Maximilian Schachmann vince la Parigi-Nizza 2021
Maximilian Schachmann vince la Parigi-Nizza 2021

Roglic cade e capitola, Parigi-Nizza a Schachmann!

Imprevedibile finale di Course au Soleil: il leader va giù due volte, una di troppo, i suoi rivali ne approfittano e ribaltano la classifica. Vlasov e Izagirre sul podio col tedesco della Bora, tappa a Magnus Cort Nielsen

Chiariamolo subito: non è che se Primoz Roglic ieri avesse lasciato la vittoria a Gino Mäder, oggi i suoi avversari avrebbero avuto pietà di lui. Non è insomma una questione di simpatie e antipatie in gruppo se la Parigi-Nizza ha avuto un epilogo tanto clamoroso quanto crudele, e se il dominatore della settimana si è ritrovato in braghe di tela, per di più strappate: su entrambi i lati, ricordo di due cadute, la seconda delle quali gli ha di fatto scippato via la Course au Soleil che fino a stamattina era salda nelle sue mani.

A posteriori, possiamo anzi dire che Roglic aveva ragione ieri a non fare sconti, essendo l’imprevisto sempre dietro l’angolo, e particolarmente beffardo nei suoi confronti: metti da parte quanto più possibile quando è possibile, perché rischi di perdere tutto in un colpo solo. Valeva ieri con Primoz a braccia alzate, e vale oggi col vibrante ma sempre più mesto inseguimento dello sloveno, che nel finale è stato messo in mezzo e strabattuto. Ferito sul corpo, presto lasciato solo dai compagni (che avevano dato tutto nel tentativo di aiutarlo), minato nell’anima ma sempre orgogliosamente dignitoso di fronte ai rovesci, quelli che nella sua carriera non sono mancati mai, anche paradossali/plateali.

In tutto ciò festeggiano Magnus Cort Nielsen, vincitore della tappa finale, e soprattutto Maximilian Schachmann, che quasi quasi non ci credeva più e invece si ritrova la seconda Parigi-Nizza consecutiva nel palmarès. Come diciamo sempre: bisogna essere anche bravi a raccogliere i regali che la sorte ti fa, e lui e la sua Bora oggi sono stati impeccabili.

Ottava e ultima tappa della Parigi-Nizza, da Le Plan-du-Var e Levens per 92.7 km, circuito intorno alla Côte de Duranus, e partenza assai sincopata, con un tentativo di fuga dietro l’altro, tutti pertinacemente annullati dal gruppo, ma pure con qualche caduta eccellente: prima David Gaudu (Groupama-FDJ), destinato a ritirarsi; poi al km 22 Primoz Roglic: il leader della corsa ha picchiato sul fianco sinistro, aprendosi uno sbrego sui pantaloncini con ampia escoriazione sul gluteo, e ha perso un mezzo minuto, ma i suoi Jumbo-Visma l’hanno aspettato per scortarlo in forze, riportandolo in breve sulla coda del plotone. Un intoppo che ha macchiato quella che sarebbe stata una settimana perfetta per lo sloveno.

Al km 20, primo sprint intermedio di Levens, Lucas Hamilton (BikeExchange) si è preso un secondino di abbuono alle spalle di Aurélien Paret-Peintre (AG2R Citroën) e Krists Neilands (Israel Start-Up Nation), e grazie al bonus ha scavalcato Tiesj Benoot (DSM) al quinto posto della classifica virtuale. Batti e ribatti, la fuga è infine partita intorno al km 35 con Tim De Clercq (Deceuninck-Quick Step), Jonas Rutsch (EF Education-Nippo), Edward Theuns (Trek-Segafredo) e Sven Erik Bystrøm (UAE-Emirates), inseguiti da un secondo quartetto formato da Cees Bol (DSM), Stefano Oldani (Lotto Soudal), Warren Barguil (Arkéa-Samsic) e Johan Jacobs (Movistar). Quest’ultimo è stato però staccato prima ancora che gli altri tre si riportassero sui primi ai -49, comunque il gruppo – tirato dalla Bora-Hansgrohe di Maximilian Schachmann – era vicino e Laurens De Plus (Ineos) ha ben pensato di uscire in caccia solitaria, raggiungendo in breve i battistrada.

Brutto quarto d’ora per Alexey Lutsenko (Astana Premier Tech), caduto ai -48 andando a sbattere su un costone di roccia: tanto s’è fatto male il kazako da essere costretto al ritiro. Il suo compagno di squadra Luis León Sánchez ha proposto un paio di successivi allunghi, il primo sulla Duranus e il secondo (ai -40) sulla strada per Levens, e in questo caso con il campione nazionale spagnolo si sono mossi altri uomini, preoccupati che la fuga prendesse il largo (in quel momento il gap era cresciuto da 20 a 50″): Neilands e poi Dylan Teuns (Bahrain-Victorious), Michael Matthews (Bike Exchange), Matteo Trentin (UAE), Julien Bernard (Trek), Damien Touzé (AG2R), Simon Geschke (Cofidis, Solutions Crédits) e l’altro Astana Omar Fraile. 8 davanti e 9 dietro, 20″ tra i due gruppetti, plotone a un minutino quando mancavano, al passaggio dal traguardo, 35 km alla fine (Barguil ha vinto il secondo sprint intermedio).

