Philippe Lannes © Apres-vente-auto.com
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Philippe Lannes, un padre padrone negli anni ’20

Il capo della Delko fa e disfa. I suoi corridori ottengono risultati, ma i suoi metodi fanno discutere: alcuni ciclisti lo denunciano per stipendi non pagati e maltrattamenti, gli sponsor scappano (Nippo in testa)

Chi è Philippe Lannes e perché il ciclismo francese parla molto di lui? Fino a un anno fa (o poco meno) era il capo della Delko, società (potremmo dire franchising) di garage/officine attiva in Francia, nonché per quattro anni sponsor di una Professional di ciclismo, la squadra storicamente legata alla città di Marsiglia e ultimamente anche alla regione della Provenza, entrambe (Marseille e Provence) patrocinatrici del team. Al quinto anno – parliamo dell’inizio del 2020 – la sponsorizzazione di Delko si è evoluta, di fatto, nell’acquisizione del team da parte di Lannes, il quale ha rilevato la presidenza della società di gestione, la Rainbow Pro Cycling, sostituendo lo storico patron Frédéric Rostaing, il quale, dopo il passaggio di consegne, è sparito nel nulla, mediaticamente parlando (ovvero: non ha rilasciato alcuna dichiarazione in questa stagione).

Ora, Philippe Lannes si è reso protagonista in questo 2020 di tutta una serie di atteggiamenti che gli hanno a dir poco alienato l’empatia di tutta una serie di partner, comprendendo nel novero corridori, rappresentanti dello staff, cosponsor, enti di vario genere che hanno attinenza col ciclismo francese. Il primo dissidio scoperto pare essere stato quello con Robert Hunter, ex pro sudafricano (vinse una tappa al Tour) che nel frattempo è diventato procuratore di corridori e intermediario di affari ciclistici: come ad esempio quello che ha portato la Nippo, “orfana” della sponsorizzazione con il team italiano della Vini Fantini, in chiusura a fine 2019, a sposare il progetto Delko-Marseille-Provence un anno fa. Hunter avrebbe dovuto essere premiato con una commissione che non fu mai corrisposta da Lannes, ragion per cui l’africano adì vie legali, suscitando le ire dell’uomo d’affari transalpino. Il quale, a quanto trapela, “se l’è scontata” coi corridori seguiti dallo stesso Hunter e minacciati (da Lannes) di essere messi alla porta se non avessero cambiato agente.

Sempre collegato alla sponsorizzazione Nippo pare essere il trattamento riservato al giapponese Atsushi Oka, letteralmente cacciato di casa dalla foresteria in cui gli atleti “fuori sede” passano parte della stagione in Francia: pare che il ragazzo sia stato messo alla porta con decorrenza di pochi minuti, tanto che, una volta rimpatriato dall’oggi al domani, si è pure reso conto di aver dimenticato parte dei suoi effetti personali a Marsiglia. Perché tanto accanimento? Perché la Nippo, dopo che i suoi rappresentanti avevano cozzato coi metodi di Lannes, aveva anticipato di voler ritirare la sponsorizzazione nel 2021 (senza penali da pagare, dato che il contratto che la legava al sodalizio era annuale).

Ora anche altri sponsor si tirano fuori: la Regione Provenza fa sapere che non si riconosce nella piega che ha preso il team, e pure la città di Marsiglia prende tempo, nell’attesa di trovare un modo acconcio di proseguire questa partnership sempre più scottante. Di fatto viene a mancare al team il radicamento territoriale.

E poi ci sono i problemi di Lannes con le istituzioni ciclistiche (riassunti in un recente articolo del giornale La Provence): il sindacato dei corridori francese ha interessato la Lega Nazionale ciclistica transalpina perché intervenga in seguito a una serie di denunce che sono arrivate da alcuni atleti del team, i quali hanno raccontato di vessazioni morali e pure materiali: maltrattamenti psicologici che hanno lasciato il segno in alcuni, e mancati pagamenti di altri corridori che sicuramente possono portare a provvedimenti seri da parte delle citate istituzioni, anche se Lannes assicura che il suo club abbia tutta la sostenibilità del mondo per portare a termine la sponsorizzazione nel prossimo biennio.

Sarà chi di dovere a stabilire se possa essere configurato come vero e proprio mobbing quel che Lannes ha perpetrato ai suoi stessi corridori, o se non sia derubricabile a un “semplice” eccesso di  bastone nella più classica delle dicotomie con la carota: e sì, perché in ogni caso i medoti del burbero Philippe hanno prodotto comunque qualche risultato, visto che in questo 2020 non sono mancate vittorie e piazzamenti di pregio da parte dei corridori della Nippo Delko One Provence, ben più che nelle precedenti stagioni.

Per il 2021 il mercato del team punta su diversi giovani messi sotto contratto, resta da vedere se lo staff (da cui ad esempio si è ultimamente defilato – appena pochi mesi dopo essere stato ingaggiato – Sean Yates, turbato dai modi di Lannes) seguirà il team manager sul piano di una policy di terra bruciata intorno (contro tutto e tutti!), o se non ritenga che l’obiettivo di essere invitati prima o poi al Tour de France non sia sempre meno percorribile stanti gli attuali chiari di luna. In squadra sono presenti anche tre italiani, Alessandro Fedeli, Mauro Finetto e Riccardo Minali; quest’ultimo nel 2020 non dovrebbe essere confermato, chissà come se la passeranno gli altri due.

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