasov. Tuttavia, quando la maglia rossa lavora, la velocità aumenta e il tentativo di Carthy e Kuss viene annullato ai meno 2.6 km. Lo statunitense, però, insiste, diventando di fatto un punto d’appoggio per il subitaneo scatto di Carapaz: con l’ecuadoriano resta solo Roglic mentre alle loro spalle si forma la coppia Carthy-Martin.

I due dietro collaborano, i due davanti un po’ meno, perché Roglic è alquanto titubante. E questo favorisce il rientro ai meno 1.8 km prima di Carthy, poi di Martin quindi di Vlasov; lontano in classifica, il russo beneficia del marcamento altrui e parte in contropiede, guadagnando spazio prima di una terribile rampa al 13%. Quando la strada spiana, attorno ai meno 1.3 km, Roglic attacca: lo sloveno riesce non solo a prendere Vlasov quanto a staccare gli altri, Carapaz compreso. Contorcendosi sui pedali, l’ecuadoriano recupera sotto l’arco dell’ultimo km, provando anche la vendetta.

Lo sloveno prende e se ne va, l’ecuadoriano si difende bene
Il secondo del Tour 2020 non ci sta e ai meno 700 metri piazza una stoccata secca, che risulta quella vincente. Proseguendo a tutta, il capitano del Team Jumbo-Visma guadagna ancora spazio, conquistando la seconda affermazione in questa sua Vuelta. Sono 13 i secondi che Primoz Roglic riesce ad affibbiare a Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), che si salva alla grande in un arrivo complesso.

Il medesimo discorso vale per Daniel Martin (Israel Start-Up Nation), terzo a 19″. Seguono Aleksander Vlasov (Astana Pro Team) a 25″, un affaticato Hugh Carthy (EF Pro Cycling) a 33″, Wout Poels (Bahrain-McLaren) a 35″, un deludente Enric Mas (Movistar Team) a 54″ assieme a Sepp Kuss (Team Jumbo-Visma), uno spento Esteban Chaves (Mitchelton-Scott) a 1’33” e un super Clément Champoussin (AG2R La Mondiale) a 1’37”, davanti di 2″ rispetto ad Alejandro Valverde e a Mikel Nieve.

Carapaz resta leader, domani occasione per i velocisti
In classifica Richard Carapaz difende il primato: l’ecuadoriano indossa la maglia rossa con 13″ su Primoz Roglic, 28″ su Daniel Martin, 44″ su Hugh Carthy. Più distanti gli altri: Enric Mas è a 1’54”, Felix Grossschartner ed Esteban Chaves a 3’28”, Alejandro Valverde a 3’35”, Marc Soler a 3’40” e Wout Poels a 3’47”.

Domani i velocisti possono finalmente sorridere, in una delle pochissime frazioni loro dedicate: la Castrillo del Val-Aguilar de Campoo di 157.7 km non presenta il minimo gpm. Gli sprinter dovranno comunque stare attenti al finale, con un rettilineo di 300 metri raggiunto dopo un paio di infide semicurve.

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