Una gara giovanile in Gran Bretagna © British Cycling
Una gara giovanile in Gran Bretagna © British Cycling

2 miliardi di sterline per i ciclisti britannici: capito?

L’avveniristico piano governativo di Boris Johnson prevede investimenti senza precedenti sulla ciclabilità. British Cycling fa eco con le sue iniziative: ed ecco come verranno fuori i campioni del 2030…

Quando ci si chiede quali siano le ragioni che sottostanno alla spaventosa crescita del ciclismo professionistico britannico, si tende a guardare la punta dell’iceberg, ovvero il Team Ineos (già Team Sky), eppure bisognerebbe allargare – e non poco – lo sguardo. Si scoprirebbe che la Gran Bretagna è diventata da tempo una nazione di pedalatori, e che sempre più si muove nella direzione della ciclabilità, a discapito dell’uso dell’automobile. Mettere in bici le persone pare diventata la nuova imprescindibile missione di tutti i premier che si sono succeduti negli ultimi lustri a Downing Street, e Boris Johnson in tal senso vuol battere tutti i record: già da sindaco di Londra fu un grande sostenitore della ciclabilità, quest’anno poi da primo ministro ha varato un piano da due miliardi di sterline in favore della mobilità leggera. Avete letto bene, due miliardi di sterline.

I primi fondi sono stati messi a disposizione delle municipalità nei mesi scorsi, e proprio in questi giorni altri 175 milioni sono stati sbloccati per andare a finanziare progetti di chiusure al traffico automobilistico di determinate aree urbane (in particolare intorno alle scuole), di realizzazione di piste ciclabili segregate rispetto al traffico veicolare, di migliorie e ampliamenti dei marciapiedi (il piano del governo riguarda anche i pedoni). L’obiettivo è far pedalare in sicurezza i cittadini, ed è rilevante che un grosso ambito degli interventi riguardi proprio i più piccoli: per i progetti attivati già nei mesi scorsi i risultati sono clamorosi: +51% di ragazzini che usano la bici per andare a scuola.

Ora, è sin troppo facile fare 2+2 e pensare che il bacino da cui pescare i campioni del domani si allarghi a dismisura proprio con misure del genere. Come dire che le attività delle federazioni hanno bisogno del necessario supporto di politiche legate alla mobilità, e i due aspetti sono sempre più interconnessi. Coi due miliardi del governo britannico saranno sicuramente varate infrastrutture avveniristiche, da qualche parte nel Regno Unito; ma è indubitabile che ad avere l’impatto maggiore sulla vita dei cittadini saranno proprio le “misure di quartiere”, ovvero quelle che vanno a incidere direttamente sulla quotidianità degli spostamenti. Più sicurezza, più biciclette in circolazione, in definitiva più ciclismo sano, meno inquinamento, meno malattie cardiovascolari, meno stress da traffico. E dietro l’angolo, mastodontici investimenti (si parla di oltre 27 miliardi di sterline!) per ristrutturare l’intera rete viaria e autostradale del Paese: inutile sottolineare che le migliorie che verranno attuate prevederanno grandi attenzioni anche per la ciclabilità. Insomma, per rimettersi in moto dopo la pandemia, la Gran Bretagna punta forte sulle biciclette.

E i britannici come reagiscono a tali misure? Stando agli ultimi sondaggi, l’80% dei sudditi di Elisabetta sono concordi con l’idea di limitare il traffico veicolare, e i due terzi esultano al pensiero che i fondi governativi vengano riallocati in favore della ciclabilità. Sembra il paradiso. Oltre a infrastrutture e misure legate al traffico, sono già state attivate diverse campagne promozionali che invitano i bimbi a usare la bici per andare a scuola. Come si fa a non pensare che, a cascata e sempre più, il futuro sia dalla loro parte, se pensiamo al ciclismo agonistico del 2030?

 

La nuova iniziativa di British Cycling per il ciclismo giovanile
Anche perché, e veniamo al secondo aspetto di questo nostro approfondimento, British Cycling, ovvero la federciclo UK, non se ne sta con le mani in mano. È di oggi l’annuncio dell’introduzione di un nuovo status per le squadre giovanili: dal prossimo anno nel sistema britannico ci saranno gli Elite Development Team, che saranno una via di mezzo tra le attuali squadre dilettantistiche locali e gli internazionali team Continental. BC invita tutti i team giovanili del regno (maschili e femminili) a fare richiesta per ricevere il nuovo status. Dovranno naturalmente soddisfare determinati criteri, a partire dal numero di ragazzi arruolati in squadra, proseguendo con le facilitazioni che i team stessi potranno fornire ai giovani pedalatori, in termini di spese per le trasferte, equipaggiamenti, allenamenti di qualità.

Per i team interessati, quindi, si tratterà di un notevole esborso. Chi glielo fa fare? Basta cambiare il termine, da “esborso” a “investimento”, e le cose assumono altri contorni: Elite Development Team (EDT) sarà infatti un vero e proprio marchio che potrà essere esibito a riprova di qualità e rilevanza a livello nazionale; British Cycling darà visibilità a questi team attraverso i suoi canali digitali e social, e darà a tali squadre il diritto di partecipare a tutta una serie di gare nazionali; inoltre saranno predisposti corsi di formazione e workshop per gli staff. Insomma una vera e propria professionalizzazione. Ergo, il team manager di turno avrà in mano un prodotto di maggior valore da poter “rivendere” agli sponsor, i quali saranno quindi invogliati a investire maggiormente sulle squadre EDT. Il ciclo si compie, il progetto ha la sua sostenibilità. Ne vedremo e giudicheremo i risultati già nei prossimi anni.

Da questi esempi virtuosi sarebbe facilissimo prendere spunto per invitare governo, amministrazioni, enti sportivi italiani a seguire la strada tracciata in una maniera così strutturata. Pur nella consapevolezza che i traguardi già raggiunti in Gran Bretagna sono ancora molto lontani da noi, sia sul piano della qualità che su quello della quantità, val la pena insistere, tenere il punto, spingere chi muove le leve del potere a fare i conti con le legittime, giustificate, sante esigenze di chi va in bicicletta; di chi ci è sempre andato; di chi potrà iniziare ad andarci domani, se arriverà finalmente il tanto auspicato cambio di rotta.

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