Davide Ballerini conquista alla grande la Omloop Het Nieuwsblad © Getty Images
Davide Ballerini conquista alla grande la Omloop Het Nieuwsblad © Getty Images

Het Nieuwsblad, l’urlo più bello è quello di Ballerini

Si chiude con un corposo sprint la prima classica fiamminga dell’anno: stravince Davide su Stewart e Vanmarcke, bene Trentin (e pure Moscon); Alaphilippe ci prova ma rimbalza

Si presentava al via con tutte le credenziali del caso, ma da lì a vincere ce ne passa. Vincere la corsa fiamminga nella quale il primo nome italiano nell’albo d’oro, nel 1995, è identico al suo, poi dà quasi un’idea di predestinazione. Sia come sia, Davide Ballerini apre il personale palmarès del suo nord mettendo tutti in fila alla Omloop Het Nieuwsblad, prima classica stagionale belga che ci ha regalato i soliti ingredienti delle gare di quest’angolo di mondo: battaglia, sudore, sangue, attacchi, cadute, rimbalzi, guai meccanici, colpi di scena uno dietro l’altro, e alla fine vince sempre un corridore della Deceuninck…

A parte le battute, Ballerini ha esibito quest’anno un salto di qualità che fa sembrare quasi normale la sua vittoria odierna, la quinta italiana in questa corsa dopo l’omonimo Franco 26 anni fa, e poi Bartoli 2001, Pozzato 2007 e Paolini 2013. Una corsa da sempre ostica per i nostri, ma Davide si trova senza dubbio nell’ensemble giusto per far valere le proprie carte: quale altra squadra del resto può presentarsi in superiorità numerica in qualsiasi gruppetto si venga a formare strada facendo, e oltre a ciò può pure spendere un Campione del Mondo in un’azione diversiva dalla media distanza?

Per i colori italiani non c’è solo la vittoria di Ballerini: vanno aggiunte le belle prestazioni di Matteo Trentin (peraltro in top ten alla fine) e di un inatteso Gianni Moscon, che ha scelto il Muur (nientemeno) per dare un lampo dei suoi. Chissà quanto promettente per il prosieguo: speriamo lo sia tanto!

201 km da Gent a Ninove, 9 settori di pavé e 13 muri da affrontare, e al km 5 era già in marcia una fuga a cinque con Ryan Gibbons (UAE-Emirates), Yevgeniy Fedorov (Astana-Premier Tech), Kenny De Ketele (Sport Vlaanderen-Baloise), Bert De Backer (B&B Hotels p/b KTM) e Matis Louvel (Arkéa Samsic), vantaggio massimo di 8’30” al km 35, poi un graduale, naturale appassimento del margine. Si son dovuti comunque aspettare gli 80 km al traguardo per vedere il gruppo entrare nella mentalità della battaglia vera. Una caduta ha coinvolto senza gravi conseguenze Greg Van Avermaet (AG2R Citroën) e ovviamente Sep Vanmarcke (Israel Start-Up Nation), poi sul muro di Hostellerie ai -73 Kasper Asgreen (Deceuninck-Quick Step) ha messo il musetto davanti al gruppo, dando il la a una serie di tentativi di contropiede, unico concretizzatosi quello di Jonas Rutsch (EF Education-Nippo) ai -69.

Il tedesco si è fatto una quindicina abbondante di chilometri al vento, ma gli è rimasto un minuto di troppo per chiudere sui battistrada, ed è stato mestamente ripreso ai -52, quando il gruppo era appena stato selezionato da un paio di cadute, la seconda delle quali aveva coinvolto tra gli altri Sonny Colbrelli (Bahrain-Victorious), Oliviero Troia (UAE) e Marcus Burghardt (Bora-Hansgrohe); in tema di ruzzoloni, spettacolare la scivolata di Yves Lampaert (Deceuninck) all’ingresso sul pavé di Holleweg ai -52.

Prima ancora che i fuggitivi venissero ripresi, due giovanotti sono usciti dal gruppo principale: lo svizzero Johan Jacobs (Movistar) e l’atteso Olav Kooij (Jumbo-Visma), veloce olandese appena 19enne. Negli stessi istanti Edoardo Affini, compagno di Kooij, veniva appiedato da una caduta.

