Jason Kenny © British Cycling
Jason Kenny © British Cycling

Kenny, questa sì che è una chiusura da vero idolo!

Jason vince uno strepitoso Keirin: a segno in quattro Olimpiadi consecutive. Velocità femminile alla canadese Mitchell, la statunitense Valente vince l’Omnium; danneggiata da una caduta nello Scratch, Balsamo chiude solo 14esima

Una chiusura da idolo, oltre che da fuoriclasse assoluto quale egli è: Jason Kenny, basta il nome, e già vincere nelle gare veloci a 33 anni non è cosa da poco, ma conquistare l’oro che lui ha conquistato oggi a Tokyo è un qualcosa che va al di là del bene e del male, un Keirin vinto per distacco si definisce da sé. Il veterano britannico, già 6 titoli nel palmarès nelle tre precedenti edizioni dei Giochi, ha coronato stamattina una carriera fantastica centrando la settima vittoria olimpica in una maniera che resterà stampata nei libri di storia del ciclismo su pista. Non che non si sia mai visto qualcuno “andare in fuga” nel Keirin, ma in una finale olimpica la cosa assume tutt’altri contorni, come hanno anche platealmente riconosciuto Azizulhasni Awang e Harrie Lavreysen, che sul podio hanno issato in trionfo cotanto avversario da cui erano stati appena brutalizzati.

Kenny era partito dall’eliminazione in batteria, ieri, per cui era dovuto passare dai ripescaggi per superare il primo turno e approdare ai quarti. Oggi è stato praticamente perfetto. Superato senza problemi il quarto di finale, vinta la sua semifinale, il britannico è partito dalla prima posizione nella finale, alle sue spalle l’australiano Matthew Glaetzer. Ebbene, dopo i consueti giri di accelerazione, appena il derny (o quel che è, bici a pedalata assistita) si è spostato, Jason si è reso conto di avere alle sue spalle un buco di 5 metri, lasciato per distrazione, sottovalutazione o chissà per cosa da Glaetzer. È stato un attimo: capito che non sarebbe arrivata l’istantanea reazione da parte di avversari che si controllavano troppo, Kenny ha accelerato, e poi sempre di più, a 750 metri dall’arrivo, e poi ha tenuto al veemente ma tardivo tentativo di rimonta dell’olandese Harrie Lavreysen, il quale per sprintare lungo (obbligato a farlo) si è fatto infilare in dirittura dal mitico Azizulhasni Awang. Per il malese si passa dal bronzo di Rio all’argento di Tokyo, eppure non era per niente contento del piazzamento, sentendo probabilmente di avere nelle gambe una volata vincente. E volata vincente è stata, per lui, solo che valeva per l’argento.

Lavreysen si accontenta del bronzo e avrà altri Giochi per provare a vincere il Keirin; chissà se ce li avrà Kenny: fra tre anni ne avrà 36, e sarà vero che non è mai troppo tardi per andare in pensione, ma bisognerà vedere come reagirà il suo fisico nelle stagioni che ci separano da Parigi 2024.

In campo veloce si è anche concluso il torneo dello Sprint femminile, e in una finale un po’ a sorpresa la canadese Kelsey Mitchell ha battuto nettamente l’ucraina Olena Starikova per due manche a zero. La Mitchell aveva superato la favorita tedesca Emma Hinze in semifinale, mentre la Starikova si era disfatta della hongkonghese Wai Sze-Lee; quest’ultima ha poi vinto la finale per il bronzo. Per Kelsey a quasi 28 anni un successo che illumina tutta intera una carriera (che per lei, nello sport, cominciò dal calcio).

L’Italia si giocava le ultime chance di medaglia nell’Omnium femminile con Elisa Balsamo, contrapposta al meglio del ciclismo su pista di questi ultimi anni. Le ragazze sono partite con lo Scratch, ovvero con un disastro generale dettato da una caduta innescata proprio da un contatto di Elisa al penultimo giro. Sono andate giù in nove, alcune con botte anche abbastanza pesanti (la francese Clara Copponi, oltre alla stessa Balsamo), altre senza grosse conseguenze se non in classifica (la regina Laura Trott), e la giuria le ha piazzate tutte al 13esimo posto con 16 punti. La prova è stata vinta dall’americana Jennifer Valente sulla giapponese Yumi Kajihara e l’australiana Annette Edmondson, rispettivamente 40-38-36 nella generale.

