Florian Sénéchal primo a Villanueva de la Serena © Deceuninck-Quick Step-GettySport
Florian Sénéchal primo a Villanueva de la Serena © Deceuninck-Quick Step-GettySport

Il treno Wolfpack è in orario anche senza macchinista

Vuelta, Florian Sénéchal vince la 13esima tappa battendo Matteo Trentin e Alberto Dainese. Frazione da volata ma un finale convulso offre un vantaggio di 5″ a Bernal; Eiking sempre in rosso, domani si torna a salire

Una tappa per gran parte sonnacchiosa, un finale fast&furious, una volata annunciata che si è risolta in maniera del tutto inaspettata, con il favorito (Fabio Jakobsen) che ha forato a un chilometro e mezzo dalla fine e con la sua Deceuninck-Quick Step che non ha esitato a giocare la carta di riserva, e che carta: se è vero che Florian Sénéchal ha vinto, piegando un uomo veloce come Matteo Trentin e distanziando tutti i velocisti a partire da Alberto Dainese, significa che il Wolfpack può fare un po’ come gli pare in certe giornate. Oggi era una di quelle.

Piccolissimi aggiustamenti in classifica dettati dal finale ad altissima velocità da cui sono scaturiti buchi e buchetti, ma di fatto il solo Egan Bernal s’è avvantaggiato di ben poco, 5″ che torneranno in palio già domani, vedrete. Quanto a oggi, la cosa più giusta che possiamo fare a questo punto è offrirvi la cronaca della frazione.

La 13esima tappa della Vuelta a España 2021 era anche la più lunga della corsa, non certo la più complicata: da Belmez a Villanueva de la Serena 203.7 km sì, ma tutti piatti; si è partiti senza Ómar Fraile (Astana-Premier Tech) e Maximilian Schachmann (Bora-Hansgrohe), rimasti in albergo, e con la fuga che ha preso il via immediatamente: questo era il segnale che la giornata sarebbe trascorsa in un generico relax per il gruppo. I tre avventurosi del giorno sono stati Diego Rubio (Burgos-BH), Álvaro Cuadros (Caja Rural-Seguros RGA) e Luís Ángel Maté (Euskaltel-Euskadi), scattati al via e passati da un vantaggio massimo di 2’50” al km 50 prima di essere tenuti guardati a vista con un margine oscillante intorno ai 2′ per decine e decine di chilometri.

Il problema per il péloton non erano i tre battistrada, ma le pieghe della corsa, per esempio ai -60 un brusco aumento dell’andatura ha prodotto un frazionamento in due tronconi, i big erano comunque tutti nella prima parte, ma in ogni caso nel giro di 10 km ogni allarme è rientrato e il gruppo s’è ricompattato. I tre spagnoli erranti sono stati ripresi a poco più di 28 km dal traguardo, dopodiché non è successo più niente fino ai -11, quando Fabio Jakobsen (Deceuninck-Quick Step) s’è vinto il traguardo volante di Don Benito (questo il nome della località, non pensate male).

Non ha avuto nell’occasione rivali, più difficile la gestione del finale, laddove tra una rotonda e l’altra non sono mancati buchi in gruppo, con il treno Deceuninck che ha stressato in lungo e in largo il plotone. Il Wolfpack ha sottoposto tutti i rivali della maglia verde a un triplo di fatica rispetto alla norma, e ai 1500 metri addirittura proprio Jakobsen a causa di una foratura s’è staccato dai suoi compagni, che si son ritrovati a fungere da treno per Matteo Trentin (UAE-Emirates), lestissimo e intelligente a entrare nelle scie giuste.

E insomma s’è fatta la volata con chi c’era. Alberto Dainese (DSM) ha fatto lo sprint ben prima della linea d’arrivo, per andare a chiudere sul terzetto Deceuninck che faceva il treno e Trentin, ma non ce l’ha fatta e gli son mancati tre metri. Trentin ha fatto la volata contro Florian Sénéchal, che originariamente doveva essere il lanciatore di Jakobsen ma all’occorrenza ha fatto da sé, e come dicevano gli antichi ha fatto per tre. Resistendo benissimo al tentativo di Matteo di sopravanzarlo, il francese ha tenuto la barra a dritta fino allo striscione, e ha vinto di una ruota abbondante, per la delusione del trentino a cui il successo stagionale continua a sfuggire (questo secondo posto odierno è il suo miglior risultato 2021). Dainese ha chiuso al terzo posto cronometrato a 2″ e seguito, a 3″, da Luka Mezgec (BikeExchange), Stan Dewulf (Alpecin-Fenix), Piet Allegaert (Cofidis, Solutions Crédits), Itamar Einhorn (Israel Start-Up Nation), Antonio Soto (Euskaltel) e Rui Oliveira (UAE); a 6″, nel bucherellatissimo ordine d’arrivo, è stato cronometrato Egan Bernal (Ineos Grenadiers), avvantaggiato di 5″ su un gruppo comprendente tutti gli altri uomini di classifica.

La classifica che vien fuori assomiglia tantissimo a quella di ieri, laonde per cui copincolliamo senza vergogna: Odd Christian Eiking (Intermarché-Wanty) è in rosso con 58″ su Guillaume Martin (Cofidis, Solutions Crédits), 1’56” su Primoz Roglic (Jumbo-Visma), 2’31” su Enric Mas (Movistar), 3’28” su Miguel Ángel López (idem), 3’55” su Jack Haig (Bahrain), 4’41” su Egan Bernal (Ineos), 4’57” su Adam Yates (Ineos), 5’03” su Sepp Kuss (Jumbo), 5’38” su Felix Grossschartner (Bora-Hansgrohe), 6’08” su Aleksandr Vlasov (Astana), 6’20” su Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), 6’54” su Gino Mäder (Bahrain), 7’11” su Louis Meintjes (Intermarché) a 7’11”, 7’15” su David De La Cruz (UAE), 10’03” su Juan Pedro López (Trek), 13’37” su Jan Polanc (UAE), 15’33” su Steven Kruijswijk (Jumbo) a 15’33”, 17’49” su Damiano Caruso (Bahrain), 21’58” su Rémy Rochas (Cofidis) a 21’58” a chiudere la top 20.

Domani la 14esima tappa ci riporta a quote più elettriche, da Don Benito (aridaje) a Pico Villuercas saranno 165.7 km con arrivo al termine di una salita di oltre 15 km con punti dalle pendenze in doppia cifra alternati a tratti pedalabili. In cima ci sarà comunque selezione, anche perché nelle gambe ci sarà anche il Collado de Ballesteros, muro durissimo ai – 68. Altri assestamenti in vista, prima di tappe più definitive nei giorni successivi.

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