Tadej Pogacar tra Julian Alaphilippe e David Gaudu sul podio della Liegi 2021 © ASO-Aurélien Vialatte
Tadej Pogacar tra Julian Alaphilippe e David Gaudu sul podio della Liegi 2021 © ASO-Aurélien Vialatte

Pogacar ci spiega anche le monumento

Le pagelle della Liegi: Alaphilippe quasi perfetto, per Roglic bocciatura d’obbligo. Ineos generosa ma manca il finalizzatore; Valverde, urge un ripasso degli sprint

Tadej Pogačar – 10 e lode
Lo avevamo etichettato come l’imperatore delle gare a tappe, ma questo ragazzo interpreta anche le classiche con disarmante naturalezza. Sempre nel vivo sin dalla Redoute, dove è tra i più reattivi nel fiutare l’imboscata degli Ineos. Non perde mai un colpo rispetto ai rivali grazie anche a due scudieri d’eccezione come Marc Hirschi (6.5) e Davide Formolo (6.5), migliore degli azzurri nonché preziosa pedina di apertura sulla Roche aux Faucons. Nel finale scommette sullo sprint e centra il jackpot con una “poker face” da far impallidire anche i migliori volponi del quintetto buono.

Julian Alaphilippe – 9
Non è il vero peso massimo della contesa, ma incassa da campione, specie tra Redoute e Forges, per poi presentarsi al redde rationem con ancora qualche buon argomento. Disinnesca con sagacia la mina Woods sul falsopiano post-Roche aux Faucons e indovina anche la posizione giusta per approcciare la volata. Tutto perfetto Julian, se non fosse per un certo sloveno che, di questi tempi, risulta davvero ingiocabile.

David Gaudu – 8.5
Per pedigree recita un po’ la parte dell’intruso nella cerchia degli eletti giunta a Liegi per prendersi il trono. Non a caso sembra quasi spaesato una volta varcata la flamme rouge, vedasi il tentativo da finisseur abortito all’imbocco dell’ultima curva, ma in una monumento la storia può cambiare anche nell’arco di pochi metri. Per gambe e lettura gestisce lo sprint meglio di altri insospettabili, raccogliendo un terzo posto che mette il punto esclamativo su una primavera tutt’altro che “accio”.

Alejandro Valverde – 7
Nel giorno dei suoi 41 anni catechizza ancora una volta tanti giovani di belle speranze. Sin dal mattino, piazzando i suoi uomini alla guida del gruppo, non ha paura a mettersi sullo stesso piano dei nomi di grido e tiene botta anche quando la carta d’identità vorrebbe suggerire il contrario. Al momento del dunque scivola però nella maniera più impronosticabile, coi rivali che, proprio perché consci della sua esperienza, lo lasciano in testa a lanciare l’ultima progressione. Forse ci sarà ancora tempo per un ultimo tango in quel di Liegi, a patto di una rinfrescata del manuale degli sprint ristretti.

Michael Woods – 7.5
In quanto a gambe poco da eccepire. Seleziona il drappello dei “fantastici cinque” sulla Roche aux Faucons e per poco non spicca il volo in quel falsopiano che tanto gli fu fatale due anni or sono. Una volta imbrigliato nella roulette russa finale non può far altro che perire al primo giro. Oltre alla sua atavica carenza di spunto paga anche una corsa sviluppatasi in maniera troppo morbida fino ai piedi della Redoute, per colpa anche dell’immobilismo della sua Israel.

Primoz Roglic – 5
Quando il più quotato della viglia chiude fuori dalla top 10 la bocciatura è d’obbligo, specie quando i restanti componenti della triade rispondono presente nel modo che abbiamo visto. Subisce sempre gli eventi fino ad essere respinto malamente nel corpo a corpo sulla Roche aux Faucons. Dopo lo scollinamento non gli resta che galleggiare nella pattuglia dei battuti, tra una fiammata più di orgoglio che di altro ed un’insipida 13esima piazza.

Michal Kwiatkowski – 5.5
Leader ingolfato di una Ineos presentatasi al gran ballo con le migliori intenzioni. I granatieri infiammano infatti la corsa sulla Redoute, ottimo in particolare il lavoro di Tao Geoghegan Hart (7), muovendo poi a cavallo della Côte des Forges pezzi pesanti come Adam Yates (6) ed un Richard Carapaz (6.5) caduto poi nella tentazione della “super tuck position” (con annessa squalifica che, tuttavia, non intacca minimamente il suo voto). Per quanto apprezzabile il piano corale manca però della componente terminale, con il polacco, 11° al traguardo, molto distante dal corridore ammirato spesso nel recente passato su questi lidi.

Maximilian Schachmann – 5.5
Presenza fissa nei 10 in questo trittico delle Ardenne, sebbene sia apparso un po’ in calando con l’andare dei giorni dopo una lodevole Amstel. Voto da condividere con una Bora-Hansgrohe tra le più imbalsamate del lotto sul piano tattico. Ci sfugge infatti la logica di schierare una selezione infarcita di potenziali mezzepunte per poi correre sistematicamente sulle ruote.

Jakob Fuglsang – 5
Se le Ardenne erano dichiaratamente l’obiettivo principe allora c’è da preoccuparsi anche per il prosieguo di stagione del danese. Si intravede giusto sulla Roche aux Faucons, quando però gli manca la brillantezza per stare al passo dei migliori. Il 12esimo posto odierno come miglior risultato della settimana è un bottino ai limiti dell’avvilente.

Esteban Chaves – 6
Non ruba l’occhio con la 14esima piazza finale, ma il fatto di averlo ritrovato competitivo anche in simili contesti è senza dubbio positivo. Dopo una primavera di rinascita vedremo se riuscirà a strappare sorrisi anche al Giro.

Tiesj Benoot – 6
Pesca il meglio della sua campagna del nord proprio in “zona Cesarini” e, forse, nemmeno nel terreno più gradito. Come troppo spesso gli accade finisce però per recitare la parte secondaria dell’inseguitore.

Lorenzo Rota – 8
La prima Liegi non si scorda mai, specie quando la si passa in fuga fino a 23 km dalla conclusione. Con gli altri 6 coraggiosi di giornata anima una gara meno amica di altre per gli attaccanti, togliendosi anche lo sfizio di fare da battistrada lungo la mitica striscia d’asfalto della Redoute. Nota lieta azzurra in una Liegi, ahinoi, sempre meno italiana.

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