Seconda vittoria di tappa per Primoz Roglic alla Vuelta 2021 © Vuelta a España-GómezSport
Seconda vittoria di tappa per Primoz Roglic alla Vuelta 2021 © Vuelta a España-GómezSport

Roglic dà un’altra botta ma Mas non si smonta

Vuelta, Primoz corona col successo a Valdepeñas de Jaén una giornata di lavoro dei suoi; la morsa Movistar non si allenta su di lui, ottima difesa della maglia rossa Eiking e di Guillaume Martin. Caruso rafforza i suoi pois

La Vuelta a España non è sempre una corsa per guardare la quale rinunceresti a un pomeriggio al mare o al lago, poi la sua collocazione troppagostana di quest’anno non facilita il compito del ciclonerd, ma quest’edizione 2021 ci sta via via conquistando, ogni giorno stiamo assistendo a quel po’ di pepata battaglia che giustifica il fatto di star lì a seguirla, il corridore più forte – che è quello che ha vinto oggi – si rivela giorno dopo giorno sempre più simpatico, lontanissimo dallo stereotipo che troppo presto gli è stato cucito addosso negli anni scorsi. Parliamo di Primoz Roglic, che col GT iberico ha un rapporto d’amore viscerale e che quest’anno sta provando a infilare il terzo successo di fila.

Non sarà facile per lui, l’impresa gli viene resa complicata da due fattori: il primo, la Movistar, che con Enric Mas e Miguel Ángel López continua a tampinare lo sloveno senza lasciargli troppo respiro; il secondo elemento è rappresentato dai due corridori che occupano attualmente le prime due posizioni della classifica, e che oggi si sono difesi molto bene, suggerendo che a) non sarà la cosa più scontata del mondo smuoverli da lì, e b) Roglic e la sua Jumbo-Visma hanno quindi fatto benissimo a iniziare sin da Valdepeñas de Jaén a forzare tempi e ritmi, intanto per vincere la tappa e, in subordine ma non troppo, per rosicchiare qualche secondo a Odd Christian Eiking (è lui la maglia rossa venuta – apparentemente – dal nulla) e a Guillaume Martin (che a naso sulle grandi salite potrà essere anche più ostico del norvegese, anche se ha un minuto di margine in meno rispetto ai big).

Insomma la Vuelta continuerà anche nei prossimi giorni a intrigare col suo percorso un po’ così e un po’ cosà, e per l’Italia finisce che sarà l’inseguimento di Damiano Caruso alla conquista della maglia a pois il tema cardine, dato che in questa seconda settimana stiamo vedendo Giulio Ciccone un po’ sfiorire (ma occhio a possibili colpi di coda del tenace abruzzese), mentre Fabio Aru proprio oggi ha preso un distaccone che lo allontana forse definitivamente dalla top ten, ma magari lo avvicina a una fuga da inseguire per chiudere la carriera da pro’ col botto di una vittoria.

Antequera-Valdepeñas de Jaén, 11a tappa della Vuelta a España, 133.6 km tutti in saliscendi, e come negli ultimi giorni la partenza è stata fulminante, con un paio di uomini di rilievo rimasti ai box a causa di acciacchi vari, Jasper Philipsen (Alpecin-Fenix) e Alex Aranburu (Astana-Premier Tech), quest’ultimo caduto ieri; nel corso della tappa si sarebbe ritirato anche Simon Carr (EF Education-Nippo). Partenza fulminante, dicevamo, vari tentativi di fuga (anche Damiano Caruso ci ha provato), gruppo stiracchiato in lungo e in largo, e alla fine al km 28 buoni uffici per cinque volontari: Magnus Cort Nielsen (EF), Edward Planckaert (Alpecin), Jonathan Lastra (Caja Rural-Seguros RGA), Joan Bou (Euskaltel-Euskadi) e Harm Vanhoucke (Lotto Soudal).

Non la Intermarché-Wanty del leader Odd Christian Eiking, ma la Jumbo-Visma di Primoz Roglic s’è incaricata di tenere tutto sotto controllo, e in effetti ai cinque non sono mai stati concessi più di un paio di minuti, sfiorati dopo una cinquantina di chilometri. Anche la BikeExchange ha collaborato coi gialloneri, probabilmente Michael Matthews si vedeva protagonista sulla rampa di Valdepeñas, sopravvalutandosi un po’.

