Cees Bol vince ad Amilly © Team DSM
Cees Bol vince ad Amilly © Team DSM

Bol si presenta al gran ballo dei velocisti

Parigi-Nizza, la seconda volata è per l’olandese su Pedersen e Matthews che prende la maglia gialla. Ventagli e cadute prima dell’epilogo veloce, domani cronometro

Cees che si pronuncia Kees, Bol che da tempo aspettavamo a un successo di rilievo, praticamente uno dei nuovi velocisti sulla scena del ciclismo di vertice, rappresentante di quella fucina di giovani forzuti che è il Team DSM, già noto come Sunweb. Una vittoria netta e bella, nel giorno in cui né Bennett né Démare hanno trovato il bandolo del tortuoso finale, nel secondo appuntamento che la Parigi-Nizza ha riservato alle ruote veloci in apertura di lavori 2021. E se a vincere, sia ieri che oggi, sono altri, c’è pure un Michael Matthews che esulta per aver costruito, abbuono dopo abbuono, un primo posto in classifica che domani proverà (con quasi-zero chance di riuscita) a difendere nella crono che darà un primo forte indirizzo alla generale della Course au Soleil.

La tappa che visse tre volte, la seconda della Parigi-Nizza 2021, da Oinville-sur-Montcient ad Amilly di 188 km, apparentemente priva di qualsivoglia difficoltà. La prima versione della frazione è stata quella classica, coi due desesperados di turno in fuga da lontano, nel nostro caso Sander Armée (Qhubeka-Assos) e Dries De Bondt (Alpecin-Fenix), partiti al km 17, giunti al vantaggio massimo (4’20”) già al km 34, poi progressivamente riavvicinati dal plotone. Sapete, quel tipo di tappa in cui il massimo dell’adrenalina è Fabien Doubey (Total Direct Énergie) che va a sprintare per il terzo posto dell’unica côte di terza categoria sul tracciato, allungando così nella provvisorissima classifica dei Gpm (ieri era lui il desesperado in fuga, beneficiario di vari punti a pois).

Travolti da cotanto pathos, non ci aspettavamo di piombare nella seconda versione della tappa, quella dei ventagli: a 106 km dalla fine è stata la Trek-Segafredo a sferzare (lei e il vento) il gruppo, dividendolo in due e nel frattempo andando ad annullare la fuga ai -104. Tanto rumore per nulla, gruppo ricompattato ai -101; ad ogni buon conto, Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma) aveva trovato il modo di farsi intruppare nel secondo troncone. Perché lo specifichiamo? Perché più avanti, ai -70, quando è toccato alla Deceuninck-Quick Step riproporre il tema del ventaglio, di nuovo Kruij è rimasto attardato, nel secondo dei tre spezzoni che si son formati nell’occasione. Ma anche qui il brivido è stato di breve durata: dieci chilometri e poi di nuovo tutti insieme, pericolo scampato e gruppo che a questo punto, dopo tanta goliardia, si è di fatto fermato, rallentando che tanto non c’era alcuna fretta di arrivare ad Amilly, evidentemente.

Nel mezzo delle due sventagliate, l’abitudinario dei traguardi volanti ha vinto pure quello di Pussay (-97): Michael Matthews, intendiamo, già vivace ieri sugli sprint intermedi. Lo citiamo anche perché nella terza e definitiva versione della tappa si è fatto rivedere al secondo TV, a Bellegarde ai -32 (lo sprint in questo caso l’ha vinto il vecchio André Greipel della Israel, Bling ha fatto secondo). La caratteristica principale di queste tappe da volata è che ci sono molte cadute, tantopiù quando si va piano come nel finale oggi, e la gente si distrae. Subito dopo lo sprint di Bellegarde, per esempio è andato giù George Bennett (Jumbo), di testa, spaccando per fortuna il casco ma nient’altro (e rimanendo per di più piuttosto attonito). Ai -22 altro ruzzolone, giù in quattro, la peggio l’ha avuta Alexis Vuillermoz (Total), direttamente dalla corsa al ritiro con forti dolori al braccio sinistro, forse in qualche modo fratturato. E ancora ai -9 in coda al gruppo hanno assaggiato l’asfalto Gregor Mühlberger (Movistar) e Daniel Arroyave (EF Education-Nippo).

Dopo tali disavventure, si è infine arrivati in zona sprint, tutto un gira&svolta, un po’ di nervosismo, una caduta ai 1100 metri, Trek prima sull’ultima curva ai 450 metri ma un po’ lunga con Jasper Stuyven che non ha potuto tenere una velocità eccessiva nel lanciare Mads Pedersen; sicché, quando l’ex iridato è partito ai 100 metri, dalle sue spalle è contemporaneamente sbucato Cees Bol (DSM), spunto fortissimo che ha permesso al 25enne olandese di cogliere una vittoria plateale. Pedersen si è tenuto la piazza d’onore, Matthews è riuscito a inserirsi, sul traguardo che leggermente tirava, al terzo posto, il che significa altri 4″ d’abbuono da sommare ai 5″ già conquistati strada facendo, i quali sommati ai 5″ già presi ieri significano primo posto in classifica per l’australiano della BikeExchange.

Al quarto posto ha chiuso Bryan Coquard (B&B Hotels p/b KTM), solo quinto Sam Bennett (Deceuninck) in rimonta, poi John Degenkolb (Lotto Soudal), Pascal Ackermann (Bora-Hansgrohe), Phil Bauhaus (Bahrain-Victorious), Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix) e Rudy Barbier (Israel Start-Up Nation). Lontano lontano Giacomo Nizzolo (Qhubeka-Assos), primo italiano, 21esimo; addirittura non percepito Arnaud Démare (Groupama-FDJ), rallentato dalla caduta dell’ultimo chilometro e appena 69esimo alla fine.

Così cambia la classifica: Michael Matthews è il nuovo leader con 4″ su Pedersen, Bennett e Bol; seguono Démare a 8″, Greipel a 11″, Tiesj Benoot (DSM) a 12″ con Florian Vermeersch (Lotto), e poi tanti altri a 13″, a partire da Stuyven e Ben Swift (Ineos Grenadiers), nono e decimo. Domani a Gien saranno 14.4 i chilometri contro il tempo, prova sostanzialmente piatta con uno strappetto nei 300 metri che portano all’arrivo. Come scritto in apertura, Matthews si giocherà i suoi 2cents per provare a difendere la maglia gialla, ma da dietro incombono i veri favoriti della Parigi-Nizza, e tra loro un Primoz Roglic destinato a lasciar segni.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile