Un esausto Van Der Poel non riesce nemmeno a esultare, con Pogacar in avvicinamento a Castelfidardo © RCS
Un esausto Van Der Poel non riesce nemmeno a esultare, con Pogacar in avvicinamento a Castelfidardo © RCS

Il folle ciclismo dei nuovi Mostri

A Castelfidardo una delle battaglie più intense della storia della Tirreno-Adriatico e non solo: Van Der Poel vince dopo 50 km in solitaria, rintuzzando in extremis la rimonta di un sensazionale Pogacar

Come un anno fa, cioè non proprio come l’anno scorso a Loreto: se allora Van Der Poel aveva lottato con dei compagni di fuga battendoli nel finale, di tutt’altro tenore è la prestazione del fuoriclasse olandese, accompagnata da una prestazione altrettanto sensazionale del (sempre più) leader Tadej Pogacar, in una Castellalto-Castelfidardo da tregenda, 205 km dei quali la seconda parte senza un metro di pianura, su un circuito attorno a Castelfidardo che meriterebbe palcoscenici internazionali (negli anni ’90 da queste parti si disputava la Due Giorni Marchigana, poi ritornata sotto forma di corse dilettantistiche). Il tutto condito da un violento temporale e da vento di burrasca, che hanno acuito la sensazione di freddo oltre a mettere un po’ in difficoltà gli atleti in discesa. Entrambi, Pogacar e Van Der Poel, autori di prestazioni assolutamente non immaginabili nell’ottica di chi ha seguito il ciclismo negli ultimi 20 anni, tra attacchi da distanze siderali e azioni che non competerebbero al leader di classifica: inutile dire che il ribaltamento di questi paradigmi operato da talenti che si divertono in bicicletta non può che piacerci. Da matti.

La corsa già si anima in partenza con una fuga d’élite partita dopo svariati tentativi, con protagonisti Filippo Ganna (Ineos Granadiers), Davide Ballerini (Deceuninck – Quick Step), Pello Bilbao ( Bahrain – Victorius), Jonas Rickaert (Alpecin – Fenix) e Robert Stannard (Bike Exchange).  Ma la prova si infiamma da molto lontano, già al termine del primo dei quattro giri previsti: il gruppo si spezza in discesa, Mathieu Van Der Poel accenna già un primo forcing e davanti restano in pochi. Alza già bandiera bianca Jakob Fuglsang, mentre Julian Alaphilippe deve sacrificarsi per riportare sotto un distratto João Almeida.

Durante il secondo giro la corsa vive una fase piuttosto movimentata: molti dei big provano a portar fuori un gruppetto, i vari Pogacar, Bernal e Van Der Poel si muovono, tra gli altri, in prima persona. Ai -56 Egan Bernal si muove in salita, portando via un supergruppetto con Pogacar, Van Aert, Van Der Poel e Higuita. Si rialzano, e ai -52 Mathieu Van Der Poel scappa via in discesa quasi da fagiano, attaccando iconicamente con una barretta in bocca.

L’attacco solitario di Van Der Poel è quello decisivo: con la bagarre ormai in piedi da tempo nessuno ha interesse a spendersi per inseguire il treno olandese, abbondantemente fuori classifica. Dall’altra parte viene fuori una corsa ad eliminazione: nel gruppo tirato da Davide Formolo restano giusto una ventina di unità, a 41 km dall’arrivo Sergio Higuita va in crisi di fame e si stacca. Sul traguardo volante Van Aert rosicchia un secondo a Pogacar, ma dà l’impressione di averne meno dello sloveno e di patire particolarmente il freddo.

Nel terzo giro il gruppo maglia blu rallenta in maniera sensibile, tant è che Mentre Van Der Poel riesce a raggiungere un vantaggio di 3’30”, alcuni corridori riescono a rientrare, tra i quali Fabio Felline (Astana – Premier Tech) e Marc Soler (Movistar) che scattano in contropiede con Alessandro De Marchi (Israel Start Up Nation). È il preludio alla tempesta dell’ultimo giro, a 17 km dal termine Tadej Pogacar va via secco, Wout Van Aert è il primo inseguitore ma non ha la forza di rispondere all’attacco del leader della classifica. Nel corso dell’ultimo giro Pogacar salta Soler e Felline e diminuisce sensibilmente il gap con Van Der Poel, il quale appare particolarmente in crisi nell’ultimo giro: all’ultimo chilometro Pogacar lo vede, ma l’olandese conserva le energie residue per mantenere 10″ di vantaggio sul leader di classifica.
Wout Van Aert reagisce nel finale ed arriva a 49″, al quarto posto giunge Fabio Felline a 1’26”, migliore italiano e autore di una delle più belle prestazioni della sua carriera.

Egan Bernal conclude tutto sommato meglio di ieri, arrivando a 2’07” accompagnato da un sontuoso Davide Formolo in crescendo in vista delle Ardenne. Tim Wellens (Lotto Soudal) giunge a 2’18” con Alessandro De Marchi, con Mikel Landa a 2’25” e Matteo Fabbro a 2’45”. João Almeida accusa 4′, Vincenzo Nibali 4’20”, e ancor più lontani gli altri big.
La classifica è decisamente lunga, con Pogacar che ormai ha messo in cassaforte il successo finale con 1’15” su Van Aert. Sul terzo gradino del podio sale Mikel Landa a 3′, che dovrà difendersi nella crono di San Benedetto del Tronto da Egan Bernal a 3’30”; ottimo quinto posto per Matteo Fabbro a 3’54”, mentre Vincenzo Nibali è nono a 5’54”.

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