Julian Alaphilippe vince in maglia iridata © Getty Images
Julian Alaphilippe vince in maglia iridata © Getty Images

In cento cadono, uno solo vince: Alaphilippe!

Partito il Tour de France con un monologo del Campione del Mondo nel finale mosso di Landerneau; secondo Matthews, attivi Roglic (terzo) e Pogacar, due giganteschi ruzzoloni di gruppo, la dedica di Julian al figlio appena nato

Quanto può essere intensa la vita lo sappiamo tutti ma Julian Alaphilippe in questo momento ce lo potrebbe spiegare meglio di chiunque altro: diventare padre e vincere nel giro di pochi giorni, cadere e vincere nel giro di poche decine di minuti, vincere e indossare un’altra maglia gialla nel giro dello stesso istante… Che sia un protagonista totale del ciclismo attuale lo sappiamo, che sia un figlioletto vezzeggiato e amatissimo della Grande Boucle pure lo sappiamo, ormai non passa anno che l’iridato non lasci segni profondi nella corsa di casa (stavolta per la prima volta con la maglia da Campione del Mondo). E nonostante ciò, nonostante il suo correre spettacolare, nonostante il suo conquistare classiche e titoli mondiali, nonostante la sua travolgente personalità e pure (suo malgrado) un coté gossipparo che fa felici gli editori di giornaletti d’oltralpe, non può nemmeno dire di essere lui il corridore che i tifosi di Francia aspettavano da oltre 30 anni, perché quella, si sa, è una carica che spetta a chi il Tour lo vincerà nel dopo Hinault, e Julian, con tutto il bene che gli si può volere, non sembra in grado di farlo, malgrado le chimere (e la bellissima prova) di due anni fa, quarto posto dopo tanta fatica che deve averlo segnato anche parecchio.

Ma non importa, Alaphilippe basta a se stesso e a tutti gli amanti di ciclismo del mondo, basta così com’è, col suo spunto categorico, con la sua inesorabile tendenza a dare spettacolo, con le rasoiate che regala al pubblico, con gli errori che ogni tanto commette, un po’ per nervosismo un po’ per distrazione, con la sua capacità di riemergere sempre e di farsi trovare al punto giusto al momento giusto, a finalizzare il lavoro di una squadra, la Deceuninck-Quick Step, che non manca mai di metterlo nella posizione migliore.

Così è partito il Tour de France 2021, con un assolo di Julian; e con 100 corridori caduti in diversi ruzzoloni, due in particolare come leggerete più giù. La classifica ha già preso una sua forma, se vogliamo, tra l’arrivo su rampa a Landerneau e i citati capitomboli, qualcuno ha già dovuto richiudere in valigia i sogni di gloria. Non Vincenzo Nibali il quale, giusto per la cronaca, al traguardo è il primo dei (pochi) italiani, nel gruppetto buono di Pogacar e Roglic. Inutile dire che lo Squalo lo seguiamo sempre con un interesse speciale.

Prima tappa, allora, Brest-Landerneau, 197.8 km, Victor Campenaerts (Qhubeka Assos) ha conquistato il primo punto Gpm della corsa (sulla Côte de Trébéolin al km 9), quindi subito dopo, al km 11, Franck Bonnamour (B&B Hotels p/b KTM) ha innescato la fuga del giorno, chiamando all’azione Ide Schelling (Bora-Hansgrohe), Danny Van Poppel (Intermarché-Wanty), Cristian Rodríguez (Totalenergies) e Anthony Perez (Cofidis, Solutions Crédits), poco dopo si è accodato anche Connor Swift (Arkéa Samsic), e i sei sono andati via spediti. Van Poppel ha vinto il Gpm della Côte de Rosnoën (km 27), meglio ha fatto Perez che si è preso la Côte de Locronan al km 61: era un terza categoria, al contrario delle due salitelle precedenti, per cui il francese con cognome spagnolo è andato a quota due dell’appassionante battaglia per i primi pois. Una lotta che solitamente descriviamo nel dettaglio giusto nella prima tappa di un GT, quando avremmo voglia di descrivere anche l’altezza degli steli d’erba a bordo strada.

Sia come sia, i battistrada non sono andati oltre i 3’40” di vantaggio massimo, toccati presto (intorno al km 30), dopodiché il gruppo ha esercitato tutto il controllo possibile, tenendoli a lungo lì a un minuto e mezzo, tanto che Schelling s’è stufato di questa situazione ambigua e se n’è andato da solo ai piedi della Côte de Stang Ar Garront, quarto Gpm di giornata, a 82 km dalla conclusione. Sarebbe rimasto al comando fino ai – 27, prendendosi strada facendo lo sprint intermedio di Brasparts al km 135 (Ewan-Sagan-Matthews dal secondo in giù, in gruppo) e un altro Gpm, la Côte de Saint-Rivoal al km 150.

Ma la cosa principale della giornata, quella che sta riempiendo timeline su timeline, è stata la maxicaduta occorsa ai -43: una sventurata tra i tifosi reggeva un cartello con un messaggio in codice (“Allez Opi-Omi”), lo sventolava a mezz’aria ma non si è avveduta del sopraggiungere immediato del gruppo, sicché Tony Martin (Jumbo-Visma) ha preso in pieno questo cartonato ed è volato giù, e appresso a lui tutto il gruppo meno una ventina di uomini che erano dalla parte opposta della strada e che si sono ritrovati avvantaggiati, senza però approfittare della situazione: la Deceuninck-Quick Step aveva davanti alcuni dei suoi, i quali hanno rallentato visibilmente per 5 km circa, permettendo a tanti di rientrare. Tra i coinvolti nel ruzzolone, la peggio l’ha avuta Jasha Sütterlin (DSM), costretto al ritiro.

