Tadej Pogacar primo a Luz Ardiden
Tadej Pogacar primo a Luz Ardiden

Pogacar passeggia perentorio pei Pirenei

Anche a Luz Ardiden vince Tadej, padrone assoluto di un Tour praticamente in archivio; lo sloveno conquista pure la maglia a pois. Vingegaard e Carapaz blindano il podio, Urán scivola fino al decimo posto della generale

I Pirenei, che certezza! Dopo un Tour che ha riservato qua e là momenti scoppiettanti, mancava in effetti una tappa che ci riportasse alle Boucle di qualche anno fa, quelle dei trenini vari e della lotta ridotta agli ultimi 3-4 km. Che al termine di una frazione così sviluppatasi abbia vinto ugualmente Tadej Pogacar non fa che confermare la superiorità del ragazzo di Slovenia, che oggi si è preso pure l’applauso del presidente francese Emmanuel Macron, presente come da tradizione a una tappa della corsa gialla. Vingegaard e Carapaz, i primi rivali nonché condivisori del podio, ridotti a un ruolo ancillare, tutti gli altri lontani per una classifica che vedrà qualche assestamento nella crono di sabato, in mezzo alle due tappe soft che faranno la parte del leone in questo finale di terza settimana.

Dicevamo dei Pirenei: la certezza è che quando c’è il Tourmalet di mezzo si può anche rinunciare a immaginare scenari rivoluzionari, in più mettiamoci la fatica da fine Tour e soprattutto la consapevolezza che quello già non si batteva, figurarsi ribaltarlo in classifica. Giusto, giustissimo così, è il padrone della corsa e merita di lasciare più di un segno, alla crono di Laval ha aggiunto due perle una in fila all’altra ieri e oggi, vedremo se avrà ancora abbastanza carburante per conquistare pure l’ultima prova contro il tempo, ma è un dettaglio che non sposterà granché nel giudizio di queste tre settimane.

Veniamo alla tappa. Quando c’è di mezzo Pau, lo sanno tutti, le montagne sono lontane; solitamente dall’arrivo, poi per fortuna da qualche anno la simpatica città pirenaica funge più da partenza o da sede di frazioni a cronometro o da volata, insomma diciamo che la sua presenza non disturba più di tanto lo svolgimento dei tapponi. Oggi per esempio ci si partiva per la frazione numero 18, appena 129.7 km di sviluppo, il Tourmalet a caratterizzare il percorso e l’arrivo in salita a Luz Ardiden a fungere da giudice finale.

Essendoci Pau, ecco i 70 km di pianura prima della prima salita. E qui si è svolto un tipo di corsa, incentrato più che altro sul traguardo volante di Pouzac (km 62), e coinvolgente (spericolato participio presente) al contempo tre attaccanti partiti al primo chilometro: Matej Mohoric (Bahrain-Victorious), Sean Bennett (Qhubeka NextHash) e Christopher Juul-Jensen (BikeExchange); tra i vari tentativi successivi di rientrare sul terzetto, l’unico ad avere senso è stato quello condotto da Julian Alaphilippe (Deceuninck-Quick Step): l’iridato è uscito al km 8, poi al 16 è stato raggiunto da Pierre-Luc Périchon (Cofidis, Solutions Crédits), e in una singolare progressione aritmetica al 32 è rientrato sui battistrada. Il gruppo in quel momento veleggiava a 1’30”, e la Bahrain-Victorious si occupava di controllare che la fuga non prendesse il largo. Del resto, dei cinque di testa ben due (CJJ e Mohoric) non collaboravano, per ragioni diverse. Ad ogni buon conto, una prima ora a 45 km/h e la paura passava via.

Visto che il ritmo dei Bahrain non era soddisfacente per tutti, ci ha pensato la BikeExchange ad aumentare l’andatura: ecco perché Juul-Jensen non collaborava davanti, anzi, per sgomberare proprio il campo da qualsivoglia dubbio il danese s’è direttamente rialzato e ha aspettato i compagni dietro. Il tutto giustificato, come scritto più su, dall’appropinquarsi del traguardo volante. Tra i battistrada è passato per primo Julian, per il gruppo ha vinto senza problemi Mark Cavendish (Deceuninck), giusto per allungare un altro po’ nella classifica a punti.