La cuneese ha trovato subito il modo di reagire già dalla partenza della Tempo Race, seconda prova dell’Omnium: uscita immediatamente in caccia con la Copponi, Elisa ha vinto i primi due sprint, ma poi sono salite in cattedra la britannica Trott e l’olandese Kirsten Wild, e con loro ha preso il largo un drappello di nove atlete in cui la Balsamo non c’era. Otto delle nove hanno pure preso il giro, o meglio la gran parte del gruppo ha perso una tornata, e tra le altre pure la Edmondson che alla partenza era terza e la stessa Balsamo, mentre inanellando sette sprint vinti la Trott ha vinto la prova davanti a Wild e Valente (3 per loro), Anita Stenberg (la norvegese era già stata quarta nello Scratch), Kajihara e la danese Amalie Dideriksen; l’azzurra ha chiuso la prova al decimo posto, invece altre atlete cadute nella gara precedente si sono direttamente ritirate, è il caso della belga Lotte Kopecky e della polacca Daria Pikulik.

La classifica a metà Omnium vedeva la Valente al comando con 76 punti, seguita da Wild e Kajihara a 70, Stenberg a 68, Trott (brava a rimettere temporaneamente in piedi la gara), Dideriksen e la portoghese Maria Martins a 56; ancora 13esima a questo punto Balsamo a quota 38. L’Eliminazione è stata la prova-setaccio, nel senso che ha spinto indietro molte delle protagoniste più attese: delle 19 (ri)partenti, fuori subito, per seconda (e quindi 18esima dell’ordine d’arrivo), la Edmondson; ma uscite premature per la Balsamo (solo 15esima), la Trott (13esima) e la Wild (11esima), e prova vinta dalla Copponi su Kajihara, Dideriksen, Valente e Martins. Rivoluzione parziale in classifica, nel senso che restavano davanti Valente (110 punti) e Kajihara (108), ma alle loro spalle ci si ritrovava con un solco prima di trovare la Stenberg a 94, la Dideriksen a 92, la Wild a 90, la Martins a 88 e la Copponi a 80. Balsamo scesa in 15esima posizione a 50 punti e rassegnata a non incidere in quest’Omnium olimpico.

L’ultima prova, la Corsa a punti, ha visto la Valente ribadire da subito un approccio quasi padronale con 8 punti nei primi tre sprint, ma una volta visto che la Kajihara non aveva grosso spirito battagliero, l’americana si è come placata, lasciando la scena a Laura Trott (che avrebbe vinto un paio di sprint oltre all’ultimo), a Kirsten Wild e Amalie Dideriksen, che andando in caccia si disputavano la possibilità di vincere il bronzo, a patto di superare entrambe la Stenberg. Un paio di tentativi d’attacco, simbolici (perché il podio era comunque lontanissimo) ma sintomatici (del carattere della ragazza), li ha piazzati pure la Balsamo, all’inizio e alla fine della prova.

La Valente è pure caduta a 28 giri dal termine, ma nemmeno questo ha stimolato la creatività della Kajihara, che al massimo è riuscita a cadere pure lei ai -9. A quel punto, assodato che le cadute non avevano riportato conseguenze, e andati in cassazione anche i tentativi finali della Trott di prendere il giro, i primi due gradini del podio erano praticamente assegnati. Restava da decidere la questione del terzo posto, e qui ha avuto la meglio la miglior predisposizione di Wild alle volate, infatti in totale l’olandese ha conquistato 18 punti nei 10 sprint contro gli 11 della Dideriksen (frutto però soprattutto delle due volate vinte mentre era in caccia solitaria), e l’ha così scavalcata, mentre la Stenberg restava sostanzialmente al palo.

L’Omnium si è chiuso con 124 punti per Valente, 110 per Kajihara, 108 per Wild, 103 per Dideriksen, 97 per Stenberg, 96 per Trott (24 punti per lei nell’ultima prova), riuscita a risalire dalla nona alla sesta posizione e – in mancanza di medaglie oggi – pronta per festeggiare a dovere quella del marito Jason Kenny. Elisa Balsamo ha chiuso in 14esima posizione con 50 punti e pazienza, è andata così, magari una prossima volta senza cadute la storia sarà diversa. Per questa, di volta, la spedizione azzurra si chiude con un bilancio evidentemente in attivo, con la vittoria+record degli inseguitori e il bronzo della maturità per Viviani nell’Omnium  maschile. Ma soprattutto si chiude lasciando l’impressione che ci siano ancora margini di crescita. Appuntamento a Parigi, allora. Quanti giorni mancano? Iniziamo a contarli sin d’ora…

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