Il Molenberg ai -43 ha chiamato finalmente all’azione alcuni dei nomi più attesi: il primo forcing l’ha espresso Matteo Trentin (UAE), suscitando la risposta di Julian Alaphilippe (Deceuninck) coi compagni Davide Ballerini e Zdenek Stybar, e poi Greg Van Avermaet, Sep Vanmarcke, Arjen Livyns (Bingoal-Wallonie Bruxelles), Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits), Michael Gogl (Qhubeka Assos), e il drappello si è compattato con tutti quelli che erano davanti, sia i 5 fuggitivi del mattino che i due freschi contrattaccanti. Da dietro hanno ancora provato a rifarsi sotto Kevin Geniets (Groupama-FDJ) e Thomas Pidcock (Ineos Grenadiers), e ci sono in effetti riusciti ai -38.

Il drappello, poco meno di 15, ha trovato in fretta una ragione d’esistere, e la collaborazione ha tagliato fuori chi non era riuscito ad accodarsi, su tutti Trek-Segafredo (col campione uscente Jasper Stuyven) e Lotto Soudal. Mezzo minuto messo presto in cascina, ed è stato sul Berendries ai -32 che uno dei protagonisti più attesi ha messo il carico a bastoni: Julian Alaphilippe se n’è andato, e tra gamba piena e qualche metro di dietromoto (un classico in Belgio), ha fatto mezzo vuoto. Il più lesto a reagire è stato Pidcock, con Laporte, ma l’azione dei due non ha prodotto il risultato sperato, sicché da dietro son rientrati Ballerini e Stybar (stopper pro Julian) con Trentin, Van Avermaet, Vanmarcke, Geniets, Gogl, Jacobs e i clamorosi Fedorov e Livyns, ancora reduci dalla fuga.

Ai -27 momento di distrazione per Stybar, che si è arrotato con Trentin (danneggiando peraltro il cambio di Matteo, che successivamente ha dovuto far intervenire ripetutamente il meccanico dall’ammiraglia) ed è finito giù, rimettendo le cose in maniera più equilibrata dal punto di vista delle forze in campo. Anche perché per la Deceuninck c’era da fare i conti con un inatteso rimbalzo di Alaphilippe, il quale dopo aver avuto fino a mezzo minuto di margine (scarso), si è ritrovato ingolfato, perdendo brillantezza e quindi secondi, e facendosi rimettere nel mirino dai primi inseguitori; e a loro volta i primi inseguitori si facevano rimettere nel mirino dal gruppo che, dietro, non aveva certo mollato.

Sicché proprio ai piedi del Muur, ai -18, c’è stato il ricongiungimento generale: i secondi hanno preso il primo, e i terzi hanno preso tutti quanti. 0-0 e palla al centro.

Sulla salita più mitica delle Fiandre, un po’ a sorpresa, ha preso in mano la situazione Gianni Moscon (Ineos), e per la serie “guarda chi si rivede” il trentino ha messo tutti alla frusta, ma anche di più: li ha proprio tutti staccati di ruota. Moscon è scollinato con pochissimi secondi di margine su Iván García Cortina (Movistar) che apriva la schiera degli inseguitori. Sulla discesa ha allungato per un attimo Oliver Naesen (AG2R), ma il resto del gruppo dei big non è rimasto a guardare. Dieci secondi per il redivivo noneso, ma sul Bosberg (ai -13) la sua azione si è conclusa: ripreso.

Essendo il Bosberg l’ultimo muro di giornata, e uscendone insieme un drappellone di oltre 40 uomini contenente peraltro tutta una serie di ruote molto veloci, l’epilogo era a quel punto già scritto. E nessuno ha tentato (o potuto tentare) una mossa d’anticipo per mettere in scacco chi attendeva la volata. Lotta fra treni, poi ai 1500 metri una foratura ha fatto fuori Alexander Kristoff (UAE) e contemporaneamente una caduta ha spento le speranze di Andrea Pasqualon (Intermarché-Wanty-Gobert Materiaux).

Il finale è stato tutto Deceuninck (e Alaphilippe aveva lavorato pure parecchio negli ultimi chilometri): Asgreen ha passato il testimone a Florian Sénéchal il quale ha pilotato alla perfezione Davide Ballerini nel tortuoso chilometro conclusivo che presentava una curva dietro l’altra. E l’italiano non ha fallito: con Vanmarcke a ruota e Philippe Gilbert (Lotto Soudal) che pure provava a far valere il proprio spunto, in pratica non c’è stata partita, troppo più veloce il canturino, che ha inanellato la terza vittoria in cinque giorni di gara nel 2021 (le prime due al Tour de la Provence). Alle spalle di Ballerini si sono accomodati Jake Stewart, sorprendente 21enne della Groupama, Vanmarcke (che questa corsa la vinse nel 2012 su un certo Tom Boonen) e poi, appena giù dal podio, Heinrich Haussler (Bahrain), seguito da Gilbert, Alex Aranburu (Astana), Sénéchal, Trentin, Geniets e Nils Politt (Bora).

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