Tra quelli con maggiori problemi a rientrare tra i migliori, citiamo Caleb Ewan (Lotto Soudal) e Marc Hirschi (UAE-Emirates). Purtroppo non era giornata di troppi equilibrismi, nel senso che si faceva prima a finire per terra che a restare in piedi: la prova l’abbiamo avuta ai -8, un’altra caduta fragorosa, coinvolti in 30 almeno (oltre ovviamente a quelli che si attardavano stando dietro), la causa un contatto tra due corridori della B&B, catapulte infernali, un palo sul ciglio evitato di pochissimo da tanti, ma tanto male per molti corridori, tra quelli andati giù Chris Froome che per un attimo ha temuto di dover chiudere lì la sua storia da ciclista, ma invece si è rimesso infine in sella; e Miguel Ángel López e Alejandro Valverde (Movistar già strapazzata), Michael Woods (anche la Israel, tra lui e Chris e Dan Martin, ha avuto notevoli danni in classifica) e molti altri (Emanuel Buchmann, Ben O’Connor, Steven Kruijswijk).

Stavolta il gruppo non ha potuto aspettare, la rampa conclusiva era lì a un passo e ci si attendeva una discreta battaglia tra superbig, annunciata dal lavorio indefesso della Deceuninck: Tim Declercq aveva tirato come al solito per tutto il dì e fino ai -11, poi ai -3 la strada già saliva verso Landerneau e Kasper Asgreen e Mattia Cattaneo hanno preso un piccolo margine, un piccolo buco, ma niente paura, Alaphilippe era già lì in zona, caldo e carico (nonostante fosse caduto pure lui ai -43); e infatti, 2.6 km alla conclusione, Dries Devenyns ha fatto una tiratona portando via il Campione del Mondo, tampinato da Wout Van Aert (Jumbo) con Sonny Colbrelli (Bahrain-Victorious), Mathieu Van der Poel (Alpecin-Fenix) e Jasper Stuyven (Trek-Segafredo) nelle primissime posizioni.

Ai 2.3 la bordata di Julian: partito fortissimo con uno scatto dei suoi, l’iridato ha subito fatto il vuoto. Van Aert non sapeva bene se dare tutto per rientrare o ragionare un attimo, e allora è scattato direttamente Primoz Roglic (ai 2.1) per provare a inseguire Alaphilippe; richiamato da Pavlov, ecco che Tadej Pogacar (UAE) si è messo alla ruota del connazionale, e lo stesso ha fatto Pierre Latour (Totalenergies), il quale poi ha provato a rilanciare in prima persona, senza però mai riuscire a riavvicinare il battistrada.

Allora ai 1800 è uscito dal plotone (quei pochi resti che c’erano) Van der Poel, ha agganciato i due sloveni, ma gli altri del gruppo erano lì, e c’è stato un ricompattamento generale mentre Alaphilippe continuava a spingere assai; Van Aert ha provato a dare un’altra trenata ma non c’era verso di riprendere il leprotto arcobalenato, al massimo hanno raggiunto Latour ai 500 metri, e in quel momento Julian già stava portandosi il pollice alla bocca, omaggio al figlioletto Nino nato pochi giorni fa, e sublimazione di un grande feeling tra il batterista mancato e la Boucle: quarto anno di fila a segno al Tour, terzo anno di fila in maglia gialla (e sì, perché essendo la prima tappa c’era in omaggio per il vincitore anche il primo posto in classifica).

Al traguardo 8″ di cronometro tra il vincitore e il primo gruppo, aperto da Michael Matthews (BikeExchange) su Roglic, Jack Haig (Bahrain), Wilco Kelderman (Bora), Pogacar, David Gaudu (Groupama-FDJ), Sergio Higuita (EF Education-Nippo), Bauke Mollema (Trek) e Geraint Thomas (Ineos Grenadiers); nei 20 del gruppetto in questione anche Esteban Chaves (BikeExchange), Enric Mas (Movistar, l’unico dei suoi così davanti), Rigoberto Urán (EF), Nairo Quintana (Arkéa), Vincenzo Nibali (Trek), Van der Poel e Jakob Fuglsang (Astana-Premier Tech). 5″ di ritardo – rispetto al gruppetto buono – per Richard Carapaz (Ineos) e Latour, 8″ per Tiesj Benoot (DSM), 30″ per Lucas Hamilton (BikeExchange), 1’41” per Miguel Ángel López (Movistar), Emanuel Buchmann (Bora), Steven Kruijswijk (Jumbo) e Guillaume Martin (Cofidis), 2’08” per Richie Porte (Ineos), 5’25” per Valverde.

La classifica generale assomiglia abbastanza all’ordine d’arrivo: Alaphilippe guida con 12″ su Matthews, 14″ su Roglic, 18″ su Haig, Kelderman, Pogacar, Gaudu, Higuita, Mollema e Thomas. Schelling, oltre al titolo di combattivo di giornata, si prende anche la prima maglia a pois. Domani la seconda tappa prevede i 183.5 km da Perros-Guirec a Mûr-de-Bretagne Guerlédan, un arrivo già visto parecchie volte in questi ultimi anni e pronto a dare un’altra sgrossata alla classifica; sperando che non si debbano mettere a referto altri capitomboli.

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