Tripudio per Tom Pidcock a Tokyo 2020
Tripudio per Tom Pidcock a Tokyo 2020

God save the Tom

Pidcock incontenibile a Tokyo, suo l’oro olimpico nella Mountain Bike. Podio per Flückiger e Valero, Van der Poel ko dopo 10′ per una caduta, prova a rimontare ma si ritira. Per l’Italia Kerschbaumer 20esimo

Che volesse lasciare un segno profondo su questa Olimpiade del ciclismo, Thomas Pidcock l’ha fatto capire con le prime dieci pedalate della prova di Mountain Bike a Tokyo 2020. Quelle dieci pedalate che l’hanno proiettato dal fondo della griglia alle primissime posizioni, che non avrebbe più lasciato, che avrebbe difeso con sapienza (tipo evitare all’ultimo momento MVDP che gli cade davanti) e che avrebbe poi monopolizzato con una prestazione rumorosa, in tutto superiore a quelle dei rivali di giornata.

Pidcock ha iniziato a essere conosciuto – e quindi inevitabilmente apprezzato – dal grande pubblico ancora in questa primavera, quando ha mosso i primi passi convinti nel ciclismo di vertice, dopo anni di aspettative nella scomodissima categoria di Next Big Thing. La vittoria al Giro Under 2020 ha detto tanto di lui, tanto in più rispetto al già molto che conoscevamo dal cross e dalla MTB. Ma se nelle classiche su strada è uno dei più forti, ma non ancora il faro della corsa, sugli sterrati può da oggi dire di emanare luce propria, altro che fari e faretti. Vince l’oro olimpico quattro giorni prima di compiere 22 anni, è un ragazzino che, pur con un futuro da superbig, può già vantare un palmarès che il 95% dei pro’ si sognano. E vedremo come continuerà.

Se Pidcock ride, Van der Poel piange e stavolta di dolore, per una botta che l’ha messo fuori causa sin dal primo giro, colpa sua s’intende, però sarebbe stato bello vederlo in lizza fino alla fine, almeno per una medaglia, a contendere agli svizzeri (Flückiger meglio di Schürter oggi) e allo spagnolo Valero due terzi di podio. Ci riproverà, se lo conosciamo un minimo: in fondo alle prossime mancano solo 3 anni…

E ci dovrà riprovare per forza pure l’Italia, che non torna a casa con la pancia piena, anzi proprio sconta una giornata di digiuno prolungato. Il 20esimo posto di Kerschbaumer non è nemmeno veritiero rispetto a un movimento che vale ben più di quel piazzamento.

Cronaca. Partenza fulminante di Thomas Pidcock, il britannico si muoveva dalla 30esima posizione (su 38 partenti in rappresentanza di 29 nazioni) e ne ha recuperate ben 26 sullo sprint d’avvio. Il primo a mettere la ruota davanti è stato il brasiliano Henrique Avancini che ha tirato tutto il primo giro con l’olandese Milan Vader a ruota e con Nino Schurter (Svizzera) e Victor Koretzky (Francia) subito dietro. Mathieu Van der Poel era giusto dietro a questi, faceva corsa parallela con Pidcock, quando su un salto da un masso – dopo appena una decina di minuti di gara – ha perduto il controllo del baricentro, s’è spostato troppo in avanti e si è catapultato, finendo pesantemente di schiena per terra. L’olandese è rimasto giù, seduto e dolorante, per lunghe decine di secondi, e quando è ripartito (dopo aver sicuramente valutato l’ipotesi dell’immediato ritiro) il suo ritardo dai primi ammontava a un minuto.

Per l’Italia buon primo giro di Gerhard Kerschbaumer, che però sul finale ha iniziato a cedere lasciando il posto di miglior azzurro a Luca Braidot, il quale ha girato in ottava posizione in scia a Pidcock, Mathias Flückiger (Svizzera) e Anton Cooper (Nuova Zelanda). Al secondo giro immediatamente Schurter ha accelerato e da dietro quello che meglio ha compreso le intenzioni dell’elvetico è stato il connazionale Flückiger, che con poche pedalate si è rimesso in scia a Nino. Pericolosamente vicino ai due, un Pidcock tirato a lucido, capace alternativamente di gestire, di menare fendenti e di portare veri e proprio attacchi al cuore della corsa, come alla mezz’ora, quando ha esploso uno scatto in faccia ai due svizzeri.

L’unico altro contendente in grado di reggere per questi primi giri il ritmo dei più forti, Cooper. Avancini e Koretzsky erano da tempo arretrati e subivano il ritorno del ceco Ondrej Cink; Van der Poel continuava una problematica ipotesi di rimonta ma veleggiava, dopo la mezz’ora, ancora ben oltre la ventesima posizione, sempre col solito minuto (abbondante) da Schurter e soci. Leggero ma progressivo calo per Braidot invece, uscito dai dieci e destinato a non rientrarci più, mentre Kerschbaumer e Colledani erano già lontanissimi.

Un po’ guardandosi, i quattro di testa hanno concluso il terzo giro con 7″ su Cink e Koretzky, 13″ su Avancini e 19″ sul sudafricano Alan Hatherly, che da tempo teneva bene intorno alla decima posizione. I primi due inseguitori hanno approfittato del rallentamento dei battistrada e si sono rimessi in scia, e a questo punto Pidcock è partito con un altro spericolato attacco che ha rimesso tutti in fila, ma il percorso presentava anche tratti piuttosto veloci e filanti e fare (ma soprattutto mantenere) la differenza non era la cosa più scontata. In ogni caso Tom ha preso in castagna Flückiger, che ha pagato il violento cambio di ritmo, mentre Schurter rispondeva in maniera abbastanza corretta. Questione di pochi minuti, però, perché mentre Mathias recuperava in gestione per poi riavvicinarsi, Nino si consumava letteralmente a stare al passo del sempre più scatenato inglese.

Sicché quando nel quarto giro Pidcock ha prodotto il colpo definitivo, è stato Flückiger, in rimonta su Schurter, a provare a ribattere; suo il grande merito di non perdere la testa e di conservare un distacco colmabile (nell’ordine dei 5″) rispetto al capocorsa. Quanto a Schurter, aveva semmai il problema di portare a casa il podio, recuperato – com’era stato – da Cooper e Koretzky, e con Cink poco lontano. Van der Poel, che avevamo lasciato intorno alla 25esima posizione un paio di tornate prima, alla fine della quarta (e a 3 dal termine) ha girato in 13esima a 1’50” da Tom. Era il suo canto del cigno: a fine quinto giro il diamante d’Olanda si sarebbe fermato, sopraffatto dal dolore su metà del corpo.

Un quinto giro in cui invece Pidcock dava luogo alle scene madri del suo monologo: il corridore della Ineos ha gestito agevolmente il margine e anzi l’ha ampliato, ipotecando il successo che vale tutta una stagione di ciclismo a 360°, ma un’intera carriera nel fuoristrada. In questa tornata Cink veniva appiedato dalla dissoluzione della ruota posteriore (e destinato al ritiro), e invece emergeva bene lo spagnolo David Valero, che si riportava in scia a Schurter, Cooper e Koretzky. Non avevamo visto ancora nulla dall’iberico, che nel giro successivo metteva addirittura alla frusta i contendenti per il bronzo.

Una tendenza che si sarebbe rafforzata nella settima e ultima tornata, nella quale la maggiore freschezza di Valero avrebbe avuto ragione dell’esperienza di Schurter oltre che di tutti gli altri. Al traguardo un Pidcock a dir poco esaltato, sventolante la Union Jack e pronto alle lacrime di gioia da condividere con tutto il suo staff, ha chiuso la prova in 1h25’14”, con 20″ su Mathias Flückiger e 34″ su David Valero. A 42″ Schurter, a 46″ Koretzky e Cooper, top ten completata dal romeno Vlad Dascalu a 49″, Haterly a 1’10”, il francese Jordan Sarrou a 1’36” e Vader a 2’07”. Miglior azzurro alla fine Gerhard Kerschbaumer, 20esimo a 4’34”. 25esimo posto per Luca Braidot a 6’16”, 34esimo (a un giro) per Nadir Colledani.

Domani, stessa ora di oggi (le 8 italiane), la prova femminile; per l’Italia Eva Lechner proverà a inserirsi nelle prime posizioni di una gara che ha tra le vedette gente come la francese Pauline Férrand-Prevot o la svizzera Jolanda Neff.

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