Le posizioni si sono cristallizzate per qualche chilometro, poi ai -25 colpo di scena: gruppo diviso in due, Roglic dietro (caduto una seconda volta, e sbragatosi sul lato destro), Bora a tutta davanti e ritmo diventato indiavolato: se il ritardo dai battistrada era arrivato a 1’20” (contrattacco solitario di Rutsch negli stessi momenti), la corsa a questo punto prendeva una piega sfavorevole per i fuggitivi ma soprattutto per la maglia gialla. Fraile si è sfilato dal gruppo 2 e si è messo a disposizione di Aleksandr Vlasov, tirando insieme ai Bora, intanto Bystrøm si portava su Rutsch e il gruppetto Trentin chiudeva sugli altri fuggitivi. A 20 dalla fine un minuto separava i primi dal gruppo Schachmann, e 30″ restavano a Roglic, che con l’aiuto di George Bennett e StevenKruijswijk dava tutto per rientrare, mettendosi quasi sulla coda delle ammiraglie e rimasto senza compagni ai -19. Con lui solo Nacer Bouhanni (Arkéa)…

Lì davanti Bernard e Barguil si riportavano su Rutsch e Bystrøm, ma quel che più conta, il gruppone riprendeva i fuggitivi (quindi anche Sánchez, subito pronto a votarsi alla causa). In pratica un tutti contro uno, e Roglic, per un attimo davvero a un passo dal chiudere il buco, si è ritrovato a dover fare la più frustrante delle fatiche: quando dai l’anima ma vedi l’obiettivo sfuggirti sempre più, metro dopo metro. Ai 14 km Roglic, a un minuto da Schachmann, perdeva pure il supporto di Bouhanni (che qualche cambio gliel’aveva dato), e la situazione era ormai andata per lui: persa tutta la brillantezza possibile, il danno era irreparabile. Anche se lì per lì ha trovato Victor Campenaerts (Qhubeka Assos), staccatosi da quelli davanti e utile per dargli qualche cambio. Ma tra il ritmo del gruppo e quello del capoclassifica uscente c’era un abisso.

Ai -12 Rutsch ha perso contatto dai battistrada, poi ai -11 anche Bernard, Barguil e Bystrøm sono stati ripresi, e nel mentre Roglic continuava la sua disperata rimonta, riprendendo molti avversari che sulla Côte de Duranus (terzo passaggio) si staccavano via via dal drappellone al comando. Ma il distacco, nell’ordine dei quasi due minuti, era decisamente incolmabile, e anche il podio stava sfuggendo via dalle mani di Primoz (1’15” era il suo margine sul quarto, Ion Izagirre, alla partenza).

A 10 dalla fine, Aleksandr Vlasov ha tentato l’azione personale, e Schachmann in prima persona si è mosso per andare a chiudere, tampinato da Izagirre: il tedesco nella tenaglia Astana, del tutto deciso a non mollare quest’ipotesi di vittoria che in maniera insperata gli era piovuta addosso. Il gruppo (ridotto a una trentina di unità o poco meno) si è riformato subito, poi ai -5 ci ha provato Sergio Henao (UAE), senza trovare spazio. Roglic rischiava di cadere una terza volta sotto a uno strapiombo (traiettoria sbagliata di Declercq che in quel momento gli era davanti), e il distacco aumentava e aumentava, fino a spingerlo ai margini della top ten. Una waterloo in piena regola per lo sfortunato sloveno.

Ai 4.5 Neilands ha portato via un nuovo terzetto con Guillaume Martin (Cofidis) e – udite udite – Gino Mäder (Bahrain). Proprio lo svizzero beffato ieri ha rilanciato ai 2.5, quando il gruppo stava per chiudere sui tre, e per un attimo abbiamo immaginato una nemesi storica di impressionante puntualità. Ma il drappello di Schachmann ha chiuso davvero poco più avanti, coi DSM di Tiesj Benoot impegnati nel frangente. E allora sarebbe stata una volata di venti a decidere il successo di tappa: Magnus Cort Nielsen (EF) l’ha presa in testa, e sul breve rettilineo di Levens non c’è stato spazio per Christophe Laporte (Cofidis) per superare il danese.

MCN primo, Laporte secondo a più di mezza bicicletta, terzo Pierre Latour (Total Direct Énergie) davanti a Teuns, Barguil, Dylan Van Baarle (Ineos), Izagirre, Matteo Jorgenson (Movistar), Yves Lampaert (Deceuninck) e Schachmann, decimo ma primo. Primo nel senso della generale, che lo vede vincere la Parigi-Nizza per il secondo anno di fila, con 19″ su Vlasov, 23″ su Izagirre, 41″ su Hamilton, 42″ su Benoot, 1’14” su Martin, 1’18” su Jack Haig (Bahrain), 1’29” su Jorgenson, 1’31” su Paret-Peintre e 1’32” su Mäder. Solo 15esimo (a 2’16”) Roglic, che ha tagliato il traguardo con 3’08” di ritardo e come prima cosa è andato a battere il pugno con Schachmann, con la consuetà sportività che lo contraddistingue. Nella sconfitta, sempre un signore.

Fronte Italia, Trentin dopo la fuga ha chiuso in un gruppetto a 1’05” dai primi, Fabio Aru (Qhubeka) è arrivato 47esimo a 2’24”, e nella generale è il migliore dei nostri, ma solo 26esimo a 6’33” dal vincitore. Una settimana che, per quanto riguarda il sardo, non ha aggiunto alcunché a quello che già sapevamo dagli ultimi anni; vedremo se nel prosieguo di 2021 saprà trovare qualche giornata giusta.

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