Vanthourenhout primo a Tabor © Sporza
Vanthourenhout primo a Tabor © Sporza

Keyser Sauzen? È Michael Vanthourenhout

Da seconda punta a figura ingombrante: Michael Vanthourenhout surclassa anche Iserbyt in Coppa del Mondo a Tabor. E Van Aert, per ora, è terzo

Il cosidetto “salto di qualità”: è quando un atleta di già alto livello, presto o tardi, comincia ad assaporare il successo. Quando avviene, spesso, non è un episodio isolato, ne si torna indietro: e così nelle ultime due settimane Michael Vanthourenhout ha dimostrato di poter essere più di un outsider, e nell’ultimo challenge a esordire in questa stagione, la Coppa del Mondo con la classica prova ceca di Tabor, ha dato prova di essere, almeno per il momento, l’uomo più in forma tra tutti i contendenti al maschile, dopo aver dato già due dimostrazioni di alto livello al Superprestige e nell’X20 Trofee nelle ultime prove.
Uno scenario abbastanza scomodo per Eli Iserbyt, che pur comanda saldamente negli altri due challenge e che potrebbe anche lasciare in secondo piano la Coppa del Mondo, quest’anno ridotta a sole 5 prove. Ma considerando il modo in cui è scaturita la vittoria del suo compagno biondissimo oggi, una vera e propria umiliazione, e le vecchie ruggini tra i due (ricordate quando esattamente un anno fa a Kortrijk Vanthourenhout schiaffeggiò Iserbyt in gara perché si era distratto al momento dell’attacco di Van Der Poel?) , non è detto che questa situazione si risolverà in maniera serena.
Sul contorno, l’interesse di questo weekend era principalmente per il ritorno di due grandi protagonisti in scena: uno è Wout Van Aert, il quale non ha tradito le attese, presentandosi pronto e protagonista, e anche oggi meritatamente a podio e con qualche tonnellata di acido lattico accumulata da convertire in recuperato. L’altro era Tom Pidcock, apparso molto più in ritardo e appannato: al di là del piazzamento finale, un 17esimo posto, fa un po’ specie il numero di volte in cui è finito goffamente per terra, per assenza di lucidità.

Pauwels Sauzen perfetta in chiave tattica
Sin dal primo giro la gara si è definita per bene, con un gruppo al comando di 9 contendenti che andava a definirsi, diventati poi 8 per una rovinosa caduta del campione belga Laurens Sweeck, cappottatosi sugli ostacoli (collocati oggi in maniera molto interessante, su un tratto in salita, e risultati decisivi per la prova): ci è voluto un po’ a Sweeck per recuperare dalla frustata sulla schiena, per poi ripartire e concludere con un buon 14esimo posto tutto sommato. Negli 8 rimasti grande equilibrio tattico: Vanthourenhout e Iserbyt per la Pauwels Sauzen, Van Der Haar e Aerts per la Telenet Baloise, Van Kessel ed Hermans per la Tormans, nonché Daan Soete e Wout Van Aert, che notoriamente fa squadra a sè.
Dietro, cercavano di inseguire Tom Pidcock e un buon Jakob Dorigoni, il quale pur calando come spesso gli capita terminerà con un discreto 15esimo posto la prova. Con loro, anche il giovane svizzero Kevin Kühn che dimostrerà più fondo terminando nono.
Ma tornando davanti, la prima metà di gara scorre regolare, finché l’attesa tattica Pauwels vista nelle ultime gare si concretizza, con Vanthourenhout che scatta in là senza nessuno che insegua: tutti, difatti, attendono Wout Van Aert.

Iserbyt incalza, Van Aert dimostra tenuta
L’ex-campione del mondo, come prevedibile, si mette in testa un giro, ma non guadagna: dopotutto è quello con più acido di tutti nelle gambe. Comprendendo che la questione vittoria resta un affare tra sé e il compagno di squadra, Iserbyt rompe gli indugi e nel terz’ultimo giro stacca per ultimi Aerts e Van Aert senza apparente difficoltà, andando a riprendere il compagno.
Mentre Toon Aerts, in attesa di percorsi meno veloci e più fangosi, continua praticamente al gancio, Van Aert dimostra comunque una condizione crescente e fa sentire la sua pressione negli ultimi due giri, inseguendo a 10″ col titolare di Coppa in carica a ruota.
È un buon pretesto per Vanthourenhout per alzare l’andatura nell’ultimo giro: la progressione appare irresistibile anche per Iserbyt, che cede definitivamente dopo gli ostacoli al miglior Vanthourenhout visto finora (dopo suo cugino Sven, ovviamente). Iserbyt paga 5″, Van Aert giunge terzo a 12″ (tenendo aperta la possibilità di competere per la Coppa), ed Aerts a 18″. Il “solito” Lars Van Der Haar in versione fondista si piazza quinto a 21″, mentre bisogna attendere 51″ per Corné Van Kessel, 1’01” per Hermans ed 1’05” per Soete.

Under 23: senza fiamminghi dominio britannico
Nella corsa élite c’era da registrare anche il rientro a livello internazionale per Gioele Bertolini dopo il terribile incidente in mountain bike ad agosto, con un 23esimo posto a 3’10”: preceduto di non molto Nicolas Samparisi 25esimo a 3’45”, mentre Lorenzo Samparisi è giunto penultimo a un giro.
Nella prova maschile under 23, in assenza di belgi e olandesi, son stati i britannici a rendersi protagonisti con uno degli elementi più interessanti visti a inizio stagione, Tomas Mein, vincitore in solitaria. Il secondo posto è andato al connazionale Cameron Mason a 31″, il quale ha preceduto al traguardo lo spagnolo Ivan Feijoo Alberte e lo svizzero Louis Roullier nel vivaio dell’Alpecin-Fenix. Gli azzurri presenti erano Samuele Leone, 12esimo a 2’18”, e Federico Ceolin, 24esimo a 4’30”.

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