Superato lo sprint intermedio mancavano all’arrivo 67 km di cui 30 di salita. Lo scenario è cambiato con una serie di attacchi partiti a manovella dal plotone, evitiamo di citarli tutti ma se non altro possiamo dire che prima Périchon si è staccato, poi anche Bennett si è rialzato, e davanti, ancor prima che cominciasse il Tourmalet, son rimasti i soli Alaphilippe e Mohoric; tra i vari fuoriusciti dal gruppo, a mezza strada trovavamo Pierre Rolland (B&B Hotels p/b KTM) e ancora Juul-Jensen; il gruppo sempre a un minutino abbondante.

Ai -52 partiva la salita e con essa abbiamo avuto altri tentativi in gruppo: Kenny Elissonde (Trek-Segafredo) e Pierre Latour (TotalEnergies) hanno preso il posto di Juul-Jensen all’inseguimento (con Rolland) della coppia al comando; quindi Valentin Madouas (Groupama-FDJ) ha preparato il terreno a un nuovo attacco di David Gaudu e quando a 11 km dalla vetta (ai -46) l’undicesimo della generale s’è mosso insieme a Ruben Guerreiro (EF Education-Nippo) e gli Astana-Premier Tech Ion Izagirre e Ómar Fraile, il giovane luogotenente l’ha aspettato e l’ha aiutato a riportarsi sul gruppetto Rolland.

Lo sviluppo successivo era che questo drappello riprendesse Alaphilippe e Mohoric, evento puntualmente verificatosi a poco più di 41 km dal traguardo; il problema dei 9 (tanti erano diventati i battistrada) era che la Ineos Grenadiers, dopo aver preso le redini del gioco, stava tenendo il gruppo maglia gialla a meno di mezzo minuto di distacco. Insomma la fuga oggi non aveva diritto di cittadinanza.

Gaudu, non volendosi arrendere a questo scenario, ha rilanciato con rabbia a 5 km dalla vetta e ha dissolto il drappello: con lui hanno resistito solo Alaphilippe e Guerreiro, poi però il Campione del Mondo ha perso contatto ma in compenso è rientrato Latour. Più rilevanti i sommovimenti del plotone: a 38 dal traguardo e 3 dalla vetta, Rigoberto Urán (EF) ha detto addio al gruppo maglia gialla e con esso all’attuale quarto posto in classifica e ai sogni di centrare un altro podio alla Boucle.

Con l’avvicinarsi della vetta era prevedibile che gli uomini interessati ai pois si muovessero, e così è stato: a un chilometro e mezzo dal Gpm è partito Michael Woods (Israel Start-Up Nation), francobollato dal detentore della maglia Wout Poels (Bahrain); i due hanno fatto in tempo a prendere Guerreiro (che aveva perso contatto da Gaudu e Latour a un chilometro dallo scollinamento) e Fraile (rimasto a bagnomaria), a completare i seguenti passaggi: Latour-Gaudu, a 25″ Guerreiro-Poels-Fraile, a 35″ Woods (staccato netto in volata da Poels), a 50″ il gruppo. Più di questo l’olandese della Bahrain non poteva fare per difendere la maglia a pois: non sarebbe bastato, come vedremo. Urán ha concluso la scalata al Tourmalet a 2’20” dai primi e quindi a 1’30” dai big della generale.

Nella picchiata Gaudu, che in questo Tour si è confermato ottimo discesista, ha piantato in asso Latour, destinato a essere ripreso da quelli dietro, ed è andato all-in sognando l’impresa della carriera: un tentativo figlio della condizione crescente per il 24enne bretone, e fratello dell’obiettivo del corridore Groupama di prendersi la top ten in classifica. A 20 km dal traguardo il gruppo maglia gialla ha raggiunto Latour e gli altri corridori intercalati e gli restavano da coprire 45″ sul battistrada solitario. Quando la discesa s’è fatta meno discesa e ancor più quando è diventata fondovalle (seppur breve), la ricreazione per Gaudu è finita, e il trenIneos l’ha impietosamente rimesso nel mirino (anzi nel mirIneos, giacché ci siamo…).