Poco da segnalare fino al Puerto de Locubín, se non che Vanhoucke, a causa di un errore in discesa, ha per un attimo perso contatto dagli altri proprio prima dell’approccio all’unico Gpm di giornata. Cort invece ha allungato su tutti ai -16.5, proprio all’abbrivio del citato Locubín. Una salita lunga ma pedalabile, su cui il danese ha provato a giocare d’anticipo, ma il gruppo era già a 45″ da lui e via via che si scalava il Puerto ha ripreso gli altri fuggitivi.

A 2 km dalla vetta (e 10 dal traguardo) David De La Cruz (UAE-Emirates) è scattato dal gruppo, che nel frattempo si era ridotto sensibilmente (non più di 25-30 corridori, con Eiking attaccato a un filo). Al Gpm Cort è passato con 20″ sugli inseguitori, tra i quali Damiano Caruso (Bahrain-Victorious) ha fatto la volata per prendersi i punticini in palio per la pois, e così facendo ha raggiunto proprio in dirittura De La Cruz, transitando al secondo posto.

In discesa Cort Nielsen ha dato tutto per riguadagnare il più possibile sui resti del plotone guidati a questo punto da Dylan Van Baarle (Ineos Grenadiers); a fine picchiata, a 2 km dal traguardo, MCN si trovava da gestire poco meno di 30″. BikeExchange e Jumbo hanno subito ripreso a fare forcing, coi Movistar in agguato nelle prime posizioni, ed è bastata la prima metà della rampa, quella più facile, per dimezzare il distacco dal battistrada. Ai 900 metri Sepp Kuss ha dato l’ultima trenata per lanciare la sparata di Roglic, e lo sloveno è in effetti partito ai 700 metri, ma Enric Mas (Movistar) gli era proprio accanto e, spalla a spalla, ha risposto per le rime, dopo essere stato peraltro involontariamente chiuso alle transenne da Primoz.

Una sorta di marcamento tra i due principali contendenti della Vuelta, i quali non hanno subito chiuso su Cort e hanno permesso agli altri di riavvicinarci. Ma mancava la volata: Mas ha preso per primo Cort lanciando il suo sprint ai 200 metri, ma ai 100 Roglic ha deciso di chiudere la contesa.

Braccia alzate per il capitano della Jumbo-Visma con 3″ su Enric Mas. Terzo posto per Miguel Ángel López (Movistar) a 5″, quarto per Jack Haig (Bahrain) a 7″, stesso cronometraggio di Adam Yates (Ineos), Romain Bardet (DSM), Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe) e Aleksandr Vlasov (Astana). A 11″ altro gruppetto con Egan Bernal (Ineos) davanti ai primi due della generale – bravissimi a difendersi alla fine – Eiking e Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits), e ancora Sergio Henao (Qhubeka NextHash) e Gino Mäder (Bahrain). A 23″ cronometrati Giulio Ciccone (Trek-Segafredo) e Louis Meintjes (Intermarché), solo 23esimo a 34″ Matthews, quindi 38″ il distacco di De La Cruz, 49″ quello di Cort (accumulato in 200 metri!) e – salto spaziotemporale – 11’31” quello di Fabio Aru (Qhubeka NextHash).

La generale assomiglia a quella di ieri, al netto di qualche assestamento: Eiking guida con 58″ su Martin, 1’56” su Roglic, 2’31” su Mas, 3’28” su López, 3’55” su Haig, 4’46” su Bernal, 4’57” su Yates che scavalca Kuss a 5’03”; chiude la top ten Grossschartner a 5’38”, poi abbiamo Vlasov a 6’08” dopo aver scavalcato Ciccone, ora 12esimo a 6’22”. Ancora, Mäder paga 6’54”, Meintjes 7’11”, De La Cruz 7’16”, Juan Pedro López (Trek) 9’35”, Jan Polanc (UAE) 13’09”, Steven Kruijswijk (Jumbo) 15’33”, Caruso (19esimo) 16’55” e Geoffrey Bouchard (AG2R Citroën) a chiudere la top 20 a 18’23”. Aru è giusto fuori, 21esimo a 18’50”. Caruso allunga il vantaggio su Bardet nella classifica Gpm, ora siamo 31-22 per il ragusano.

Domani la 12esima tappa porterà il gruppo da Jaén a Córdoba, altra frazione che ricorda le ultime due, nel senso che non è durissima ma ha delle salite piazzate al punto giusto per provocare rivolgimenti: 175 km nel cuore dell’Andalusía, doppio passaggio dalla città della Mezquita prima dell’arrivo, e in mezzo l’Alto de San Jerónimo ai -49 e l’Alto del 14% ai -19. Abbastanza per tenerci tutti incollati agli schermi per vedere come si svilupperà questa lotta che, va riconosciuto, diventa ogni giorno più appassionante.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile