Filippo Ganna dopo l'oro nell'Inseguimento a squadre © FCI-Bettiniphoto
Filippo Ganna dopo l'oro nell'Inseguimento a squadre © FCI-Bettiniphoto

Italia bella di pagella

Voti e giudizi alle nazionali impegnate su pista a Tokyo 2020 per un bilancio rapido su quanto visto nell’ultima settimana olimpica. Olanda e Gran Bretagna regine, Giappone deluso, Australia da incubo

Italia – 8
L’oro del quartetto, con annessi modalità da infarto per il suo raggiungimento e record del mondo, tiene su su su il giudizio, colorito anche dal bronzo di Viviani nell’Omnium, ben poco scontato. Passano quindi in secondo piano i passaggi a vuoto degli ultimi giorni, con le donne che in particolare hanno segnato il passo (una medaglietta tra Omnium e Madison era pensabile). Bicchiere più che mezzo pieno e fiducia per proseguire questo bel ciclo fra tre anni a Parigi. 1 oro, 1 bronzo.

Olanda – 9
La regina delle gare veloci domina la scena anche quando non vince, Lavreysen non fa prigionieri tra individuale e prova a squadre e va a podio anche nel Keirin, specialità in cui tra le donne è Braspennincx ad andare a segno. La medaglia che non arriva da Van Schip, che era tra i favoriti di Omnium e Madison, la conquista l’eterna Wild nella prova multipla. 3 ori, 1 argento, 2 bronzi.

Gran Bretagna – 9
Deve abdicare nell’Inseguimento femminile (tra gli uomini l’aveva già fatto da tempo), ma le sue stelle brillano ancora, in particolare la famiglia Kenny-Trott, il Keirin per lui (vinto peraltro in maniera memorabile) oltre all’argento nella Velocità a squadre (ma l’Olanda era inavvicinabile), la Madison (con Archibald) per lei; i ricambi ci sono più nell’endurance che nel settore veloce, Walls si disimpegna alla grande (oro nell’Omnium, argento nella Madison con Hayter), Carlin fa quel che può (bronzo) nella Velocità individuale. In ogni caso, e al netto del respiro corto in prospettiva, una signora Olimpiade per l’Union Jack. 3 ori, 3 argenti, 1 bronzo.

Danimarca – 8
Presenza pesante nell’endurance, è vero che gli inseguitori si devono arrendere alla clamorosa Italia di Ganna, ma l’oro arriva comunque nella Madison con Lasse Norman Hansen e Michael Mørkøv, e pure la versione femminile dell’americana va sul podio, argento per Dideriksen e Leth. Un bottino di tutto rispetto insomma. 1 oro, 2 argenti.

Germania – 6.5
Il superquartetto femminile salva la spedizione ma non è sufficiente per una promozione a pieni voti. Squadra da svecchiare presto e meglio di quanto fatto finora, sin qui Hinze e Friedrich avevano provato a non far rimpiangere le mitiche Vogel-Welte, a Tokyo si devono far bastare l’argento nella Velocità a squadre, andando incontro a discreti rovesci nelle prove individuali. Gli uomini chi li ha visti? 1 oro, 1 argento.

Francia – 5.5
Si lavora in prospettiva per Parigi 2024 ma al momento non pare ci sia enormità di materiale umano su cui puntare a occhi chiusi. Il settore veloce, un tempo fiore all’occhiello della nazionale bleu, produce giusto un bronzo nella prova a squadre, mentre Thomas si consola col terzo posto (insieme a Grondin) nella Madison, ma ci si attendeva ben di più nell’Omnium. Pesanti passaggi a vuoto tra le donne nell’ambito di una spedizione ricca di punti interrogativi. 2 bronzi.

Malesia – 6.5
La star è sempre lui, Azizulhasni Awang, che stavolta migliora il bronzo di Rio nel Keirin. Ma quest’argento è doloroso per PocketRocketMan, che avrebbe potuto davvero vincere, se Kenny non si fosse giovato del bonus buco amichevolmente lasciatogli da Glaetzer… 1 argento.

Cina – 6.5
Ottiene praticamente il massimo possibile con l’oro nella Velocità a squadre femminile. Per il resto poco presente, o se c’era non si è notato. 1 oro.

Stati Uniti – 6.5
Sotto le attese nell’Inseguimento femminile, benissimo nell’Omnium di Jennifer Valente, presenza simbolica tra gli uomini. 1 oro, 1 bronzo.

Canada – 7.5
Andata a calare nel tempo la competitività delle inseguitrici, tutto si poggia sulle possenti gambe di Kelsey Mitchell e Lauriane Genest: la prima vince la Velocità, la seconda è terza nel Keirin. Mezzo voto in più per lo spettacolo regalato dalle due. 1 oro, 1 bronzo.

Russia – 6
Presenza non facile a causa delle note questioni politico-sportive. Sorprendente il bronzo nella Madison femminile con Khatuntseva e Novolodskaya, invece quello della Velocità a squadre, non accompagnato da prestazioni di rilievo da parte di Voinova e Shmeleva nelle altre specialità veloci, ha il sapore amaro di un ciclo che si va a chiudere. 2 bronzi.

Giappone – 5
Hanno lavorato per anni per preparare a puntino le specialità veloci in casa, ma un po’ la sfortuna (Wakimoto nel Keirin), un po’ avversari più forti di quanto forse immaginassero, i nipponici restano col classico pugno di mosche in mano. E non basta l’argento della Kajihara nell’Omnium per mettere in positivo il bilancio. 1 argento.

Spagna – 5
L’occasione era giusto la Madison maschile, sfumato lì il risultato tutto il resto è trasparenza. 0 medaglie.

Belgio – 4
Stupisce sempre pensare che la patria del ciclismo non abbia una rappresentanza all’altezza dei velodromi mondiali. E finisce che se ti cade una Lotte Kopecky (true story) torni a casa con le pive nel sacco. 0 medaglie.

Hong Kong – 6
Hong Kong è Wai Sze Lee, e Wai Sze Lee è Hong Kong. Cercava una fratello per il bronzo di Londra nel Keirin, lo trova nella Velocità individuale. Missione compiuta! 1 bronzo.

Nuova Zelanda – 6.5
Nell’Ineguimento maschile vorrebbe (o potrebbe?) spaccare il mondo ma sul più bello sbatte contro l’Italia. Vendetta consumata poi da Campbell Stewart che nell’Omnium precede Viviani. Invece nel settore veloce fa capolino la 21enne Ellesse Andrews, seconda nel Keirin, a prospettare una nuova alba. 2 argenti.

Australia – 3
Quanti anni son passati dacché insegnava al mondo la pista e dettava legge ovunque potesse? La miseria di un terzo posto nell’Inseguimento maschile nel contesto di una Caporetto senza giustificazioni. 1 bronzo.

Colombia – 5.5
Non dà seguito ai bei risultati degli ultimi anni, Quintero si fa prendere dalla foga nella semifinale del Keirin e ciao patria. Si poteva fare molto ma molto di più. 0 medaglie.

Ucraina – 6.5
Addirittura due delle sei finaliste del Keirin, ma riescono nell’impresa di restare fuori dal podio. Olena Starikova riscatta sé e la sodale Ljubov Basova andando a prendersi nell’individuale il più insperato degli argenti, in coda a un torneo bellissimo. Brava lei. 1 argento.

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