David ha imboccato l’ascesa conclusiva ai -13 con la pochezza di 15″ di vantaggio. Come difenderli? Intanto provando a incrementare di nuovo, cosa che effettivamente il ragazzo ha fatto nei primi chilometri di scalata; ma l’incremento è stato effimero quanto misero, i classici cinque secondi in più o in meno che non fanno la differenza. Quando, dopo un infinito turno di Dylan Van Baarle, è passato a tirare Michal Kwiatkowski, la situazione si è riazzerata: preso Gaudu a 9.5 km dal traguardo, il polacco si è spostato lasciando a trenare Tao Geoghegan Hart.

Tra gli uomini su in classifica, a 6 dalla conclusione Alexey Lutsenko (Astana) ha iniziato a manifestare malpancismi, poi ai 5.5 Rafal Majka è salito ad aprire le acque a capitan Pogacar, e lui, il giallino, è partito ai 3.5 km, e hanno resistito solo Richard Carapaz con Jonathan Castroviejo, e Jonas Vingegaard con Sepp Kuss. Castroviejo si è staccato ai 3 km ed è rientrato da dietro Enric Mas (Movistar), quindi Kuss si è messo a tirar lui. A una ventina di secondi il nutrito secondo gruppetto con 8 corridori tra cui Ben O’Connor (AG2R Citroën) e Wilco Kelderman (Bora-Hansgrohe), e tra questi ai 1800 metri è scattato il redivivo Daniel Martin (Israel).

Kuss ha guidato il quintetto al comando fino all’ultimo chilometro, quindi Mas, che ancora poco prima elasticheggiava, ha proposto una mini-accelerazione che non gli è servita a niente. Con la tappa in palio ha prevalso un lungo momento di attendismo che ancora Mas ha interrotto con un allungo deciso ai 700 metri. Ma se lo spagnolo sperava di prendersi così la tappa, non aveva fatto i conti col contropiede di Tadej partito secco ai 600 metri. Carapaz e Vingegaard hanno provato a rifarsi sotto ma non c’è stato niente da fare: Pogacar ha aumentato ulteriormente la cadenza e si è confermato inavvicinabile.

Primo a pugno alzato, Vingegaard e Carapaz alle sue spalle nello stesso ordine di ieri, cronometrati a 2″ di distacco; a 13″ Mas, a 24″ Martin, a 30″ Kuss, a 33″ Sergio Higuita (EF), a 34″ indissolubilmente congiunti O’Connor e Kelderman, a 40″ Alejandro Valverde (Movistar) a chiudere i 10 di giornata, e poi ancora a 45″ Pello Bilbao (Bahrain) e Guillaume Martin (Cofidis), a 1’08” Lutsenko, a 1’15” Emanuel Buchmann (Bora), a 1’43” Louis Meintjes (Intermarché-Wanty); Gaudu ha chiuso a 2’50”, Esteban Chaves (BikeExchange) a 3’15”, Mattia Cattaneo (Deceuninck) a 3’45”, Urán a 8’58”.

La generale che ne viene è la seguente: Pogacar ha 5’45” su Vingegaard, 5’51” su Carapaz, 8’18” su O’Connor, 8’50” su Kelderman, 10’11” su Mas, 11’22” su Lutsenko, 12’46” su Martin, 13’48” su Bilbao e 16’25” su Urán, che almeno salva la top ten. Fuori dai 10 Gaudu a 18’42”, Cattaneo a 23’36”, Chaves a 32’07” e Meintjes a 35’55”. Oltre alla maglia gialla, Pogacar si prende pure quella a pois grazie ai 40 punti in palio sull’ultima salita: 107 punti per lui, 88 per Poels superato in tromba, con Vingegaard salito al terzo posto a quota 82.

Dopo tanto scalare, domani si va lisci nella Mourenx-Libourne, 207 km facili facili almeno dal punto di vista altimetrico. Lo schema è tracciato, fuga da lontano con presumibili scarse speranze e Cavendish che andrà per la quinta. Qualcuno proverà a interrompere la serie di Mark: per forza.

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